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Sempre i soliti vestiti

by Giada Lopresti

Non ho mai amato sistemare, pulire e riordinare casa ma, nonostante questo, con il tempo ho lobotomizzato me stessa per riuscire a fare tutto con più frequenza e costanza possibile.

Prima di diventare una mamma, a causa del mio lavoro passavo la maggior parte del tempo fuori casa e, tutto sommato, usando il mio appartamento solo per dormire, riuscire a mantenere pulito e in ordine non era poi così odioso e complicato.
Poi sono arrivati un marito e tre figli. E le cose sono decisamente cambiate.

Nella vecchia casa e soprattutto prima che mio marito si trasformasse in ciò che é adesso (e cioè un papà tuttofare), tutto quello che comportava l’ordine e la pulizia era un fardello che portavo da sola sulle mie spalle. Ogni mattina c’era qualcosa che mi attendeva iniziando dalla camera da letto e finendo sulla cima delle scale del terrazzo.

Ogni mattina la noiosa routine mi ricordava quello che avevo fatto il giorno prima.

Una cosa che avrei ripetuto quello stesso giorno e anche il successivo.

completini da neonato da mettere a lavare perché puntualmente mio figlio si sporcava mangiando o gattonando, i panni stesi il giorno precedente ormai asciutti e da ritirare, l’aspirapolvere da far funzionare mentre il cane si nascondeva sotto il divano per la paura lasciando i suoi peli in ogni angolo della casa, lavare le tazze della colazione e subito dopo iniziare a sporcare le pentole per il pranzo, ECC..

E così via fino a sera
, e fino a che il mattino seguente tutto non si sarebbe ripetuto minuto dopo minuto.

Una noiosa quotidianità che, con l’aumentare dei membri della famiglia, é diventata più difficile da gestire e mantenere.

Per quanto però io possa detestare far pulizie e per quanto negli anni mi sia anche munita di diversi elettrodomestici che mi  aiutano ad organizzare meglio il mio lavoro di mamma casalinga, se c’è una cosa che detesto fare con tutta me stessa è il cambio stagione: il mio e quello dei miei figli, perché almeno il marito negli anni ha imparato a gestirselo in autonomia.

Quella pulizia di primavera che si fa almeno due volte l’anno tra cassetti e armadi.
Quella pulizia che ti ricorda che per mesi e mesi non hai fatto nient’altro che alternare sempre le solite quattro magliette accostandole ai sempre soliti tre paia pantaloni, mentre ti accorgi che in realtà di abbinamenti ne avresti potuti fare almeno altri venti.

Di positivo c’è che avendo cambiato casa, rispetto alla precedente vivo in un appartamento dove non devo percorrere delle scale milioni di volte al giorno solo per andare in bagno.

 

Ma il cambio armadio rimane pur sempre un incubo.

Detesto fare soprattutto quello dei bambini perché è un continuo svuotare scatoloni dei vecchi vestiti del figlio più grande per capire cosa devo comprare e su quali vestiti posso fare economia per i due più piccoli.
Solo il loro cambio stagione richiede in media un’intera giornata di tempo.

Una giornata in cui mi ritrovo sommersa specialmente da canottiere e da magliette da bambino perché negli anni mi sono accorta che sono le due cose che soprattutto in estate non devono mai mancare in quantità industriale.
E dopo un intera giornata di lavoro tra piegare i vestiti di stagione mettendo a lavare, stirando e ripiegando negli scatoloni quelli vecchi, mi sono accorta conto che puntualmente, ogni sei mesi e con ogni figlio ripongo per il periodo successivo moltissimi vestiti con ancora il cartellino attaccato.

Vestiti che almeno per adesso, nella maggior parte dei casi sono riuscita a far sfruttare al più piccolo dei tre.

Ho effettuato il cambio stagione ormai un mese fa ma, come ogni volta succede, mi ritrovo giorno dopo giorno in giro per casa moltissime altre cose di cui non ricordavo l’esistenza e che, ancora una volta, mi obbligano a risistemare il tutto tra armadi, scaffali, cassetti e scatole ormai riposte in ordine maniacale.
Ecco perché non sopporto fare questo lavoro dal quale almeno quelle due volte all’anno non si può scappare, soprattutto perché vista l’età dei miei figli, è un appuntamento praticamente obbligatorio solo per il fatto che dalla primavera all’autunno i vestiti risultano comunque impossibili da riutilizzare per la stessa persona.

Da mamma mi sono resa conto di quanto essere un’adulto, per questo specifico caso, possa essere semplice accorgendomi che avere un solo armadio da utilizzare per l’abbigliamento di tutte e quattro le stagioni può diventare una salvezza sia in termini di spazio che di tempo. Proprio per risparmiare minuti preziosi su quelli che in qualche modo si perdono sistemando invece gli armadi dei bambini.

Minuti che giorno dopo giorno utilizzo per fare tutto il resto alla ricerca di reperti dimenticati che siano trovati volutamente o per caso (gli ultimi sono stati gli stivaletti da pioggia nascosti nello sgabuzzino proprio qualche giorno fa).

Se però una nota positiva esiste, è quella del poter finalmente sfruttare davvero a pieno tutti quei vestiti che da mono mamma avrei potuto far indossare per una sola singola stagione. E delle volte nemmeno quella.

La possibilità di avere più outfit mischiando colori, brand e modelli utilizzando tutto ciò che l’armadio offre.

Vestire i miei figli per il mare, per una passeggiata o più semplicemente per una giornata passata in casa a giocare.

Il completo giusto per ogni occasione e per ogni necessità
. Quegli stessi completi che nonostante già abbinati, il marito è puntualmente in grado di sbagliare vestendo i nostri bambini come se fossero usciti da un negozio a forma di frullato.

Perché per quanto possa non sopportare dover organizzare il cambio stagione, se c’è una cosa che non tollero davvero è il fatto che mio marito non sia in grado di vestire decentemente i bambini nemmeno se munito di libretto d’istruzioni.
Un marito che, come presumo quasi tutti “i modelli” della sua specie, prima di vestire i bambini usa puntualmente le stesse identiche tre parole:

“Cosa gli metto?”

Vanificando ogni volta gli sforzi fatti fino a quel momento.

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