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Abbraccio mamma figlio

Il difficile equilibrio tra il concedere e il negare

by Giada Lopresti

“Essere genitore è il lavoro più difficile del mondo”, questo dice un detto tramandato negli anni.
Un detto che non vuole sminuire nessun altro mestiere e che non vuole sopravvalutare quello che per molti un lavoro non è.

Diventare genitori è una scelta, una scelta che ti stravolge la vita. Ma anche un lavoro a tempo pieno che ti impegnerà per sempre.
Un lavoro che richiede sacrifici e valutazioni. Molte delle quali probabilmente si prenderanno in modo errato o superficiale.
Ed è proprio in queste scelte, quelle che si faranno per il resto della vita, che scatta il trasformare la decisione di diventare un genitore nel lavoro più difficile del mondo.

Tu mamma, tu papà.
Tu sarai responsabile di ogni azione e di ogni parola pronunciata.
Tu sarai responsabile di ogni errore e di ogni giusta azione.
Tu sarai responsabile dell’educazione e degli sbagli, soprattutto se ripetuti.
Tu sarai responsabile del futuro delle persone che hai deciso di voler allevare e che dovrai lasciare al mondo in un giorno che arriverà molto prima di quando riuscirai a sentirti veramente pronto (se mai pronto lo sarai).

Educare, crescere, scegliere. Tre verbi che, untiti alla grande responsabilità di allevare gli uomini e le donne di domani, renderanno il futuro di tutti quasi più complesso della risoluzione di un cubo di Rubik.

Sono mamma da molto prima di vedere il volto del mio primo bambino ed è da quel “molto prima” che molte domande su questo mio ruolo, non hanno ancora trovato risposta.

Ho sempre cercato di mettermi in discussione.

Anche quando ho avuto l’assurda convinzione di essere nel giusto, mi sono chiesta se davvero lo fossi. Perché la paura di poter sbagliare è una costante della mia vita.

Più volte mi sono ripetuta che non avrei mai commesso quelli che secondo me sono stati gli errori dei miei genitori, e quasi per tutte le volte ho compiuto le stesse identiche azioni senza nemmeno rendermene conto.
Più volte mi sono ripromessa di ritagliarmi il giusto spazio per essere una mamma presente e tollerante, e più volte ho dovuto ammettere a me stessa di non esserci riuscita mancando di molto gli obiettivi che speravo di raggiungere.
Più volte ho dovuto dire no anche se avrei voluto mollare tutto ciò che in quel momento stavo facendo per regalarci del tempo tutto nostro.

Questi continui sbagli, questi continui errori, queste continue scelte sulle quali vieni portato a chiedere a te stesso cosa tu stia facendo di buono per il rapporto con i tuoi bambini, per la loro educazione e per non rompere quel giusto equilibrio che dovrebbe esserci tra i divieti e i permessi (di entrambe le parti), hanno una sola unica grande “fortuna”: l’essere condivisi a tutto tondo con tutti quei colleghi in giro per il mondo.

Il confronto, anche rapportandosi con esperti nel settore dell’infanzia, porta a farti sentire meno sbagliata.
Porta a pensare che se “mal comune mezzo gaudio” allora forse esiste la possibilità di potersi migliorare se lo si vuole davvero. Facendo Sì di trovare più occasioni per rendersi genitori migliori e persone migliori districandosi tra concessioni e regole da seguire riuscendo però a passare – insieme ai propri bambini – quel tempo di qualità che vale più di molto altro. 
Quell’altro al quale si tende sempre a dare priorità.

Ho quindi promesso a me stessa di lavorare su me stessa. Perché lo devo a me e perché lo devo a loro.
In questa continua sfida quotidiana che mi accompagnerà per il resto della vita.
E in questa sfida, ho accettato di riuscire a ritagliarmi il giusto tempo di qualità in compagnia dei miei bambini.

Fruittella, grazie anche ai consigli della Dott.ssa Clio Franconi, mi ha chiesto di riuscire, nell’arco di un mese, a passare del tempo di qualità con i miei bambini. Un tempo che fosse solo nostro.

Mi è stato chiesto di riuscire a fare con i miei bambini almeno tre cose. TRE.
Tre momenti da vivere a pieno tutti insieme. E io ho vinto la sfida riuscendo a fare molto di più sia con tutti e tre loro che con loro singolarmente.

Grazie ad una lavagnetta magnetica, per ogni promessa mantenuta e per ogni Sì concesso e vissuto i bambini avrebbero avvicinato un braccialetto che avrebbe monitorato di volta in volta i traguardi raggiunti.
Infatti, ogni volta che un’attività viene svolta, inquadrando con la fotocamera del proprio cellulare il braccialetto, si aprirà automaticamente un sito con un counter che registra i momenti sì vissuti e una volta raggiunto l’obiettivo comune, Fruittella donerà in beneficenza materiali per attività ludiche all’associazione Arké  che sostiene bambini in difficoltà.
Un ottimo motivo in più per non rimandare a domani quello che si può fare oggi.

Per questa sfida, ci eravamo dati tre obiettivi. Tre obiettivi come il numero dei figli e che si sono moltiplicati senza nemmeno capire come possa essere successo.

È stato un gioco di squadra. Un gioco di equilibri tra il dovere e il piacere.

Io ho imparato a gestire meglio il mio tempo (privandomi anche di qualche ora di sonno) per riuscire a portare a termine i miei doveri.
Loro hanno imparato a gestire meglio il loro tempo comprendendo quanto la forza di volontà e il voler raggiungere un obiettivo, siano fondamentali per fare tutto senza perdere minuti preziosi lamentandosi e facendo qualche piccolo capriccio.

La nostra prima grande vittoria, l’abbiamo ottenuta riuscendo a regalarci un’intera domenica fatta di distrazioni e di scoperta degli animali al bioparco.
Incredibilmente i compiti erano stati terminati con grande entusiasmo il giorno prima e tutte le faccende domestiche e lavorative sono state smaltite ben prima di quanto di solito accade.
Poi c’è stato il sì al tanto atteso pranzo al ristorante.
Il sì nell’andare a lavare la macchina tutti insieme con annessa doccia di ogni singola persona presente all’evento.
Il sì nel provare finalmente il monopattino elettrico, con tanto di ansia attaccata come una coda. Che nonostante i tre figli ogni tanto decide di ricomparire.

I sì, i tanti tantissimi sì alle decine di richieste nel giocare a carte con loro, qualsiasi cosa stessi facendo e in qualsiasi luogo ci si stesse trovando.
I sì, quelli dettati dal cuore e dalla voglia di stare con loro per staccare la spina. Perché nonostante i figli siano un impegno costante e vitalizio, sono una delle distrazioni migliori per riuscire a svuotare la mente.

Sono stata spinta nel trovare più occasioni per trascorrere del tempo con i miei bambini, comprendendo quanto i no detti nel tempo, o almeno una buona parte di questi, erano semplicemente dettati da scuse.
Perché ritagliarsi il giusto tempo è complicato, ma non sempre impossibile.

Ed è quello che si crede impossibile che ha la necessità di essere trasformato.
Ha la necessità di mutare facendo sì di renderci persone migliori pur avendo il compito più complicato al mondo. Un mondo dove dire di no è fondamentale per molti versi ma dove bisogna mantenere il corretto equilibrio nel riuscire a dire di sì per rendere possibile una sana relazione.

E io grazie a questo meraviglioso esperimento ho scoperto che è possibile trovare le giuste occasioni per dire sì. E che tutto questo ha fatto decisamente bene al mio rapporto con i miei bambini (e grazie a Fruittella INSIEME siamo riusciti a fare del bene anche a dei bambini in situazioni di fragilità sociale).

< Post in collaborazione con Fruittella>

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