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Liberi di fare i bambini anche in inverno. Anche con un giubbotto di troppo

by Giada Lopresti

Non ho mai pensato ad una carriera da fashion blogger. Nonostante abbia lavorato nel campo della moda – per diversi brand e diversi stili – a distanza di ormai molti anni da quell’ultima esperienza, spesso sento questo mondo molto lontano da me.
E, ammettere questo mio limite, non solo spesso mi sembra assurdo, ma persino fuori luogo.

Fuori luogo perché questo settore ha fatto parte della mia vita per quasi un terzo dei miei anni. Anni nei quali ho avuto modo di scoprire, di conoscere e di approfondire moltissimi aspetti che, agli occhi di chi ne è estraneo, possono persino sembrare senza importanza.
Dettagli che a primo impatto possono non notarsi, specifiche di produzione o di particolari che possono fare di quel capo un pezzo di assoluta bellezza. Caratteristiche che si distinguono soprattutto in quel prodotto con il quale hai a che fare molto spesso, magari tutti i giorni.
Specifiche che diventano sempre più familiari e che nel tempo distingui grazie ad uno sguardo veloce o grazie ad un semplice tocco dato di fuggita.

Perché dietro ad un capo d’abbigliamento, persino dietro al più semplice, c’è uno studio, un lavoro e una scelta di materiali non indifferente. E io, nonostante di questo ne sia consapevole, spesso ancora me ne dimentico.

Sarà che ormai sono abituata a vestire sempre più comoda, ad uscire in tuta ogni volta che posso o riesco, a ritrovarmi frequentemente molto diversa da quella che un tempo ero.

Oppure sarà semplicemente che quella ragazza che esisteva fino a quasi dieci anni fa, fondamentalmente non c’è quasi più.

Da quando sono mamma ho riservato quelle conoscenze, quel gusto che così tanto ho amato e quello stile del quale ho ancora memoria, per i miei figli affinchè potessero indossare sempre, o quasi, degli outfit perfetti.

Credo infatti che per un bambino l’importante non sia il bello, ma il comodo. Un comodo che possibilmente possa anche sposare i loro gusti (gusti che solitamente sono rappresentati da cartoni animati o film d’animazione di vario genere).
E lo dico perché è importante ammettere che, desiderando ogni genitore il meglio per il proprio figlio, nella maggior parte dei casi vestiamo loro per compiacere noi stessi, difficilmente seguendo i loro bisogni e facendo si che possano rispecchiarsi in quello che indossano.

Spesso anche a me è capitato di fare questo errore.

L’ho commesso facendo indossare una camicia di troppo o le meravigliose bretelle di quel pantalone super fashion. E se è dagli errori che si impara, negli anni ho anche avuto modo di rivedere il mio modo di vestire i miei bambini: belli si, ma sempre comodi e soprattutto liberi. Liberi di essere soprattutto bambini.

È inutile sottolineare il fatto di quanto sia meraviglioso osservare un bimbo (o una bimba) vestita di tutto punto per un occasione speciale, ma credo anche sia lo sia ancor di più vederli sfoggiare qualcosa di bello che li faccia sentire a loro agio.

Libertà è, e sempre deve essere, la parola d’ordine.

Ho così imparato scegliere quello che devono indossare i miei figli. Perdendo qualche minuto in più del mio tempo e rispolverando quelle conoscenze che riaffiorano ogni volta al tatto e alla vista.

Seleziono accuratamente ogni capo: lo tocco, lo studio, lo immagino indossato e cerco di capirne le caratteristiche.
Cerco di capire se è adatto alle loro giornate, se possa sposare effettivamente le loro esigenze soprattutto all’interno dell’ambiente scolastico. Perché, volente o nolente, è quello che vivono nella maggior parte del loro tempo.

E quindi devono essere liberi di poter andare in bagno senza dover impazzire nel tirarsi giù i pantaloni,.
Devono potersi tirare su le maniche senza il rischio che ogni tre per due si allarghino ricadendo nella normale posizione. Devono poter sfoggiare qualcosa di bello e pratico nonostante sia il più delle volte nascosto da un grembiule.

Devono potersi sentire autonomi, oltre che comodi, sia a scuola che in ogni altro ambiente che li vede protagonisti: in casa, al parco, a casa di un amico o tra le corsie del supermercato mentre fanno la spesa con mamma e papà.

E se di comodità si parla, ho anche compreso che questo termine non è da associarsi esclusivamente ad una tuta (a meno che non sia ricca di dettagli che non la facciano sembrare anonima) o ad una maglietta basica.

Si può ottenere tutto questo anche scegliendo un paio di pantaloni in uno spesso cotone invernale o in un modello dal taglio prettamente maschile.

Lo si può ottenere acquistando un maglione girocollo o un cardigan con il cappuccio.
Lo si può ottenere grazie ad un abbinamento ben studiato dedicando allo stesso qualche minuto in più. Mixando colori e stili e facendo si che il nostro gusto incontri il loro unendo al meglio l’utile al dilettevole.

Ed è esattamente così che spesso faccio anche io. È così che ho fatto con l’ultima scorta di vestiti freschi freschi di scelta tra le varie buste di cui ero carica dopo una full immersion nel negozio Chicco.

E forse, in fondo, è anche per questo che negli anni ho cambiato anche il mio modo di vestire. Forse nella speranza che essere comoda nel muovermi riesca a farmi un po’ tornare bambina.
Forse anche io dovrei solo concentrarmi nello scegliere meglio anche per me. Evitando così di essere delle volte anonima come cerco di evitare succeda ai miei bambini.

E forse se ci fosse reparto anche per le mamme nei negozi Chicco, probabilmente anche io sarei un po’ più stizzosa nel mio essere libera.
Libera come spero sempre lo siano i miei figli. Perché loro, e ne sono certa, sono davvero liberi di fare i bambini.

<Post in collaborazione con Chicco>

 

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