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A scuola anche in vacanza

by Giada Lopresti

All’inizio di quest’estate ci siamo dati ventitré giorni di stop forzato.
Lo abbiamo fatto perché ne avevamo bisogno.

Ne avevano bisogno i bambini, ne avevamo bisogno noi adulti e ne avevamo bisogno libri e quaderni sfogliato all’infinito per ben nove mesi. Nove mesi diversi da tutti quelli vissuti fino ad oggi è ben diverso da quelli che vivremo in futuro.
La scuola questa’anno è stata una grande incognita risolta al meglio delle nostre forze. Delle nostre e di tutte le persone coinvolte in questo ambito.

È stato un anno di nuovi inizi, di nuove scoperte.

Un anno pieno di novità alle quali ci siamo adattati senza particolari sforzi e senza lamentarci più del dovuto.
Un anno che, anche se a modo suo, ci ha permesso di riprendere tra le mani un percorso interrotto bruscamente.
Che ci ha permesso si rivedere gli occhi dei compagni, degli amici e degli insegnanti.
E che ci ha permesso si imparare, nonostante tutto, molti argomenti che si sono fin da subito trasformati in passioni.

Ogni mattina la sveglia, alle sette in punto, ci ha dato il buongiorno.
Ogni mattina, il mio compiti è stato quello di riuscire a far si che tutti si svegliassero con il sorriso. Richiedendomi anche uno sforzo in più quando questo risultava quasi del tutto impossibile tra la voglia di rimanere a letto e il sonno ancora prepotente neo loro occhi.

Abbiamo ripetuto la stessa scena cinque giorni alla settimana moltiplicati per ventinove settimane e mezzo.
Sveglia.
Colazione.
Incitamento per evitare di arrivare in ritardo.
Passeggiata fino a scuola, a tappe.
E un bel saluto affettuoso con la promessa che ci saremmo rivisti all’uscita.

Vederli allontanare con le loro cartelle, felici di trascorrere una nuova giornata a scuola, mi ha spesso fatto pensare che forse stessi facendo un buon lavoro. Dato che la loro voglia di imparare si è sempre palesata maggiore della mia alla loro età.

È stato istruttivo anche per me, poterli accompagnare in questo percorso. Un percorso sempre più spesso ricco di ostacoli.

Ho riscoperto cosa voglia dire essere troppo stanchi, o svogliati, per riuscire a mettersi sui libri.
Ho ricoperto cosa voglia dire distrarsi solo grazie ad un soffio di vento, perchè quel dato argomento non è proprio così affine ai loro interessi.
Ho riscoperto che la scuola, nonostante i “lati negativi” ha anche molto altro di cui non si può fare a meno.

Insieme a loro ho riscoperto il peso della cultura.
Quel peso che non si porta solo orgogliosamente in testa ma anche sulle spalle.
Quel peso che, sulle spalle, nel tragitto da e per la scuola, era d’obbligo dovermi caricare sulle spalle.

Soprattutto con il bimbo di terza elementare, il peso della cultura quest’anno si è fatto sentire parecchio.
Gli impegni scolastici, notevolmente aumentati, hanno fatto si che anche il carico di studio a casa fosse in qualche triplicanto. Triplicando così anche l’impegno richiesto da parte sua.

Più libri, più quaderni, più materiale. Più tutto.
E se è vero che il suo bagaglio culturale è stato molto diverso da quello del fratello di prima, persino la mia schiena in quel breve tragitto quotidiano, ha più volte chiesto pietà. Anche dettato dal fatto che le cartelle da portare in contemporanea sono sempre state due (e un giorno saranno persino tre).

Lo zaino acquistato per il suo ingresso in prima elementare durante questo anno scolastico si è trasformato in qualcosa di difficile da decifrare.
L’indecisione nella rappresentazione è tra una costrzuzipone fatta con i <play ooh in un misto tra l’essere troppo secca per essere rimodellata e l’essere troppo deforme per avere ancora le reali sembianze di uno zaino.

Ho visto il suo primo compagno di avventure, abbandonarlo sotto i suoi stessi occhi.

Con la “disperazione che ne consegue nel dover trovare un valido sostituto in un periodi dove li zaini non sono così facilmente reperibili.

Abbiamo dunque deciso di far si che potesse resistere fino all’ultimo giorno. Un ultimo giorno che sembrava non arrivare mai che che, quando è arrivato, ha portato con se diverse sorprese.

Avevi promesso ai miei figli un periodo di totale spensieratezza lontani da qualsiasi impegno che portasse loro serenità. E la scuola, dopo nove mesi, era da escludere senza ombra di dubbio.
Ci siamo goduti le vacanze in campeggio, abbiamo viaggiato, siamo andati in piscina, siamo andati al parco e ci siamo annoiati. Senza che mai nessuno pronunciasse la parola compiti.
Ma alla fine di giugno, tutto ha iniziato a cambiare.

Mi è stato assegnato l’arduo compito di preparare tutto il necessario per salire su un treno, attraversare l’Italia e tornare finalmente dai nonni.
Mi è stato assegnato l’ulteriore arduo compito di non dimenticarmi nulla nonostante le valigie siano state preparate solo poche ore prima della partenza.
Mi è stato assegnato l’ennesimo arduo compito di fare, in vacanza, tutto ciò che ci eravamo promessi.

E i compiti, purtroppo per loro, era una promessa che sarebbe dovuta essere mantenuta.

Ma senza ricordarglielo. Perchè gli zaini, quelli di questo anno pieni di cultura e un po’ invecchiati nonostante tutto, ho volutamente scelto di lasciarli a casa.

Ci siamo ripresi da un viaggio imbarazzante.
Ci siamo riscoperti e ritrovati con i nostri affetti più cari.
Abbiamo fatto si che il sogno delle vacanze senza scuola durasse il più possibile.
E a momento debito ho giocato le mie carte migliori.

Al primo giorno sui libri, ho voluto premiare i miei bambini con una sorpresa richiesta da diverso tempo: degli zaini nuovi.
Pool Over mi ha regalato la possibilità di rendere felici i miei bambini scegliendo per loro degli zaini completamente nuovi e belli da lasciare senza fiato.

I nuovi zaini Pool Over della linea Young People collezione Skull e Skate, rispettivamente Per Vincy e Cesare.
Una sorpresa completata da una varietà di astucci abbinati (che per esperienza diretta non bastano veramente mai) dalla versione a tre zip, passando a quella One Time (con cover rigida e tasche portaoggetti ulteriori) fino agli Oval Jumbo.

E la sorpresa nel vedere che questi zaini hanno anche delle luci incorporate, ha lasciato i bambini completamente senza parole.

Io, amante da sempre degli zaini estensibili, ho scoperto una nuova versione di zaino pieni di tasche grande e piccole in grado di aprirmi ad una nuova generazione di back to school.
Ho scoperto la bellezza del design anche negli stessi spallacci: più imbottiti, più robusti e più larghi. Spallacchio che avvolgono perfettamente anche la schiena del bambino grazie alla larga attaccatura tra questi ultimi e lo schienale.

I bambini li hanno letteralmente amati e grazie ad una veloce ricerca sul loro sito, mi si è poi aperto un mondo su quante fantasie e personaggi coinvolgono le loro collezioni. Sicuramente amate da qualsiasi studente pronto ad iniziare un nuovo anno scolastico.

Pool Over, brand che ancora non conoscevo, è stata una vera e propria rivelazione sia in termini pratici che estetici.

Una rivelazione che non vedo l’ora venga messa a dura prova da quel peso della cultura so attenderci da qui. poche settimane. Ma che nel frattempo verrà comunque messo sotto sforzo dai continui avanti e indietro fatti con le cartelle su e giù per l’Italia.
Conciliando compiti e vacanze nel modo migliore possibile.

Quello che però so per certo, è che da quando ho presentato i nuovi alleato della scuola ai miei bambini, non passa giorno dove non vogliano lo zaino al loro fianco per poter fare i compiti. Strumento al momento poco indispensabile per lo svolgimento, dato che necessità giusto una matita e il libro.

Ma sono comunque felice di aver avuto modo di sorprenderli ancora una volta, grazie al prezioso aiuto di Pool Over.

<Post in collaborazione con Pool Over>

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