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BebèCare: per non dimenticare

by Giada Lopresti

Se esiste al mondo una cosa di cui sono così sicura, tanto da poterci scommettere qualsiasi cosa in mio possesso, è che i genitori, o almeno una buona parte di essi, non vanno d’accordo con i seggiolini auto.
Ogni giorno se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori:basta guardare alcune delle auto davanti ad una qualsiasi scuola materna o primaria oppure alcuni video o foto postate sui social per accorgersi di come molti genitori siano incoscienti o non sappiano usare a dovere i seggiolini auto anche se i bambini meriterebbero di viaggiare in totale sicurezza tutelati a trecentosessanta gradi.

Quando arriva la bella stagione, quindi, il mio pensiero va a tutte quelle famiglie che in vista delle vacanze tanto agogniate per mesi, percorrono centinaia di chilometri in compagnia di bambini liberi di scorrazzare per l’abitacolo o non assicurati bene al seggiolino.
Ed ecco che, aumentando i veicoli in circolazione, aumentano le probabilità di incidente e di persone che possono farsi male, bambini compresi. Quegli stessi bambini che invece andrebbero protetti sopra ad ogni cosa.

La frase che sento più di frequente sul non utilizzo del seggiolino è sicuramente: “sono solo pochi metri cosa lo lego a fare?“,mentre in seconda posizione c’è “se lo metto nel seggiolino piange e fa i capricci
E non può esserci nulla di più sbagliato in tutto questo.
Per essere coinvolti in un incidente, infatti, basta una frazione di secondo. Pochi minuti o pochi metri sarebbero persino troppi.
Ma c’è chi continua a non capirlo.

E se il rischio di rimanere gravemente ferito in un incidente, non fosse l’unica possibilità per nostro figlio?

Se il seggiolino facesse altro oltre che salvare la vita in caso di impatto del veicolo?
Se il seggiolino salvasse la vita di un bambino anche ad auto ferma?

Un seggiolino auto è indispensabile per prendersi cura dei propri figli in viaggio, ma deve anche avere determinate caratteristiche che, spesso, devono sposare le esigenze di una famiglia in base all’utilizzo che si fa della propria auto.
Che sia per viaggi lunghi o brevi, la maggior parte delle mamme e dei papà usa l’auto per accompagnare il proprio bimbo da qualche parte: a scuola, a casa di un amico o semplicemente per qualche attività sportiva.

Per lo più sono tragitti brevi, dove si viene facilmente distratti dai mille pensieri che si rincorrononella testa in queimomenti. E non dite di no.

La maggior parte delle volte, nel tragitto casa-asilo (o casa-scuola) e viceversa, sono in grado di riordinare nella mia testa l’agenda dei prossimi quattro giorni o semplicemente fossilizzarmi sopra ad un discorso appena sentito o affrontato.
Sono persino capace di rimuginare su qualcosa che ho appena letto , il tutto in soli centoventi secondi in auto.

Centoventi secondi di cui ne basta uno solo per distrarsi. E a me è successo.

Mi è successo una mattina mentre portavo mio figlio a scuola dopo una nottata in bianco a causa dal secondogenito febbricitante. Una nottata insonne e un risveglio poco lucido. Molto poco lucido.
E nel breve tragitto che separa casa nostra dall’asilo invece di girare in direzione della scuola di Cesare ho continuato ad andare dritto, assorta dai miei pensieri e, solo dopo  un centinaio di metri, è intervenuto mio figlio dicendomi “mamma guarda che l’asilo non è da quella parte“.
Mi ero dimenticata fosse in macchina e, per quanto possa sembrare assurdo, è successo davvero.

Un gesto così meccanico e che compio quotidianamente, è stato vissuto dal mio cervello ma non nella realtà. Se invece di aver avuto Cesare in macchina, avessi avuto magari Enea e lui  si fosse addormentato, io avrei dimenticato in auto mio figlio.
Sarei andata a fare la spesa, avrei svolto tutte le mie faccende in totale automatismo lasciando mio figlio in macchina. “Dimenticandolo” se questo è il termine adatto da poter utilizzare.

E vorrei fosse chiaro che è un fatto che può accadere a chiunque. Persino al genitore più attento.

Si chiama amnesia dissociativa e potrebbe capitare a tutti.

È il momento in cui il nostro cervello si distacca in qualche modo dalla realtà convincendoci di aver già compiuto un gesto che, in verità, non è stato eseguito.
Le cause di questa amnesia possono essere diverse ma, principalmente, vengono causate da momenti di stress, stanchezza e frenesia del quotidiano. Ed ecco perché potrebbe capitare a chiunque.

Immaginiamo quindi che la sottoscritta il giorno in questione fosse andata a fare la spesa, poi in  posta, in banca e in altri negozi. Tutto questo con l’auto parcheggiata sotto il sole senza notare il figlio dormiente all’interno dell’auto (questo perché non so voi ma io, onestamente, quasi mai osservo i sedili posteriori prima di scendere). Cosa sarebbe successo?
Non voglio nemmeno pensarci.

Ecco perché, per lo stile di vita intenso che oggi ogni genitore vive, è giusto che vengano utilizzati tutti i mezzi possibili per poter tutelare i figli e gli stessi genitori facendo sì che questi episodi (purtroppo sempre piùfrequenti) non si verifichino più.
Lasciar la borsa nei sedili posteriori può essereun utile stratagemma, ma non è LA SOLUZIONE.

Il cervello umano ha bisogno di uno stimolo e di un aiuto concreto per far sì che questo non debba più accadere a nessuno. Nemmeno nella peggiore delle ipotesi.

È qui quindi, che entra in gioco il primo sistema con sensori integrati nel seggiolino auto che consente di rilevare la presenza del bambino: BebèCare, un progetto sviluppato da Chicco in collaborazione con Samsung.

 

BebèCare è il primo sistema studiato e sviluppato con sensori integrati per segnalare la presenza del bambino sul seggiolino e avvisare nel momento in cui dovesse accidentalmente allontanarsi dall’auto senza il bambino.

Funziona grazie ad un’app scaricabile sui dispositivi Samsung (ma da novembre 2018 anche per tutti gli altri smartphone, iOS compresi) che, associata al seggiolino, permette di monitorare perfettamente la presenza del bambino in auto.

Il sistema si attiva dopo alcuni secondi dal momento in cui il bambino viene posizionato all’interno del seggiolino e segnala la sua presenza a bordo del piccoloattraverso l’app.
Il sistema di allarme si attiva nel momento in cui lo smartphone connesso al seggiolino si allontana dall’auto su cui è installato il seggiolino con il bambino a bordo.

BebèCare prevede inoltre due livelli di allarme.

Qui di seguito un video esemplificativo:

BebèCare si trova in commercio a partire da fine maggio sui modelli Oasys 0+Up (peso da 0 a 13kg) e Oasys i-Size (da 40 fino 78cm) venduti separatamente o all’interno del Trio Style GoUp.Entro dicembre, sarà presente anche sul modello Chicco AroundU (fino a 105cm).

È un prodotto davvero completo, di cui si possono conoscere appieno i punti di forza attraverso la pagina ufficiale dedicata sul sito Chicco, che contiene diverse domande e risposte sul funzionamento della app.

Ho trovato, e trovo tutt’oggi, l’idea a dir poco geniale.

È una vera e propria svolta nel mondo dei seggiolini.

Un modo per tutelare i nostri figli nel migliore dei modi dandoci la possibilità di rimanere sempre connessi a loro, anche quando il nostro cervello ha degli assurdi blackout.
Un’innovazione sotto tutti gli aspetti della sicurezza in auto dedicata i bambini per far si che le “dimenticanze” non possano mai più presentarsi.
Un reale cambiamento utile al futuro nella speranza che questo possa essere il primo grande passo per un mondo più sicuro.

<Post in collaborazione con Chicco>

 

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