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I segnali di una donna

by Giada Lopresti

Con l’avvicinarsi della festa di San Valentino in casa nostra iniziano, come ogni anno, i dibattiti sul cosa regalare e soprattutto sul perché dover regalare.
Io e mio marito di fatti, oltre che per molte altre cose, siamo decisamente molto diversi sul come comportarci con l’avvicinarci di quegli eventi che, in qualche mod “impongono”, se così vogliamo dire, un regalo.

Io sono da sempre una persona che ama fare regali, e amo farli senza l’arrivo di una data specifica o l’obbligo di una ricorrenza. Amo farli perché adoro le sorprese e adoro scoprire la felicità negli sguardi di chi riceve un determinato dono.
Perché, e con modestia lo dico, so bene di saper scegliere l’oggetto più giusto nel momento più opportuno. Alle volte anche esagerando.

Salvo invece, l’uomo che ho deciso di avere al mio fianco per sempre ma che con i regali è quasi più bucato di uno zero del codice binario, è un po’ più razionale.
Cerca di essere meno scontato e, delle volte, persino troppo. Però sa anche molto bene quanto invece io tenga moltissimo alle ricorrenze, sforzandosi di essere felice nel cercare di organizzare sempre qualcosa che sappia trasformare i miei occhi, in qualcosa di più simile possibile agli sguardi di Sailor Moon quando, dopo un’estenuante battaglia contro il male, osservava il meraviglioso Milord con gli occhi pulsanti e a cuoricino.
E devo ammettere che, delle volte, è davvero bravo nel riuscirci. Delle volte.

Per gli uomini infatti, quella categoria dove includo mio marito ma anche i mariti e i compagni di moltissimi altre donne, fare regali e pensare a cosa regalare è un po’ come dover camminare a piedi nudi sui carboni ardenti. Un’impresa paradossalmente tanto assurda quanto dolorosa.
Soprattutto se si tratta di dover scegliere qualcosa di nuovo dopo tanti anni trascorsi fianco a fianco.

Sono però anche fermamente convinta che proprio il tempo, sia la migliore soluzione nel riuscire a conoscere sempre più a fondo una persona.

Insegnandoti anche come riuscire a sorprenderla.
Spesso con piccoli gesti inaspettati.

Perché non so se per altre donne nella mia stessa situazione sia la stessa cosa, ma io – e questo posso giurarlo – sono certa di non aver mai chiesto a nessuno di regalarmi la luna.

Eppure, ad ogni occasione utile per cercare di sondare il terreno su cosa, come e quando scegliere, la discussione è li dietro l’angolo.
Una discussione che sembra nascere come se fossimo su un ring di pugilato. Un ring dove, ai due estremi, ci sono due persone che cercando di averla in qualche modo vinta sull’altro.

Un ring dove in un angolo è presente una donna che dopo mille mila messaggi subliminali, arriva a chiedere esplicitamente un determinato oggetto per quella ricorrenza in arrivo e, dall’altro, abbiamo un uomo che dice la qualsiasi per far si che non gli venga donato nulla. Perché “se tu non mi dai, io poi non sarò costretto a darti“.
O almeno è questa la parte dove tendenzialmente l’uomo impegnato, passati i primi sei mesi di intensa passione, tende a fare cilecca.

Un errore colossale nel non riuscire a comprendere che, alle volte, quelle che lui chiama feste scontate, sono semplicemente un modo per donare attenzioni, quanto riceverle. Anche se in questo senso, e nello specifico San Valentino, dovrebbe essere così tutti i giorni.

E almeno su questa parte, che sposa perfettamente il pensiero costante di mio marito, do ragione alla mia dolce metà.

Il punto però è che, in generale, l’uomo non riesce a captare i segnali che la sua metà tende ad inviare. Segnali alle volte palesi e pronunciati a voce come quando, passando davanti ad una vetrina, l’esclamazione “guarda amore che bello” è una palese richiesta del “non appena ne avrai l’occasione, vorrei che me lo regalassi“.
Magari un’esclamazione fatta tre mesi prima della prossima festa comandata, ma chissenefrega insomma.
Tutti noi dovremmo avere diritto di vantare un’ottima memoria.

E spesso piuttosto che regalare qualcosa di inutile, basterebbe indagare qualche minuto girando per casa. Basterebbe indagare osservando e ascoltando chi abbiamo di fronte.

Esattamente come quando, un anno fa, mio marito si presentò senza un reale motivo con un piccolo pacchettino per me.
Al suo interno c’erano un profumo. Uno di quegli accessori che non usavo da una vita.
Uno di quelli che ho smesso di utilizzare una volta diventata mamma, per il timore che potesse dare fastidio a quello che allora era un piccolo bimbo appena nato.

Non era un profumo di un marchio in particolare. Era una di quelle copie che si trovano un po’ ovunque e questo gesto mi aveva in qualche modo stupita.
Mi aveva stupita perché il pensiero era andato a quando eravamo più giovani di oggi e dove, proprio in quei periodi, non sarei mai uscita di casa senza almeno tre spruzzate di una delle mie fragranze preferite. Fragranze delle quali ancora oggi ricordo perfettamente i nomi.

Tutte fragranze che so per certo, sempre allora, piacere a quello che ancora doveva diventare mio marito e, non so perché, il mio pensiero fu semplicemente “sicuramente ha scelto per me qualcosa che ci riporti ai vecchi tempi“. Perché tutti i profumi, qualsiasi sia la loro origine, generano con il passare del tempo molti ricordi.

Lo aprii con entusiasmo per poi cadere in un baratro di delusione una volta annusato. Semplicemente puzzava.

A lui piaceva, a me no. E questo perché, e persino i sassi lo sanno, ogni profumo è strettamente personale.
Un profumo che a me piace non deve necessariamente piacere anche alle persone che mi circondano così come a parti invertite.

Ma è anche vero che il passare del tempo possono cambiare in qualche modo i gusti, solidificandosene degli altri magari tralasciati da tempo.
Quello che infatti mi stupì di quel regalo, fu di come abbia potuto essere un profumo così lontano dai miei gusti, nonostante probabilmente potesse essere molto simile a quello di tanti anni prima.

Non per nulla, a mio marito sarebbe bastato guardarsi in giro per casa per non sbagliare su una scelta, almeno per me, così scontata.
Per quanto possa essere assurdo, sarebbe bastato riflettere sui profumi che ci circondano nei gesti quotidiani: come la profumazione scelta per l’ammorbidente, per il bagnoschiuma, o per altro ancora. E assurdo non lo è neanche troppo se pensiamo che è tutto accuratamente selezionato su una base al muschio bianco.

Uno di quei profumi leggeri e non esagerati. Un profumo naturale ma allo stesso tempo tanto difficile da trovare in vendita così per come dovrebbe davvero essere.

Aspetto che conosco bene in quanto è stato un profumo ricercato per anni, senza mai trovarne uno che davvero facesse al caso mio.
Solitamente infatti, tutti i profumi al muschio bianco odorati, erano spesso troppo alcolici. Di quelli che ti fanno girare la testa dopo solo due minuti dall’averlo spruzzato.

Ed è così che per anni vana è stata la ricerca, fino alla scoperta di un’intera linea che porta proprio il nome di questa profumazione. Una linea che, incredibilmente, dopo anni di ricerche, ha DAVVERO il profumo del muschio bianco così come l’ho sempre amato e così per come l’ho ricordato fin da bambina. Perché non tutte le profumazioni che portano questo nome sono buone davvero.

Grazie alla linea Muschio Bianco di Natur Unique, ho ritrovato il piacere di “indossare” nuovamente un profumo che adoro. Un profumo che non indossavo da anni esattamente per i motivi che scritti sopra.
Una profumazione che non è solo eau de parfum, ma un’intera linea beauty dedicata a chi questo profumo lo apprezza davvero.
Una linea completa di crema corpo, crema mani, bagno doccia e profumo roll on da borsetta (il mio preferito in assoluto). Una linea che ti permette di farti avvolgere dalle note delicate di questi prodotti, potendo dedicarsi ad ogni parte del corpo in qualsiasi momento della giornata.

E per me è stato come riscoprire un mondo.

Un mondo nuovo perché il brand Natur Unique per me è stata una bella e nuova scoperta.
Un mondo nuovo perché mi sembra di aver finalmente realizzato un piccolo obiettivo che da anni cercavo di ottenere pur non essendomi mai trasformata in una donna dalla beauty routine perfetta.

E sarei stata felice se questo nuovo mondo fosse riuscito a farmelo conoscere mio marito. Magari dopo un acquisto fatto a caso dopo aver osservato gli scaffali della farmacia in una delle tante visite fatte in questi ultimi periodi.
Ne sarei stata felice perché avrebbe voluto dire che finalmente avevamo superato l’ennesimo step sul come capire cosa regalare, e ne sarei stata felice perché sarebbe riuscito davvero a stupirmi.

E invece come per quasi ogni occasione che da undici anni viviamo l’uno al fianco dell’altro, vivo nella speranza che riuscirà a stupirmi la prossima volta.
Una prossima volta non quantificata da tempo e spazio. Ovviamente.

Perché per questo San Valentino il regalo fai da te è come sempre ben gradito prendendo quello che verrà con il sorriso e con il giusto entusiasmo di chi che anche i piccoli gesti sono e resteranno sempre i più importanti.
Magari ordinando una pizza per evitare di cucinare e godendosi una serata sotto le coperte nel silenzio di una casa fatta di tre bambini che dormono.
Una giornata che, anche senza il regalo perfetto, si trasformerebbe davvero in un sogno che diventa realtà.

<Post in collaborazione con Natur Unique>

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