Home LifeBe a mom L’asilo tra pianti e malattie

L’asilo tra pianti e malattie

by Giada Lopresti

L’asilo è iniziato da ben quindici giorni e un terzo di questo periodo i miei figli lo hanno trascorso a casa. Ovviamente malati.

So di non dire nulla di nuovo per le mamme che hanno già provato le brezza di accompagnare i loro bimbi al così entusiasmante primo giorno di scuola. Quello che però vorrei capire é che cosa ci sia di davvero entusiasmante se dopo due giorni non solo sembra che le vacanze estive non siano mai finite, ma che addirittura ci sia il rovescio della medaglia dove bisogna destreggiarsi tra febbre, tosse e raffreddori vari, trasformandosi – loro – anche in mini cozze da passeggio.

Perché la scuola é bella per i bimbi ed é bella anche per noi genitori. Bella fino a che non inizia la fase del contagio di massa.

Un contagio che puntualmente viene tramandato da fratello in fratello e di figlio in genitore come se lo sterminio familiare fosse una gara per salire su un podio per poter vincere il primo posto.
Un premio che, quando si hanno dei figli, saremmo tutti disposti a cedere più che volentieri ad altri.

E invece no! Invece anche noi, ognuno di noi, deve contribuire a questo proliferare di microbi e virus per “il bene” della collettività (li mort…)

Insomma non sei figo se non ti ammali e noi siamo riusciti in quest’intento senza tralasciare nessuno.

Nessuno compreso il papà che vive a 1400km di distanza.

L’asilo é iniziato con il giusto entusiasmo e con quell’atteggiamento che tanto speravo di vedere da parte dei miei figli.
Il più grande pronto per quest’ultima esperienza da piccolo ometto e il fratello mediano deciso ad emulare il maggiore dimostrandosi cresciuto.

Quella voglia di varcare la porta insieme orgogliosi di essere uniti nonostante a casa lo siano ben poco troppo spesso. Il tutto mentre io dopo averli accompagnati mi sono ritrovata a versare lacrime da sola in macchina nel vederli “così grandi” per l’inizio di una nuova avventura.
Il loro primo giorno è passato senza nemmeno un bacio sulla fronte tanta era la foga di iniziare. Una foga che successivamente è migliorata dal secondo giorno degnandomi almeno di un accenno di saluto.

Al terzo invece sono iniziati i primi problemi.

Il più grande si è ritrovato diretto e spedito senza voltarsi mentre andava nella sua classe con il piccolo che iniziava a manifestare il distacco nel non voler rimanere.
Il riuscire a convincerlo rendendomi partecipe al suo ingresso e, con fare cauto e delicato, coinvolgerlo fino a che la sua voglia di crescere non avrebbe superato il desiderio di stare con la mamma. Il tutto fatto scampandola alla grande.

Il quarto giorno abbiamo invece toccato il buio più profondo già dalla notte: tosse continua, naso colante respiro affannato. E al risveglio la disperazione dell’asilo incubo: “io all’asilo non ci vado”
La fierezza del maggiore dei miei bimbi nel dimostrare che lui invece sarebbe stato più bravo varcando ancora una volta le porte della scuola, é stata tale che nel tempo necessario per prendere le chiavi della macchina era già sul suo seggiolino pronto per partire.

Fino a che quella stessa notte anche lui non ha iniziato ad avere gli stessi sintomi del fratello.

Erano trascorsi solo quattro gironi e avevamo già collezionato il collezionabile: pianti e malattie come se non ci fosse un domani. Evviva.

Inutile dire che le mie preghiere nello sperare che il più piccolo non venisse contagiato sono state semplicemente più che vane visto che il quinto giorno della settimana stessa settimana il suo naso ha iniziato a colare come se fosse la fontana di Trevi.
Perse le speranze per lui, iniziai quindi a pregare per me con le ultime parole famose “tanto non mi contagiano mai… o quasi”. Ed è stato quel quasi a fregarmi.

In prossimità di una partenza imminente per andare a trovare il marito, come quasi sempre accade ho lasciato i figli in balia di febbre e disturbi vari proprio perché non si è mamma se almeno un po’ non si viene accompagnati da un ansia perenne.
Il tutto ritrovandomi sull’aereo in partenza prontissima per il primo starnuto.

Un weekend trascorso tra soffi di naso e febbre altalenante in compagnia del piccolo cucciolo d’uomo che stava già iniziando a migliorare e del marito che sano come un pesce ha voluto far parte di questo cumulo di germi facendoci sentire meno soli.

Il tutto per sentirsi anche lui stesso parte integrante della family nonostante la distanza che ci separa.

Quattro gironi insieme tra un fazzoletto e una tachipirina assunta per sopravvivere e rimanere in piedi, per poi iniziare a sentirsi meglio proprio nell’istante in cui saremmo dovuti rientrare a casa. Un rientro accompagnato dalla telefonata del marito che, come volevasi dimostrare, parlava attraverso il telefono con il naso tappatissimo e un mal di testa incredibile.

Un rientro dettato da altre disperazioni del “non voglio andare all’asilo” (questa volta del più grande) che invece della compagnia di amichetti e maestre ha preferito passare il suo tempo con la mamma recuperando l’abbandono dei giorni precedenti. Questo facendo si che accompagnassi solo il mediano che dall’entusiasmo dell’essere lui il forte della situazione varcata la porta di casa, è passato al voglio stare con te una volta arrivati a destinazione.

Un pò come vedere un cane che continua a mordersi la coda per poter passare il suo tempo in qualche modo.

Dopo i primi dieci giorni trascorsi in questo maniera però tutto sembra (finalmente, forse e tocchiamo ferro) essere tornato alla normalità.
Stiamo tutti ritornando in salute (e fu così che ci ammalammo di nuovo) e il ripristino della vita scolastica sembra aver ripreso la retta via senza pianti disperati e capricci inutili.
Un momento che ha tardato ad arrivare ma che, sempre da mamma, posso garantire che non ha tardato nemmeno tanto.
Perché, per quanto ne so, potrebbe essere andata decisamente molto ma molto peggio.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

You may also like

2 comments

Priscilla 19 Settembre 2017 - 10:55

Ciao, ma come ti capisco! Quest’anno allora siamo fighi fess anche noi: dopo una settimana esatta di materna tutti malati, nonni compresi! Alè, ci voleva pure questa. Mi consolo leggendo che tante altre mamme sono nella stessa situazione…
Speriamo che poi tutto fili liscio! I pianti non ci sono stati se non al momento di lasciare l’asilo (nel senso che non volevano tornare a casa ).
Buona continuazione!

Reply
Giada Lopresti 3 Ottobre 2017 - 0:43

Ciao Priscilla!
Non so da te ma qui è stato un continuo rigirarsi di raffreddori perenni…. aiuto!

Reply

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.