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Il gioco delle paure

by Giada Lopresti

La vita è fatta di emozioni. 
È composta di piccoli attimi, alle volte così brevi da sembrare insignificanti, ma che sommati tra loro creano un racconto che ti descrive. E che descrive le emozioni che hai vissuto in quell’intera vita e fino a quel determinato momento.

Le emozioni, gli attimi e la stessa vita sono una parte – seppur, forse, la più importante – che ci contraddistingue da tutti gli altri. Fin da piccolissimi, fin dal nostro primo giorno.
E in questa vita già vissuta, spesso la parte che prima dimentichiamo e che tralasciamo sempre più con il passare degli anni, è l’essere stati dei bambini.
Bambini pieni di vita e di gioia, bambini tieni di lacrime e dispiaceri, bambini pieni di sicurezze e di paure. Tutti fattori che magari, a volte anche inconsciamente, ci permettono di plasmare di giorno in giorno il nostro presente e quello che potrebbe essere, o vorremmo che fosse il nostro futuro.

Da otto anni e mezzo a questa parte, i miei ricordi di bambini riaffiorano quasi ogni giorno.
Quegli stessi ricordi che credevo di aver rimosso o di non aver mai vissuto davvero, di tanto in tanto spuntano fuori come funghi regalandomi dei flashback della mia infanzia.
Vecchi momenti che vorrei rivivere per la gola che sento avermi regalato e altri per cercare di capire se quel timore provato sia davvero stato superato nel tempo.

Questi ricordi, ancora vividi nella mia memoria, sbucano dal nulla. Vengono fuori prepotenti come per dirmi “guarda che sono ancora qui, rivivimi e ogni tanto rispolverami” e per quanto non siano sempre dei ricordi gradevoli, per la maggior parte di loro devo dire grazie al mio quotidiano in compagnia di tre piccoli umani che sono l’estensione di me stessa.

Grazie ai miei figli, ho rivissuto ricordi che in realtà erano paure trascinate negli anni e – sempre a grazie a loro – a superare le stesse un passo alla volta.

Sempre grazie ai miei figli, molte delle mie paure di bambina seppellite da una finta corazza di coraggio sono state affrontate e superate solo per dimostrare loro che alcuni timori devono esserci ma bisognerebbe anche trovare la forza di combatterli e sconfiggerli.

Attraverso di loro ho rivissuto alcune delle paure più grandi della mia infanzia, riscoprendola nei loro occhi: la paura del buio, la paura dei mostri, la paura dei temporali e la paura dei fantasmi. Queste quattro, insieme alla paura per i pagliacci, mi hanno letteralmente paralizzata in più di un’occasione facendomi capire, forse più tardi di quanto avevo previsto, che se si trova lo sprono giusto, tutto può essere buttato alle spalle.

Chissà perché poi, ero fermamente convinta che le mie paure, o comunque la maggior parte di loro, fossero state scaturite da una qualche situazione particolare. Diventando genitore però ho semplicemente scoperto che alcuni timori nascono semplicemente dal non conoscere una determinata cosa.
E l’esempio più lampante è nato con la paura del buio dei miei bambini. Di tutti e tre loro.

Sono quasi certa di poter garantire non essere nato da nessun episodio specifico.
Sono sicura di aver prestato attenzione nell’evitare che piccoli eventi potessero segnare le paure più comuni.
Sono abbastanza indubbia nel non aver mai usato parole fraintesili per scaturire in loro alcuni timori.

La paura del buio, così come altre nel tempo, è arrivata e basta. E li ha colpiti nelle loro insicurezze.

Insicurezze che si sono fortificate nel tempo è che sono state dure, molto dure, da iniziare a scalfire e che ancora, per certi versi e alcune di loro, persistono seppur in modo più tenue.

Crescendo, alcune paure si sono fatte forza di episodi che le hanno rafforzate contagiando i fratelli l’un l’altro con l’unico grande primo aiuto dell’aver però sempre accanto l’altro a fare da scudo.
In queste paure, infatti, i miei figli spesso si sono fatti coraggio nel cercare di affrontare insieme, soprattutto la dove non riuscivano ad avere la forza di farlo.

Fino ad oggi è stato un cammino arduo, spinoso e in alcuni momenti più complicato di quanto avrei potuto immaginare, ma il lavoro di squadra ha aiutato tutti noi nel voler trovare una soluzione. 
Libri, letture, fumetti, video, immagini e giochi spesso si sono rivelati ottime soluzioni per cercare di arginare o superare un problema e alla deve non si riusciva ad arrivare con uno di questi, senza indugio si cercava di passare alla soluzione successiva fino a tentarle tutte. Quando è stato necessario.

Ma adesso, che tutti e tre sono un po’ più grandi, nonostante quanto scritto sia ancora valido, i loro timori vengono vissuti e gestiti in maniera così diversa che era forse necessario cercare di superare tutti insieme, divertendosi e ridendoci sopra, alcuni di quei timori ancora insiti dentro di loro.

E tra le diverse soluzioni provate negli anni, una novità è stata scoperta da poco grazie alla nuova linea gioco di Lisciani “Kids Love Monsters” (per la quale nome più appropriato forse non potevano trovare) e il loro “Il gioco delle paure“.

Un divertente ed appassionante gioco da tavolo dedicato ai bambini dai sei anni che aiuta a conoscere le paure e ad affrontarle e scacciarle con una filosofia che si può riproporre anche a partita terminata, facendola diventare parte di sé per superare con più serenità i propri timori di bambino.

Le paure proposte nel gioco sono dieci e sono tra le più comuni e le più conosciute soprattutto dai bambini (e da molti adulti che ancora devono superarle o che ne hanno vividi ricordi di ragazzini).
E come la maggior parte dei giochi da tavolo, il tutto si svolge all’interno di un tabellone con premi e penitenze e delle mini pedine avatar a forma di piccoli mostri buffi.
Ma il bello di questo gioco è che, proprio come nella vita vera, c’è la possibilità di scegliere come affrontare o scacciare una paura: da solo, in modo cooperativo o con l’aiuto di un adulto. Facendo si che possa vincere chi riuscirà a liberarsi per primo di tutte e dieci le paure.

Ci sono tanti modi per reagire di fronte ad una paura: si può affrontarla, da soli o con l’aiuto di qualcuno, oppure la si può scacciare con qualche soluzione di fortuna.

Il gioco delle paure, a casa nostra, ha avuto un successo enorme da parte di tutti. Anche da parte di chi, come Enea, in realtà non avrebbe ancora l’età minima indicata nella confezione.

Ma i giochi di squadra sono fatti così: piacciono perché non ti fanno sentire soli e ti danno conferma del fatto che avere qualcuno che ti copre le spalle e ti sta vicino nel momento del bisogno è un atto di amore. In qualche modo.
E noi, io e i miei bambini, da sempre siamo una squadra che non molla. Mai.

<Post in collaborazione con Lisciani>

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