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Chicco Goody: il passeggino dei grandi

by Giada Lopresti

“Ma tuo figlio non è grande per usare passeggino?”
NO.
Quelle rare volte che ancora mi sento porre questa domanda, la mia risposta è sempre questa.

È vero. Le dimensioni di Enea hanno sempre, in qualche modo, ingannato il mio interlocutore.
Fin da neonato, ha sempre dato l’impressione di essere più grande della sua età (e i vestiti che ha indossato negli ultimi quasi tre anni e mezzo ne sono la piena dimostrazione). 
Ma, nonostante i suoi ormai tre anni suonati, non è un bambino da considerarsi “grande” per poter utilizzare ancora il passeggino.

Perché il passeggino, così come moltissimi altri prodotti della prima infanzia, non dovrebbe essere considerato un qualcosa a breve scadenza (quelli solitamente sono esposti e acquistabili al banco frigo di un qualsiasi supermercato), bensì una necessità da vagliare di caso in caso.
E nel nostro caso è ancora, anche se non spesso, indispensabile.

Nel nostro caso è indispensabile in diversi momenti delle nostre giornate.

Nei viaggi. Soprattutto quando, sia da sola che in coppia, mi ritrovo a dover gestire tre figli e svariate valigie.
L’utilizzo di un passeggino infatti mi permette di poter camminare a passo sostenuto mettendo il più piccolo dei miei bimbi a bordo spingendolo con una mano, e facendo si che gli altri due si attacchino ai lati dello stesso per non perderli di vista. 
Magari spingendo con l’altra il carrello con le valigie che ci accompagnano.

È indispensabile al mattino quando mi ritrovo a dover correre, perché perennemente in ritardo, per accompagnare a scuola i miei bambini. 
Un momento dove, carichi da una nottata di sonno, solitamente Enea tende a correre da un lato all’altro del marciapiede, stancandosi dopo qualche centinaio di metri e supplicandomi di poterlo prendere in braccio.

È indispensabile, nello stesso caso, soprattutto quando piove. 
Perché posso coprirlo con un telo antipioggia sapendo di arrivare a destinazione con almeno uno dei tre figli asciutto e protetto come dovrebbe. Visto e considerato che gli altri due hanno manualità con l’ombrello così come io la possiedo con i ferri da maglia. 
E no… non sono assolutamente in grado di sferruzzare nulla.

In più di sette anni di maternità, con tre figli e tre esperienze completamente differenti per ogni caso, mi sono rassegnata al fatto che ogni mamma e ogni papà hanno – e devono avere – la possibilità di gestire i propri figli secondo le necessità della loro famiglia.
E questo non implica avere l’obbligo che i pensieri della società o i presunti tempi che la stessa ti impone siano corretti.

Considerando soprattutto che anche in base all’età, al peso e all’altezza di un bimbo, non sempre è semplice riuscire a sposare le proprie esigenze con quello che il mercato ti propone.

Come accennato poco sopra, Enea è sempre stato un bambino molto più grande (quanto meno in termini di dimensioni), rispetto alla maggior parte dei suoi coetanei.
E questo, in alcune scelte e in diversi acquisti, ci ha messo in non poche difficoltà in molte occasioni.

Siamo infatti riusciti a cavarcela nella maggior parte dei casi come nella scelta dell’abbigliamento o nella taglia dei pannolini, ma non nego che nella scelta dei vari passeggini, fin da piccolissimo, non sempre è stato semplice riuscire a sposare le sue, e le nostre, esigenze.

Siamo andati più a rilento su alcuni aspetti (ha iniziato a tirarsi su da solo decisamente tardi e questo ci ha permesso di sfruttare la culla molto più a lungo rispetto a quanto fossimo riusciti con i fratelli), ma su altri, fin troppo presto, non è sempre stato semplice trovare il giusto compromesso.

Poco prima che compisse due anni, Enea era un bambino che superava già i 15kg di peso. Cifra indicata come limite per la maggior parte dei ‘passeggini leggeri’ o secondi passeggini in commercio.
E per quanto fosse sicuramente già in grado di camminare, è spesso stato difficoltoso credere di poter effettuare lunghi o brevi tragitti a piedi nella speranza che potesse stare dietro al passo dei fratelli (e della sottoscritta) soprattutto con la convinzione che non si sarebbe fatto distrarre da una qualsiasi cosa lo circondasse. Aria compresa.

Abbiamo quindi scelto di sfruttare al massimo ciò che avevamo (nel nostro caso il Miinimo 2) alla ricerca di qualcosa che potesse essere considerato addirittura migliore nel poter sostenere un peso “importante” come il suo. 
Soprattutto nonostante l’età ancora decisamente infantile.

Senza considerare che le nostre esigenze, sia pratiche che di spazio, erano in attesa di un modello a quattroruote che potesse essere in assoluto migliore: quindi anche compatto oltre che estremante leggero.

Sono ormai svariati anni che tendo ad orientarmi solo ed esclusivamente su passeggini che possano rientrare in piccoli spazi. Soprattutto da quando ho iniziato a viaggiare molto più spesso (con treni e aerei) di quanto avessi mai potuto immaginare.

Era per me indispensabile che un passeggino fosse in primo luogo compatto. 

L’essenziale è infatti sempre stato che potesse entrare tranquillamente nella cappelliera dell’aereo esattamente come se fosse un bagaglio a mano, verificando di volta in volta se accettato dalla compagnia aerea che si sta utilizzando, visto che ognuna ha le sue misure per il bagaglio a mano. 
Un po’ perché nella stiva mi hanno rovinato diversi passeggini negli anni, e un po’ perché una cosa è recuperare un passeggino sul nastro bagagli sostenendo in braccio un bambino piccolo trainando insieme più bagagli e un conto è avere la comodità di un quattroruote non appena messi i piedi a terra scesa dall’ultimo scalino della rampa di scalo.

È sempre stato importante che potesse chiudersi con una sola mano. Ma soprattutto aprirsi con una sola mano.
Ho infatti perso il conto delle volte in cui ho dovuto fare questo procedimento con mio figlio in braccio. Anzi… forse, ripensandoci, non è mai successo di aprire o chiudere un passeggino compatto utilizzando entrambi gli arti.

E ad oggi che queste necessità, insieme a molte altre, si sono notevolmente amplificate, l’arrivo di Chicco Goody è stata una vera e propria manna dal cielo.

Chicco Goody è stata una scoperta, una rivelazione.

Il primo passeggino di Chicco, leggero e compatto (ma compatto davvero) che non solo sposa completamente tutte le necessità che ho scoperto di avere negli ultimi anni ma che, oltre ad aprirsi con una sola mano, si chiude completamente da solo nel vero senso della parola, con un solo gesto.
E no. Non è un passeggino elettronico.

Il primo passeggino leggero di Chicco che riesce a supportare fino ai 22kg di peso sulla seduta, con il solo gesto di due dita che in sincro sbloccano il maniglione e, con un leggero gesto di spinta, ha un meccanismo che autonomamente permette la corretta chiusura dello stesso.
Sollevandolo poi dal manicotto (se presente) per poterlo sollevare agilmente grazie all’estrema leggerezza della struttura.

Ha una cappottina estensibile che permette la totale schermatura dal sole anche in quei momenti della giornata dove potrebbe dare fastidio richiedendo l’uso di tendine esterne. 
Ed è solido da morire.

Con Enea, che ha già superato i 20 kg da un pezzo, ho riscoperto il piacere di passeggiare secondo i miei ritmi senza avere la sensazione di spingere un piccolo bisonte.
Nonostante il sicuramente non leggerissimo peso di mio figlio, Chicco Goody e semplice da manovrare e spingere anche con una sola mano.
E, cosa da non trascurare, è un passeggino utilizzabile fin dalla nascita.

Uno di quelli avrei comprato ad occhi chiusi anche sette anni fa – e che avrei utilizzato fino allo sfinimento – se solo fosse già esistito.

Chicco Goody è entrato in casa nostra qualche giorno prima di Natale.

Ma ha già attraversato l’Italia a brodo di quattro treni, è stato messo nella cappelliera di un aereo ed è stato incastrato in diversi mini-bagagliai come se fosse un piccolo portafogli.  

In poco più di un mese si è rivelato un passeggino spettacolare ma soprattutto adatto a noi a 360° gradi (soprattutto se consideriamo il fatto che, rispetto ad altri brand, oltre ad avere un prezzo decisamente sotto la media viste le caratteristiche, nella confezione ha sia il manicotto che il parapioggia inclusi).

Ma la parte che amo più di tutte, senza nulla togliere alle diverse comodità e caratteristiche che lo contraddistinguono, è osservare la faccia delle persone che notano il suo particolare modo di chiudersi quando siamo in un qualsiasi posto con non sia casa.
Lo stupore di chi osserva la sua chiusura automatica è veramente qualcosa di impagabile.
E nonostante sia perfettamente al corrente che prima o poi sarò costretta a salutarlo perché anche il mio “piccolo” bambino sicuramente crescerà, voglio godermi con vanto fino all’ultimo questo fichissimo mezzo ecologico a quattroruote.

Consapevole che, visto il suo limite di peso, rispetto ai modelli precedenti, lui sarà quello presente per più lungo tempo. Felicissima che sia così.

<Post in collaborazione con Chicco>

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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6 comments

Flavia 30 Gennaio 2020 - 8:57

Ciao sapresti dirmi se in una città come Roma piena di buche e San Pietrini potrebbe andar bene ? Le ruote come sono?
Grazie anticipatamente

Reply
Giada Lopresti 23 Maggio 2020 - 15:57

La stabilità del passeggino è sicuramente ottima e, per essere un passeggino compatto e quindi “privo” delle comodità che hanno passeggino più strutturati e grossi, a mio parere è ben ammortizzato.
Spero di essere stata utile 🙂

Reply
Andrew 22 Maggio 2020 - 12:34

Com’è bello. Lo comprerò sicuramente per mio figlio.

Reply
Giada Lopresti 23 Maggio 2020 - 15:53

Non te ne pentirai 🙂

Reply
Manuela 27 Giugno 2020 - 22:17

Va bene questo passeggino per i luoghi come i parchi?

Reply
Giada Lopresti 29 Giugno 2020 - 7:39

Ciao Manuela,
Questo passeggino è sicuramente adatto a moltissimi terreni, soprattutto se consideriamo il fatto che è un passeggino compatto e leggero.

Spero di essere stata utile.

Giada

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