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Anteprima la paura del buio

Non spegnere la luce

by Giada Lopresti

Da bambina ho sempre avuto paura del buio. Ho dormito nel lettone dei miei genitori fino all’età di dodici anni (e forse qualcosina in più) sfrattando a turno i miei genitori nella mia cameretta. La colpa era principalmente mia visto che fin da piccolissima ho maturato un amore innato per i film horror che vedevo puntualmente di nascosto e tra tutti, quello che mi segnò sicuramente l’esistenza credo proprio fu IT.
Ricordo perfettamente che ne rimasi scioccata. Quel lungometraggio trasformò il mio amore per i pagliacci nel terrore più completo e da li nacque anche la mia (anche attuale) fobia per i ragni.

Dopo aver visto quel film gli incubi di notte si sprecavano, l’immaginazione della bambina che ero toccava ogni tipo di assurdità e la mia paura cresceva ogni di sera in sera.
Non riuscivo ad addormentarmi sicura che un mostro sarebbe spuntato da sotto il mio letto o da sopra l’armadio perché, avendo una cameretta a ponte, il mio comodo materasso era sovrastato da enormi tavole di legno e di conseguenza io, per paura che all’improvviso sbucasse qualcosa, cercavo di appiattirmi dal lato del muro, cosicché mi sarei nascosta per bene dai cattivi dei miei incubi.

Viste le mie esperienze nell’infanzia e nell’adolescenza ho cercato il più possibile di tutelare i miei figli tenendoli lontani da immagini violente o comunque non adatte alla loro età (Avengers e supereroi a parte ovviamente perché questa categoria ha una “calamita” per i treeni and over) ma soprattutto il mio obiettivo è sempre stato quello di non inculcare loro vari ed eventuali “stereotipi comuni” riguardanti le paure più diffuse: la paura del buio, il lupo nero che ti mangia, il mostro nell’armadio, ecc.
Sono sempre stata un pò contro queste affermazioni perché trovo inutile che si debba “minacciare” un bambino spaventandolo con qualcosa che non esiste solo per riuscire a compiacerci o per farlo diventare più grande o più forte.
Con mio grande dispiacere ho comunque miseramente fallito nel mio compito visto che non vivendo in una campana di vetro, i miei figli queste paure le hanno più che altro sviluppate fuori casa con conseguente ripercussioni sulla loro vita e sulla loro quotidianità.

Con Cesare stiamo affrontando in modo molto accentuato la paura del buio: non entra più in una stanza se non prima accende la luce, è convinto che il suo amico immaginario (attualmente chiamato Jack) gli faccia scherzi nella notte e questo comporta che spesso e volentieri si svegli strillando o piangendo. Per la messa a letto quindi abbiamo ripreso da qualche tempo ad addormentarci uno accanto all’altro e il fattore positivo è che dormendo finalmente in un letto singolo, le mie gambe hanno lo spazzo che meritano senza dovermi obbligatoriamente avvolgermi in me stessa come un piccolo riccio.
Contiamo le stelle, cantiamo qualche filastrocca, leggiamo un libro e piano piano, anche con un pò di insistenza, finalmente crolla nel suo mai troppo lungo sonno.

Sempre più spesso infatti dopo qualche ora si avvia di soppiatto verso il nostro letto se, e solo se, la sua stanza e la nostra non sono completamente al buio (altrimenti via ad un urlante e dirotto pianto in cerca di aiuto e conforto).
Una delle parti più belle dell’indipendenza di un treenne è che, nonostante il coosleeping forzato ti costringa a posizioni assurde per riuscire a tirare qualche ora di sonno in più, da comunque la possibilità di scendere da solo da letto, camminare da solo fino alla camera di mamma e papà, infilarsi da solo sotto le coperte e addormentarsi di nuovo da solo come se niente fosse successo. E il fattore “da solo” non è da sottovalutare eh! Soprattutto quando non dormi da tre anni…
Lo so per molti il coospleeping è una pratica da abolire, per alcuni inutile mentre per altri ancora una bibbia dell’alto contatto ma se di sopravvivenza si parla a me per adesso va bene così perché spero di avere sempre tempo per correggere alcune “cattive abitudini”. Anche io ho imparato, nell’adolescenza ma ho imparato! (e no…. non mi conforta la cosa a dire il vero).

Il suo sonno arriva quindi se, e solo se, la sua camera è leggermente illuminata e in questo caso noi utilizziamo una lucina fotosensibile di Pabobo che avevo acquistato tempo fa sul sito di Tutete: si accende quando la stanza è buia e si spegne quando rileva della luce alla stanza. Comoda e pratica perché non bisogna staccarla dalla presa della corrente ogni qual volta che il bambino si sveglia e non rischi di dimenticarti di attaccarla quando i bambini vanno a letto (anche se con mio figlio questo pericolo non esisterebbe di certo).
Della stessa linea usiamo anche una versione portatile (che si ricarica proprio come il cellulare) che si può essere maneggiata facilmente dalle piccole manine dei bimbi portandola in giro ed è utile perché nel caso specifico, mio figlio la usa per arrivare fino nella nostra camera da letto proprio come se fosse una torcia. In realtà con questa versione nomade siamo riusciti a risolvere diverse situazioni perché, essendo che il tragitto tra le due stanze è leggermente illuminato da un finestra che affaccia sulla strada, capita anche che venga posizionata direttamente in camera nostra per illuminare quanto basta la stanza per evitare così vari ed eventuali ostacoli che ci possono essere durante il percorso (proprio come le ciabatte che sono perennemente qua e la ai piedi del letto).
Non so per voi infatti, ma qui la fase del risveglio è traumatica per tutti a qualsiasi ora della notte e del giorno e visto che la vista (pardon per il gioco di parole) gioca brutti scherzi conviene sempre cercare di fare il possibile per evitare di finire con la faccia in terra o con qualche mignolo mozzato negli spigoli nei mobili o delle porte (momento fisico alquanto doloroso).

La paura del buio e la luce da notte fotosensibile

Ovviamente la mia soluzione non è da scoperta dell’acqua calda e ne tantomeno dovevo diventare mamma per dire che esistono sistemi di questo genere, ma spesso capita di entrare nel panico per molto molto meno e io stessa prima di “risolvere” questo piccolo disagio ho dovuto sperimentare varie alternative dove indubbiamente, la luce notturna oltre che essersi rivelata la più adatta si è scoperta anche come molto rassicurante, persino per i bimbi come BigVincy che si addormentano solo nel buio più completo.

Pabobo luce notturna
La paura del buio e la luce notturna ricaricabile Pabobo

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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1 comment

Rachele 6 Febbraio 2016 - 0:08

Ciao tesoro, per ora Pietro non da segni di paura del buio ma io ne ho sofferto un po’ da piccina e le lucine son state la mia salvezza. Raccontaci come andrà l’evoluzione di questa fase! Vi abbraccio tutti

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