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Il pericolo è il mio mestiere

by Giada Lopresti

Se almeno una sola volta nella vita si è guardato il film “Il re leone” non si può non conoscere questa frase.
Una frase in cui mi rispecchio da una vita per il semplice fatto che, credo, di non avere davvero mai avuto paura di nulla tranne che dei ragni. Ma su quei così a otto zampe, preferisco sorvolare direttamente cambiando argomento.

Ho iniziato però a conoscere la paura, svariate fobie, timori di ogni genere e palpitazioni improvvise solo dopo essere diventata mamma. Questo perché si sa, quando si hanno dei figli, l’infarto giornaliero è sempre pronto a venire a farti un piccolo saluto.

Bambini che si arrampicano ovunque come scimmie, cadute epiche planando sull’asfalto di faccia nell’estrema convinzione di poter volare come superman, schiaffi e morsi a go go tra fratelli dispettosi e litigiosi e molto molto altro.
Perché bisogna ammetterlo: che siano figli unici o che siano flotte di fratelli, non c’è scampo nel provare timore per ogni piccola o grande situazione che si viene a creare.
L’unico sollievo, il mio, è quello che dal secondo figlio in poi ho solo imparato ad essere più “menefreghista” (se così mi posso definire) cercando di non trasformare ogni singolo episodio in qualcosa di eguagliabile alla fine del mondo.

Con il passare di questi quasi cinque anni dove ho proliferato quasi alla stesa velocità di coniglio, sono passata dal “aiuto ha starnutito forse è il caso che lo porti al pronto soccorso” alle cascate di sangue dalle ginocchia con un “non ti preoccupare non ti sei fatto nulla“.

Persino durante l’ultimo episodio di sanguinamento dove Vincy è letteralmente atterrato con la bocca sull’asfalto ritrovandosi le labbra come appena uscito dall’ennesima seduta di botulino, dopo i primi cinque secondi di panico nel capire da dove fuoriuscisse il sangue ho ritenuto sufficiente mettere semplicemente un pò di ghiaccio. “Vedrai che passa tutto“.
Ovviamente il retroscena per Cesare che aveva spinto il fratello dallo scivolo è stato invece decisamente peggiore.

Insomma vivo le mie giornate sapendo che in qualche assurdo modo riusciranno sempre e comunque a farsi male.
Vivo cosciente del fatto che in un qualsiasi momento della giornata si prepareranno alla maratona olimpica per correre tra le mie braccia in lacrime, eppure raramente vengo impressionata o impaurita da ciò che accade.

Devo però ammettere che da quando mio marito si è trasferito in un’altra città, alcune cose sono decisamente cambiate.

Con la scusa del tenere accesi i baby monitor per fargli vedere i bambini anche di notte o al mattino presto, sono perennemente collegata agli stessi sia quando siamo a casa che quando siamo fuori.
Sento rumori strani ovunque e riesco a percepire suoni mai ascoltati nemmeno se casa nostra fosse stata improvvisamente infestata dai fantasmi.

In quelle rare volte che mi concedo una passeggiata con i miei figli, mi capita di collegarmi alle telecamere di casa solo per controllare che sia tutto a posto consapevole anche che, a parte noi, gli unici ad avere le chiavi di casa nostra sono i miei genitori.
Di notte, nonostante mia madre si fermi a dormire per fare compagnia al piccolo BigV che ha iniziato a manifestare una prorompente nonnine acuta, non riesco a riposare serena e tranquilla anche se sfinita dati miei orari impossibili e dagli ancora centinaia di risvegli di Enea.

Balzo dal letto presa alla sprovvista da rumori sospetti.
Apro la porta di casa perché ho la ferma convinzione che ci sia qualcuno in giardino e se malauguratamente avendo ragione c’è qualche gatto randagio, salto per aria come per il peggiore degli scherzi.
Diciamo che, a conti fatti, dopo la partenza di mio marito ho iniziato ad accusare questo senso di solitudine a abbandono che credevo mi avrebbe sfiorato solo emotivamente e non in maniera così intensa.

Ho il timore che i bambini si sveglino di notte ed escano da soli (sono pazza lo so), ho persino paura che Enea con il suo fare da scalatore incallito riesca ad arrampicarsi attraverso la mezza persiana che separa la cameretta dal retro di casa, magari mentre lo so tranquillo a giocare con la cucina dei fratelli e mentre io sono intenta a preparargli da mangiare.
Fobie assurde probabilmente (anzi… sicuramente) ma che mi hanno portato seriamente il voler valutare l’idea di installare degli accessori dentro e fuori casa per un maggior controllo e una maggior tutela sia dei miei figli che di me stessa.

Questo fino a quando non riprenderò almeno un possesso parziale delle mie facoltà anti panico.

Ho sempre sognato una casa il più possibile tecnologica e dopo l’aspirapolvere che pulisce da solo, l’asciugatrice, i baby monitor che fungono anche da video sorveglianza e le prese della corrente che si attivano con l’app adatte alle mamme pigre come me, ho intenzione di trascorrere i prossimi mesi nel cercare di rendere casa nostra più sicura e vivibile che sia soprattutto a prova di bimbo e a portata di smartphone.
Anche considerando il fatto che il mio telefonino è ormai un fedele compagno che per lavoro e vita privata non mi abbandona mai.

Vorrei una smarthome a tutti gli effetti che mi agevoli nella gestione e nella sorveglianza di casa dove, tra le tante ricerche fatte grazie al dottor Google, il primo risultato è stato quello inerente ad un impianto domotico Panasonic.
Ho infatti scoperto un sito completo con prodotti appartenenti a tutte le fasce di prezzo e per tutte le necessità (il che non guasta mai visto quanto generalmente costicchiano questo tipo di accessori).

Sto prendendo in considerazione di acquistare il modello più economico di telecamera interna da integrare ai nostri baby monitor già installati nella camera da letto per iniziare a scoprire le funzionalità di questa tecnologia e, nel momento in cui potrò ritenermi soddisfatta, pensare di ampliare la gamma con l’aiuto del kit sicurezza abitazione dove i sensori di movimento e quelli per porte e finestre mi potrebbero salvare dal timore che i miei figli possano uscire di casa da soli.

Nell’ultimo periodo mi sono infatti accorta che quando la stanchezza gioca brutti scherzi, nessuna eventualità o possibilità é da scartare completamente.

In questi giorni mi capita spesso di addormentarmi al fianco di Enea durante il pisolino pomeridiano e nonostante Cesare sia una mummia obbediente, il fatto di lasciarlo incustodito anche solo mezz’ora mi fa letteralmente accapponare la pelle visto che é pur sempre un bambino molto imprevedibile.

Ogni pomeriggio mi tocca chiedere lui di venire a controllare che non mi sia addormentata e di svegliarmi nel caso fosse successo.
Una cosa che mi fa capire quanto possa essere arrivata alla frutta e quanto abbia bisogno di godere anche di una mini notte di sonno ma fatta con l’unico scopo di dormire davvero senza pensieri.

La scelta di poter aver una smarthome mi agevolerebbe anche in piccoli dettagli che a mio parere non sono da sottovalutare: controllare elettrodomestici e riscaldamento anche quando fuori casa, poter permettere a mio marito (nonostante la distanza) di avere sempre tutto sotto controllo, poter evitare che si rompa qualche tubatura o che ci sia qualche perdita in nostra assenza rischiando l’allargamento di tutto l’appartamento.
Tutti validi motivi che, soprattutto in assenza del capofamiglia, mi aiuterebbero certamente a stare un po’ più tranquilla, potendo anche risparmiare tempo importante e prezioso sia per me stessa che quello che quotidianamente devo e voglio dedicare sia alla mia casa che ai miei bambini.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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