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Un’invasione di uova

by Giada Lopresti

Domenica sarà Pasqua. Giorno in cui inizierà ufficialmente il periodo del “cosa mangiamo oggi? Cioccolato!”.

Non che la cosa mi dispiaccia visto che, ameno per me, una vita senza cioccolato sarebbe sicuramente più triste e amara, ma se ogni volta ripenso per quanti mesi siamo costretti a conservare frammenti di uova rotte nei vari contenitori sottovuoto riempiendo tutte (e sottolineo tutte) le dispense di casa, un po’ lo ammetto, mi viene lo sconforto.
Qualsiasi sportello mi ritrovi ad aprire, in ogni angolo remoto e non, ci ritroviamo invasi da pezzi di gustosa cioccolata. E il fatto che quest’anno in casa siamo in cinque (anche se il più piccolo fa poco testo) probabilmente agevolerà il susseguirsi di mangiate senza fine.

Adoro la Pasqua da sempre.

Da bambina per me era un po’ come rivivere il giorno di Natale con l’unica differenza che, in quel giorno, faceva un po’ più caldo e c’erano molti più dolci da mangiare.
Svegliarsi la mattina e correre verso la sala da pranzo dove mamma e papà avevano sfoderato tutte le uova acquistate e regalate per una guerra all’ultima sorpresa.

Come è ovvio c’erano uova più apprezzate e altre meno.
Le più amate erano indubbiamente quelle con le sorprese perfette che non importava tanto cosa fossero ma a chi in qualche modo appartenessero. Personaggi dei cartoni animati, eroi e tutto quello che nella mia infanzia poteva piacermi.

Il rumore della carta, l’inebriante profumo del cioccolato che con convinzione cercavo di rompere nella sua metà perfetta e la gioia della sorpresa. Quanti giocattoli collezionati negli anni.

Una passione che riesce a coinvolgere tutti i bambini.

Esattamente come me ormai parecchi anni fa, anche per i miei figli il discorso è identico a quello della mia infanzia.
Se un tempo erano i miei genitori quelli che furtivamente nascondevano le uova all’interno del bar del salotto oggi sono io quella che cerca di mimetizzare le uova di Pasqua all’interno dello sgabuzzino cercando di far di che non siano ne alla portata e ne alla vista dei piccoli terremoti.

Da quando hanno avuto un età tale da poter mangiare il cioccolato godendo anche della sorpresa ogni anno casa nostra è letteralmente invasa da decine di uova che, una volta aperte, regalano felicità a tutti.
Una mano impiegata per portare il cioccolato alla bocca e l’altra alle prese con il regalino trovato all’interno. E ammetto che delle volte mi ritrovo a tornare bambina venendo nella loro gioia, la mia alla loro età.

Inutile dire che ormai il periodo precedente alla Pasqua è tentatore nell’acquisto delle uova, motivo per cui, da circa un mese prima l’arrivo grande giorno, i miei figli hanno il divieto di mettere piede in qualsiasi supermercato.
Mi piace l’idea della sorpresa e adoro leggere il loro stupore negli occhi quando vedono ciò che mamma e papà sono riusciti a comprare per accontentare i loro gusti.

L’anno scorso ad esempio hanno toccato il picco della felicità quando abbiamo scelto sia per loro che per i vari regali ad amici e parenti, le uova di Dolci Preziosi.

Minion e tartarughe ninja erano stati i più apprezzati, soprattutto per le uova nella versione con la maschera in regalo oltre alla sorpresa all’interno. Maschere che oggi usano quotidianamente per giocare.

Sarà che poi avendo lavorato per un periodo della mia vita da Toys Center, ho un particolare legame affettivo con queste uova ma sta di fatto che, almeno a mio parere, con i personaggi e le sorprese Dolci Preziosi si azzecca sempre.
Lo dico perché anche quest’anno ha centrato l’obiettivo tramutando in uovo i cartoni animati preferiti dei miei bambini e non solo (PJMask, la squadra della giungla e gli intramontabili Minion, per fare qualche esempio).

Come potevo quindi cambiare direzione consapevole della felicità che con poco avrei regalato loro?

Quest’anno però, nonostante la nostra fedeltà sia rimasta immutata, abbiamo voluto comunque giocare d’anticipo per iniziare a gustare il nostro adorato cioccolato.
Abbiamo iniziato ad aprire le uova già dalle settimana scorsa e non perché la Pasqua sia una festa poco sentita ma semplicemente perché, i miei bimbi le hanno scoperte ancora prima che riuscissi a nasconderle.

Un uovo ciascuno. Giusto per avere un assaggio di quello che li aspetterà il giorno della grande abbuffata: Pasqua.

Non sapendo dire di no ho ceduto nel fargli scartare quello del cartone che allo stato attuale è in cima al podio delle preferenze. E così superpigiamini fu.
Tra un pezzo di cioccolato e l’altro, si sono letteralmente assorti nel giocare con le calamite dei PJMask ringraziando anche il cielo se la fortuna ci ha assistiti nel fargli trovare la stessa sorpresa. Giusto perché qualche litigio risparmiato tra di loro è salute che riusciamo a guadagnare io e mio marito.

L’entusiasmo, i sorrisi e la felicità nel vederli uniti nella gioia di un semplice gioco condividendo tutto di quell’esperienza. È stato un momento più unico che raro.
Dicono infatti che sia il Natale il periodo dell’anno dove sono tutti più buoni ma, a mio parere, chi ha inventato questo detto non aveva mai visto i miei figli davanti ad un uovo di Pasqua. Se così fosse le parole sarebbero totalmente diverse.

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