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Quando la tua infanzia diventa la sua, ma più bella e reale

by Giada Lopresti

Sono sempre stata convinta che il tempo trascorso in compagnia dei propri bambini, non debba essere un tempo fatto di quantità ma di qualità. Certamente più se ne passa e meglio è, ma che gusto c’è a vivere dei momenti senza poterne assaporare ogni attimo?

C’è un detto, che bene o male si usa un po’ per tutto nella vita di ogni giorno. Questo detto dice “poco ma buono” e sono certa che valga anche per questo aspetto della maternità.

Soprattutto nell’ultimo mese, un periodo in cui ho trascorso in simbiosi con i miei bambini praticamente ogni attimo della mia vita, ho compreso quanto sia difficile doversi dividere tra le mille faccende gestendo in contemporanea il loro tempo al mio fianco. Un mese che può essere considerato un po’ come le vacanze estive: niente scuola, niente asilo, nessun impegno extra.
Solo noi. Ventiquattro ore su ventiquattro. E ammetto che non è stato affatto semplice.

Non lo è stato perché puntualmente mi veniva richiesta attenzione mentre dovevo dedicarmi al lavoro, mentre magari preparavo una pietanza per il pranzo per la cena o, semplicemente, mentre in quell’istante avevo unicamente voglia di rilassarmi un po’ sdraiandomi sul divano e potendo solo fissare il soffitto per un attimo.
Eppure, come se mi fossi trasformata in una macchina da guerra, ho cercato di far combaciare ogni cosa.

Ho fatto che si che ogni attimo con loro non venisse sprecato e il più delle volte, anche se non so se ci sono riuscita davvero, sono sembrati felici.

Questo mi ha fatto riflettere molto sul rapporto mamma figlio.

O, nel mio caso, mamma e figli.

Tre bambini, di tre età diverse e ancora tutti in e tre in quel periodo della loro vita dove hanno molto da apprendere e da voler condividere allo stesso tempo.
L’uno che cerca di plagiare l’altro in gesti, parole e, spesso, anche emozioni.

Dover trovare ogni giorno qualcosa di stimolante per tutti, per trascorrere serenamente del tempo insieme senza litigi e senza discussioni sul chi deve giocare a cosa o sul chi deve fare cosa.

Intrattenerli in contemporanea è stata davvero, per me, un’impresa epica nel far si che condividessero ogni attimo, e ammetto di non esserci sempre riuscita.
Colorare, disegnare, giocare a carte, costruire, reinventarsi ogni giorno riuscendo anche ad essere, fortunatamente, ripetitivi. Fortunatamente perché si sa che, i bambini, lo sono spesso quando acquisiscono interesse per un determinato passatempo, qualsiasi esso sia.

Ed è un po’ questa la parte in cui è il genitore che deve un pizzico di inventiva per far si che la loro curiosità, e la loro voglia di fare, si trasformi in interesse. Una trasformazione che può avvenire davvero con oggetti banali o semplici gesti quotidiani. Perché tutto quello che toccano i nostri figli può essere fatto di fantasia e stupore.

Delle volte però è bello cambiare. È bello poter riscoprire qualcosa che permetta anche ad una mamma o ad un papà di assaporare ancora una volta il poter tornare bambini. Magari rivivendo la propria infanzia in qualche modo.

Ipoteticamente facendo un tuffo nel passato e scavando tra i propri ricordi di bambino.

Quante volte infatti si è detto, osservando il proprio bambino compiere un’azione, “questa cosa la faceva anche la mamma quando era piccola come te”. E, personalmente, oltre a quel velo di nostalgia che riaffiora scrutando tra i cassetti della materia, l’emozione di vedere che la storia si ripete, almeno per me, è sempre molto toccante.

Giorno dopo giorno, infatti, mi accorgo che i miei figli stanno compiendo i miei stessi passi, uno dopo l’atro, ed è un po’ come sfogliare le pagine di un libro che sai esserti piaciuto tantissimo.Recentemente ho rivissuto esattamente questa emozione ed è stata, almeno per me, un’esplosione di domande e, allo stesso tempo, felicità immensa.

Io, che fin da adolescente inoltrata sono stata una nerd incallita, ho passato il testimone ai miei figli esattamente tre settimane fa, quando in casa è apparsa la nostra (e dico nostra perché non è solo loro… da buona nerd) Nintendo Switch.
Per me è stato un po’ come rivivere quel giorno di 18 anni fa dove fu mia madre a regalarmi il mio primo GameBoy e la mia prima console Nintendo.

Certo… ovviamente erano altri tempi, altri giochi, altre grafiche. E persino le console avevano delle forme molto più grandi rispetto a quelle oggi, ma quel giorno fu uno dei più belli della mia vita di bambina.
Il fatto stesso che me lo ricordi in modo così vivido lo dimostra.

Aprire la scatola della Nintendo Switch è stato emozionante per tutti.

Questo nonostante i miei figli non avessero idea di cosa fosse tanto che mostrarla, forse, non è stato così frizzante per loro proprio perché non sapevano cosa quella piccola scatolina nera, blu e rossa, potesse fare. E, a dirla tutta, fino a prima di vedere qualche tempo fa il video del nuovo Nintendo Labo, non lo sapevo nemmeno io.

Forse poi il mio entusiasmo nello spiegare, la mia frenesia nel non vedere l’ora di mostrare loro quante cose fantastiche ci fossero all’interno di quelle due scatole che, di riflesso, divennero persino più curiosi di me.
Ed è così che gli mostrai il video che vidi io tempo prima, dove dei semplici fogli di cartone erano in grado di prendere vita facendo vivere in prima persona alcuni dei gesti che, per età, dei bambini possono ancora immaginare.
Ed è stato magico. Dico davvero.

L’unica cosa che volevamo, tutti, era quella di iniziare a costruire per poi giocare ininterrottamente, fino a che non avremmo avuto voglia di costruire ancora una volta per provare nuove esperienze.

Tutte queste emozioni, quei sorrisi e quell’entusiasmo goduto, nonostante stessimo solo osservando due scatole piene di incognite, è stato uno dei momenti più vissuti dell’ultimo periodo in termini di qualità.
Gli sguardi dei miei figli, i sorrisi strappati dai miei racconti e dall’entusiasmo delle mie parole. Mi ero ufficialmente proiettata nel mio passato.

Mai, però, quanto invece ci sia riuscita solo qualche giorno fa.

Il giorno in cui abbiamo costruito insieme un’emozione.

Un’emozione sotto forma di macchinina, ma pur sempre un’emozione.

Partendo da un semplice foglio di cartone, il più grande dei miei figli ha seguito passo dopo passo tutte le istruzioni per dar vita ad uno dei giochi di Nintendo Labo e, facendosi aiutare, ha scoperto l’entusiasmo di osservare qualcosa che, creato con le sue mani, era in grado di prendere vita. Una specie di mini quattro WD (sempre in riferimento ai favolosi anni 90) senza batterie e totalmente personalizzabile.

Attento e preciso in ogni passaggio. Scrupoloso in ogni dettaglio persino nel personalizzare ogni strato con l’aiuto della sua fantasia dagli adesivi ai colori, dai dettagli all’utilizzo dei washi tape.
Ed è quasi inutile descrivere la gioia nel vedere che quella macchinina, una volta terminata e assemblata con i Joy Con della Nintendo Switch, ha iniziato a camminare da sola seguendo alla lettera i suoi comandi.

Sembrerà forse banale, ma il suo viso era indescrivibile. E anche il mio.

Era incredibile come un pezzo di cartone potesse muoversi senza fili e senza l’aiuto di batterie esterne; e non nego che, da parte mia, per far si che vivesse quell’attimo come qualcosa di unico, ho detto al mio bambino che tutto quello che vedeva in quell’istante, era opera della magia. È stato un po’ come raccontare, ad ogni dicembre, dell’esistenza di Babbo Natale, soprattutto considerando l’effetto che quelle parole hanno avuto su di lui.

Da quel momento, inutile dire, che il desiderio di costruire e conoscere anche gli altri pezzi del kit di Nintendo Labo, è stato alto.

Ecco perché ogni pomeriggio ci siamo ritrovati solo noi due (data anche l’età dei fratelli minori), nel mettere insieme pezzo dopo pezzo ogni foglio di cartone trasformandoli in oggetti per giocare.
Ecco perché, una volta terminati i vari soggetti, l’entusiasmo e la voglia di ricominciare tutto da capo era sempre presente.
Ecco perché ho rivissuto la mia infanzia con quel tocco di futuro e innovazione che ai miei tempi mancava, facendo si che un video gioco non fosse solo un videogioco ma decisamente molto di più.

Un modo per trascorrere del tempo insieme facendo qualcosa di diverso e che aiuti a stimolare davvero la fantasia senza stare incollati ad uno schermo in solitaria.
Un modo di condividere dei passaggi che inevitabilmente richiedono la voglia di dividere con qualcuno lo stesso momento ,svolgendo un’attività diversa ma sicuramente elettrizzante.
Un modo per vivere degli attimi che diventeranno ricordi che, forse, un giorno, saranno per i miei figli simili a quelli che io custodisco ancora oggi tra quelli vissuti con la mia mamma, potendo così anche loro rivivere istanti di infanzia felice dicendo “anche io alla tua età…“.
E per me, sapere che i miei bambini ricorderanno tutto questo con entusiasmo e un filo di nostalgia, fa si che possa sentirmi orgogliosa del tempo di qualità trascorso assieme.

<Post in collaborazione con Nintendo>

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