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Paura di perdersi

by Giada Lopresti

Sfido ogni genitore sula faccia della terra al non aver mai avuto il timore di perdere di vista il proprio bambino. È una cosa che potrebbe succedere a chiunque e ovunque e, soprattutto nei luoghi affollati, è anche altamente probabile che possa accadere.
Non è mancanza di attenzione e non è nemmeno incoscienza (o almeno non lo è nella maggior parte dei casi), ma l’avere a che fare con dei bambini soprattutto piccoli e quindi alti un metro e una banana quando va bene, fa sicuramente aumentare il rischio di non vedere più il proprio bimbo da un momento all’altro nonostante l’attimo prima lo si stava tenendo per mano.

Personalmente questa è sempre stata una mia paura considerando anche il fatto che i miei figli sono dei bimbi con l’argento vivo addosso.

Sempre più spesso, soprattutto con Cesare, negli ultimi periodi mi ritrovo nel doverlo cercare tra i reparti del supermercato perché basta un solo attimo di “distrazione” nel controllare un prezzo o nel prendere un prodotto dallo scaffale che lui, semplicemente, non c’è già più.
E fino a che succede nei piccoli supermercati del paese dove ci si conosce tutti, riesco a mantenere sotto controllo la mia ansia ma se capita (come tempo fa successe) all’interno di un grande discount, i battiti del cuore me li sento rimbombare persino nelle orecchie.

Un po’ come quest’estate, quando eravamo in vacanza nelle Marche, per un ora abbondante si è cercato per l’intera spiaggia di Numana un bambino poco più grande di Cesare perché suo padre “lo aveva perso”.

Sinceramente mi sono sentita morire al suo posto.

Avendo avuto sempre questa “fobia” per la nostra prima vacanza in famiglia nella città di Torino ed essendo solo due adulti (ergo quattro occhi) contro tre bambini (quindi sei gambe pronte a scappare ovunque), per una mia tranquillità personale ho preferito organizzarmi con dei braccialetti identificativi da far indossare ai piccoli.

Essendo andati per musei, allo stadio e in centri commerciali che non conoscevamo e avendo comunque sempre bisogno di mille occhi per riuscire a stargli dietro, il fatto che indossassero dei braccialetti al polso (o attaccato al passante dei pantaloni nel caso di Vincy che non sopporta i bracciali) mi faceva sentire molto più tranquilla nonostante non gli avessi inserito chissà quali informazioni (nome, cognome e il mio numero di telefono.

In quel periodo infatti mi avevano regalato un codice proprio per fare degli acquisti sul sito di Stikets.it e ne approfittai per fare un po’ di shopping in vista del nostro Torino Tour.
Ordinai i braccialetti sia per Cesare che per Vincy e ne scelsi anche delle etichette adesive e alcuni “portachiavi” di riconoscimento da applicare semplicemente agli zainetti o a qualche oggetto.

Le etichette e le targhette portachiavi mi servirono ad esempio per poter differenziare i giochi dei bambini nella loro stanzetta.

Tutto quello che aveva un etichetta applicata apparteneva a Vincy mentre quello che non aveva nessun adesivo era semplicemente di Cesare. Un metodo che ha funzionato alla grande per non farli litigare anche in vacanza e che abbiamo efficacemente adottato al nostro rientro a casa.
Persino per andare in spiaggia avendo spesso abbigliamento e accessori identici le etichette e le targhette sono state un ottimo metodo per far che che loro stessi imparassero a gestirsi in autonomia le varie “proprietà”.

Le etichette adesive tra l’altro sono state un ottima scelta perché oltre che resistenti, si sono dimostrate riutilizzabili e quando le abbiamo applicate diverse volte spostandole in base alle necessità senza però lasciare traccia dell’attacco precedente. Motivo per cui le avevamo usate persino sui giochi che l’albergo ci aveva messo a disposizione nell’appartamento family.

Etichette che possono essere l’ideale anche per il materiale scolastico esattamente come i braccialetti che diventano indispensabili in caso di allergie o gite con i compagni. 

Da ormai tre anni sono diventata una patita di attacca e stacca ritornando indietro nel tempo come quando ero bambina, e anche farmi aiutare dai bimbi nell’organizzare le loro cose in questo senso è diventato un modo come un altro per passare del tempo insieme divertendosi e imparando qualcosa di nuovo.
E non vedo l’ora di avere ancora la possibilità di portare i bimbi allo stadio o in qualche grande attrazione per poter sfruttare di nuovo i loro braccialetti che hanno scelto personalmente nelle fantasie a loro più gradite.

Perché con tre figli l’organizzazione è al primo posto ma l’attenzione nel non smarrire mai nulla (figli compresi) è ancora più importante.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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