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I bambini e la frutta

by Giada Lopresti

Nell’ultimo mese e mezzo mi sono dovuta adattare a moltissime situazioni diverse rispetto al mio normale quotidiano.
Vivere in simbiosi con la costante compagnia di tre bambini, non è stato affatto semplice. Nessun asilo che mi permettesse di staccare da loro, nessun nonno che fosse in grado di concedermi qualche minuto di relax da sola con i miei pensieri, nessuna baby sitter, amico o parente che potesse concedermi di non pensare alle loro continue esigenze.
Esigenze che, inevitabilmente, ogni bambino ha.

È una stata una prova con me stessa. Una prova che mi ha aiutata a comprendere quale potrebbe essere la nostra vita in un prossimo futuro.
Una prova superata nella “peggiore” delle ipotesi.
Parlo di peggiore delle ipotesi perché, se mai riusciremmo ad esaudire il nostro desiderio di riunirci, so che sarà tutto molto diverso.

Io avrò più tempo per me stessa e per il mio lavoro, i miei figli andranno a scuola, all’asilo, al nido e io potrò dedicarmi a tutto quello che sarà necessario fare per portare avanti le mie giornate. Ma questi giorni non sono stati così.

Staccavo dal gioco, dai litigi, dai conflitti e dalle urla di gioia per un gol segnato tra gli infissi delle porte di casa solo quando il marito rientrava dal lavoro e, questo, succedeva spesso oltre il solito orario abituale. Perché se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo.

Ho trascorso questo periodo come se fosse una vacanza (per loro). Quel periodo dove termina la scuola, chiudono gli oratori, dove persino i campi estivi sono sigillati e off limits e dove, tu, trascorri quelle settimane tanto sognate per mesi in compagnia della tua famiglia.

Questo periodo mi ha messo alla prova anche in termini di organizzazione.

Ogni mattino al risveglio, dovevo dividermi per tre figli senza poter tralasciare tutto il resto e questo mi ha portato spesso a dimenticare o spostare i vari impegni che mi ero prefissata per la giornata in corso.
I minuti passavano dietro ad un disegno, ad una doccia veloce e, di frequente, ad un “stai attento a non farti male” oppure ad un “per favore non litigate“. Momenti vissuti e superati quasi sempre con un discreto successo.

Terminato l’istante della colazione, che non so per quale motivo ogni giorno doveva essere differente dalla mattina precedente, sono riuscita a gestire sempre meglio l’organizzazione del resto della mattinata.

Si usciva per andare a fare la spesa, si andava al parchetto. Ci si recava in macchina per poter fare una passeggiata al centro commerciale anche se, tutto questo, non è successo spesso.
La maggior parte delle mattinate le abbiamo trascorse in casa attendendo che cessasse la pioggia passando insieme del tempo facendo qualcosa che piacesse a tutti e questo, il più delle volte, faceva sì che non mi accorgessi che, probabilmente, per l’ora di pranzo sarebbe mancato qualcosa.

In casa nostra ci sarà sempre un piatto di pasta, un sugo da preparare al volo e una fettina di carne da scongelare. Siamo bravi ad adattarci con quello che si trova svuotando il frigorifero dagli affettati o dai formaggi, e non ci tiriamo indietro davanti alle proposte dell’ultimo minuto. Soprattutto i bambini.
Ma se c’è una cosa che non si può sostituire è sicuramente la frutta. Un alimento di cui i miei figli non solo vanno ghiotti ma di cui non possono proprio farne a meno.

Ecco perché accorgersi solo all’ultimo momento che per il dopo pranzo non ce ne sarebbe stata, ogni volta mi mandava nel panico.

Può sembrare esagerato ma non lo è affatto.

Dire ai miei figli che sono finite le banane, e che le eventuali alternative magari le avevo consumate io in un momento di attacco di fame durante la mattinata, sarebbe stato come voler sparare sulla croce rossa. Dove, in questo specifico caso, la croce rossa ovviamente sarei stata io.

È successo solo un paio di volte, entrambe a fine pranzo: “mamma voglio la banana”e avvicinatami al cesto della frutta, accorgermi che erano semplicemente terminate mi fece semplicemente sbiancare. “Non ce n’è“… il panico!
Per i miei figli infatti non si è concluso un pasto senza aver mangiato della frutta e, dopo la seconda volta in cui gestire i quasi capricci è stato come giocare un terno al lotto, mi sono ricordata di aver nel mobiletto della cucina una scorta di Humana FrullyFrutta che solo qualche giorno prima avevo ricevuto per Enea.
Gli stessi che ogni giorno, per un motivo o per l’altro, consumava e beveva con gusto. Ecco perché non sarebbe costato nulla tentare anche con i più grandi.

Ecco che quindi, con un pizzico di ingegno, ho usato i FrullyFrutta del più piccolo come l’alternativa perfetta alla loro esigenza di frutta.

Ho spiegato ai miei bambini che invece di morderla avrebbero soltanto dovuto spremere la confezione e berla, ma che il sapore sarebbe stato identico, così come sarebbe stata vera frutta, al 100%, ma sotto forma di frullato (che tra l’altro loro adorano). E sì, me la sono cavata alla grande.

Quello fu l’inizio della storia d’amore tra i FrullyFrutta e tutti e tre i miei figli.

Dall’utilizzarli solo in caso di necessità, si sono dimostrati una vera e propria salvezza fuori casa, soprattutto in quelle occasioni in cui, mangiando fuori, non avrei potuto offrire loro un frutto in polpa e buccia.
Sono stati una rivelazione anche nel non ritrovarmi, come spesso è successo, la borsa sporca di qualche avanzo riposto male in un sacchetto perché, esattamente come i MilkyMerenda l’anno scorso, li ho potuti portare ovunque avendoli sempre pronti all’uso senza avere l’esigenza di una borsa frigo (soprattutto visti gli sbalzi improvvisi di temperatura dell’ultimo periodo dove si usciva di casa con quindici gradi e rientravi quando ce n’erano trenta).

È stata la soluzione migliore alle mie dimenticanze e al loro bisogno costante di mangiare banane e mele ovunque. E non posso non ammettere che, almeno per noi, si è rivelato il giusto compromesso in ogni occasione (soprattutto quelle di emergenza da me causate).

Sono state la soluzione nel recente passato, lo sono nel presente e lo saranno nel futuro. Principalmente per quando inizieremo a godere delle nostre giornate al mare dove, con tre bambini, il rifiuto di partire da casa con milioni di borse suddivise tra alimentari, frutta, bibite e giocattoli è sempre alto. Contando principalmente che, almeno al sud, già a maggio le temperature tropicali si sfiorano ogni giorno.

Esattamente come un anno fa quindi, sono pronta a riempire gli scaffali dello sgabuzzino di confezioni di FrullyFrutta Humana, ringraziando ancora una volta di essere stati così tempestivi nel riuscire a salvaguardare gli attacchi di fame dei miei bambini e la mia mancanza di organizzazione nell’acquistare immense scorte quotidiane di banane.

<Post in collaborazione con Humana>

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