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Buon compleanno piccolo grande Nennolo

by Giada Lopresti

Ti tengo stretto a me mentre allattandoti guardo i tuoi occhi chiudersi lentamente. Ti addormenti cantandoti da solo una cantilena dove di consueto in sottondo suona la stessa canzone di sempre: quella che fino ad un anno fa il papà ti faceva ascoltare attraverso il mio grembo e quella senza la quale oggi non saresti in grado di assopirti abbandonandoti in quello che si spera sempre sia un lungo sonno.

Una scena vista e rivista centinaia di volte negli ultimi 365 giorni ma che da quella prima volta non mi sono mai stancata di vivere intensamente.
Mai come per qualsiasi altra cosa ti riguardi.

É passato esattamente un anno dal momento in cui ti ho tenuto tra le braccia per la prima volta.

Hai deciso di nascere all’improvviso proprio dopo aver pregato per mesi che non scegliessi di farlo di notte o nel weekend. E per tutta risposta decidesti di farlo alle 2:14 di un sabato mattina (grazie).

Nascesti con una sola spinta. Una perchè tu avresti voluto venire al mondo prima ma io mi rifiutai di partorire in sala travaglio nonostante accorsero con tutto il necessario per permetterti di venire al mondo.
Una pressione alla testa già in parte fuori per rimetterti al caldo, dieci metri a piedi per arrivare sul lettino della sala parto e dopo che mi diedero l’ok per spingere successivamente aver trattenuto più volte quell’incredibile impulso che il mio corpo chiedeva di sfogare, ti vidi.  

Eri tutto rugoso, con gli occhi chiusi contraddistinti da un taglio a mandorla e un incredibile somiglianza con il tuo fratellone maggiore. Una somiglianza così impressionante che se non fosse stato che ero presente alla nascita di entrambi, vi avrei davvero scambiati per gemelli.
Eri un bambino silenzioso e dormiglione (sul dormiglione non so cosa ti sia preso dopo), frutto dell’amore di due persone a cui hai saputo riempire la vita donandone un motivo in più per viverla a pieno.

Un bambino tanto desiderato e voluto da farmi provare sensazioni mia conosciute fino a prima del tuo arrivo. 

Grazie a te ho scoperto per la prima volta cosa volesse dire desiderare un figlio, immaginarlo per nove mesi per poi concretizzarlo in un solo attimo.

Ti osservavo nel sonno desiderando fortemente di poterti sfiorare, un desiderio non corrisposto visto che per poterti sfamare dopo nove ore dalla tua nascita fu necessario disturbare i tuoi sogni per poi vederti attaccato al mio seno.
Ciucciavi con calma assopendoti subito dopo e facesti nascere in me i dubbi che una neo mamma conosce bene.

La montata che tardava ad arrivare fu uno di quelli perché la tua suzione era così inesistente da farmi credere di non essere in grado di sfamarti nonostante le mie esperienze precedenti.

Poi però recuperammo. Recuperammo tutto.

Ti svelasti un bambino mangione e dal sonno intermittente (e mi sarei stupita se fosse stato il contrario). Ci regalasti nuove abitudini e una nuova vita permettondoci comunque di continuare a godere della nostra senza mai dimostrare un disagio nelle piccole pazzie di famiglia.

Sei cresciuto in fretta (spesso troppo in fretta) regalandomi l’ennesima gioia nel rivivere tutto quello che in passato ho conosciuto grazie ai tuoi fratelli ma che rimane sempre una bellissima emozione soprattutto grazie alle piccole sfumature che hanno saputo contraddistinguere tutto.

Le prime pappe, i primi denti, il voler imparare a stare seduto per poi gattonare. Un festa ad ogni progresso.

Continui progressi fino ad arrivare ad oggi dove sette dentini, trenta centimetri e quasi otto chili dopo, hai anche iniziato a camminare. Dove per camminare non intendo quei tentativi goffi fatti dove tra un passetto e l’altro rozzamente caschi sul pavimento, ma quei lunghi percorsi dove incredibilmente per interi metri ormai cammini spedito come se fossi nato per fare solo questo.
E io, lo ammetto, non ero ancora pronta. 

Non ero pronta perché i tuoi fratelli hanno iniziato a diventare grandi molto più tardi e vedere che dopo in poco meno di mese di tenacia sei stato in grado di raggiungere un altro importante traguardo, mi emoziona riuscendo a rendermi triste allo stesso tempo.
Triste perché non voglio vederti crescere troppo velocemente.
Triste perché sei il mio piccolino e vorrei che lo restassi per lungo tempo. 

Cosa che so essere impossibile. Ma dicono che sognare non costi nulla.

Hai riempito e stravolto la mia – e la nostra – vita ogni giorno degli ultimi 365: dal farmi innamorare del tuo splendido sorriso al farmi commuovere anche per le piccole cose.
Sei stato in grado di farmi sentire più viva di quanto già non lo fossi grazie all’amore dei tuoi meravigliosi fratelli ma, soprattutto, sei stato in grado di farmi sentire una mamma completa.

Una sensazione che ho bramato negli ultimi anni conseguita solo dopo quel 3 settembre di un anno fa.

Se fino ad allora avevo sentito un vuoto nel mio cuore nonostante la grandezza di ciò che già io e il tuo papà eravamo stati in grado di creare, adesso sento che lo stesso non è abbastanza grande per contenere tutto quello che provo.
E per tutto quello che nell’ultimo anno sei stato in grado di dare e di essere io non posso fare nient’altro che dire grazie.

Grazie perché sei un bambino splendido con un immensa sensibilità nonostante tu sia ancora così piccolo.
Grazie perché tra un momento da piccola scimmia e pericolo scampato mi fai comprendere quanto sia difficile poter essere una buona madre, spronandomi constanemmtw nel cercare di fare del mio meglio.
Grazie perché avresti potuto essere diverso essendo invece il meraviglioso bambino che sei. Un bimbo dal carattere testardo ma allo stesso tempo molto dolce, alcune delle caratteristiche che ti auguro di riuscire a consolidare nel tuo futuro.

Grazie per essere ciò che sei sotto ogni forma ed espressione perché se da un anno la nostra vita in qualche modo è migliore è soprattutto merito tuo.

Che la tua vita piena di traguardi come quello raggiunti fino ad oggi e anche migliori.

Buon primo compleanno piccolo grande Enea.

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