Home LifeBe a son Quattro anni di pannolino

Quattro anni di pannolino

by Giada Lopresti

Sono trascorsi diciotto mesi dall’ultima volta che ho parlato di spannolinamento. Era l’estate del 2015 e mio figlio aveva due anni e mezzo.
Dopo un travagliato inizio da fratello maggiore e una forte regressione da parte sua in piccoli gesti quotidiani che lo tranquillizzavano nella sua routine, avevamo finalmente provato a togliere il pannolino di giorno.

Un passo alla volta, senza troppa fretta. Ma allo stesso tempo desiderosi di poter far sì che iniziasse l’asilo senza sentirsi in qualche modo “diverso” dai suoi compagni. E nonostante gli alti e bassi di quell’estate e dopo aver trovato una divertente soluzione che stimolasse Cesare nel familiarizzare con il vasino, fu proprio l’asilo l’incentivo giusto nel togliere definitivamente il pannolino almeno di giorno.

I suoi compagni erano già tutti con le mutandine e il suo disagio nell’avere il pannolino lo spronò a voler rinunciare ad usarlo almeno durante le ore diurne.

Ai tempi però frequentava la scuola materna solo di mattina.

Essendo abituato a dormire di pomeriggio e non potendo farlo all’interno della struttura, avevamo valutato che per il momento quella fosse la scelta migliore per lui.
Il pisolino pomeridiano infatti sarebbe stato sempre munito di pannolino perché lui nel sonno non riusciva proprio a controllare lo stimolo della pipì.

Per noi non sarebbe stato un problema. Il mio principale interesse era quello di non forzare il momento facendolo vivere male principalmente a lui.

Passati i mesi (molti) e con tanta tantissima pazienza anche il pannolino durante il pomeriggio piano piano è riuscito a sparire. Molto piano piano.
Nonostante i vari progressi ottenuti in un arco di tempo parecchio vasto il mio cruccio però rimaneva certamente quello notturno.

Non capivo da cosa potesse dipendere il fatto che lui non riuscisse in nessun modo a controllare i suoi stimoli. E un tentativo alla volta le provammo davvero tutte.

Gli tolsi il pannolino ritrovandolo al mattino inginocchiato sul pavimento con la testa appoggiata sul cuscino perché il letto era bagnato.
Notti in cui veniva a svegliarmi chiedendomi scusa per essersi fatto la pipì addosso non trovando le parole adatte a farlo sentire meno a disagio.
Volte in cui nonostante i suoi tentativi non riuscivamo a capire cosa non andasse.

Vederlo spesso mortificato e scoraggiato dai suoi fallimenti, mi ha fatto render conto che lui, semplicemente, non era pronto.

Mio figlio che da sempre prima di andare a letto beve anche mezzo litro di latte, si svegliava ogni mattina con il pannolino straripante di pipì. Ogni mattina.
E posso garantire che non dipendeva dal fatto che bevesse così alte quantità di latte. Ne tantomeno mi sentivo a mio agio nel privarlo di una coccola che per lui, ancora oggi, è un gesto fondamentale della messa a letto.

Superati ormai i quattro anni e vedendo che le cose nel frattempo invece di migliorare continuavano ad andare peggio, in tutta onestà ho iniziato a pensare che potesse soffrire di enuresi. Nonostante sia un disturbo confermato solo se superati i sei anni, avevo il timore che non fosse in grado di migliorare e mi ero quasi rassegnata nel dover comprare pannolini a vita.

In quel caso la colpa non sarebbe stata di nessuno ma il pensiero di dover affrontare il disagio davanti ai suoi compagni o agli amici mi metteva in difficoltà.
Essendo un bambino molto sensibile so per certo che non l’avrebbe vissuta affatto bene.

In questo caso il mio compito era solo quello di aspettare e vedere come sarebbe andata a finire. Prima o poi ero certa che le cose sarebbero migliorate. Anche se non avevo idea di quando.
Senza preavviso ha semplicemente iniziato a controllare il suo stimolo notturno.
Nessuna forzatura, nessun obbligo. Nessuna ostinazione nel tentare di farlo diventare grande.

È così che ha iniziato a svegliarsi con il pannolino asciutto.

Da che il pannolino non era sufficiente a trattenere tutti i liquidi notturni a che di punto in bianco ha iniziato a controllare lo stimolo. Nel giro di due settimane dove ad ogni risveglio il risultato era sempre lo stesso, ho chiesto mio figlio se si sentisse pronto a dormire con gli slip e senza pannolino.
Il suo orgoglio e la sua felicità nell’essere riuscito a crescere gli ha fatto voler tentare di dimostrare a se stesso di essere diventato grande.

Sono due settimane che ormai dorme senza pannolino e ad oggi ha quattro anni e tre mesi.
Forse troppo grande per avere il pannolino. Forse.

Io invece sono fermamente convinta di aver fatto bene a non forzarlo, a non obbligarlo nel tentare visti i fallimenti passati.
È stato abbastanza maturo da conoscere il suo corpo e prenderne una confidenza tale da riuscire da solo a capire quando sarebbe arrivato il momento.

Non nego che mi sarebbe piaciuto risparmiare sul costo dei pannolini negli ultimi diciotto mesi ma sono anche convinta che spendere gli stessi soldi in traversine per il letto e in lavatrici per le lenzuola lo avrebbe solo portato ad avere poca stima di se stesso.

Ha trascorso quattro anni con il pannolino. Ma non credo nemmeno che sia una coincidenza il fatto che abbia anche iniziato a voler dormire nel suo letto tutta la notte più o meno in contemporanea alla conquista di questo grande passo della sua indipendenza.

La sua autostima è cresciuta. La sua persona si è solidificata in qualcosa di più grande. E quattro anni o no io sono davvero orgogliosa di lui.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

You may also like

2 comments

Priscilla 27 Marzo 2017 - 17:31

Bravissimo!n Ognuno ha i suoi tempi per tutto: parlare, mangiare da solo e smettere di usare il pannolino. L’aver rispettato i suoi tempi significa aver dato fiducia e valore a tuo figlio, aver evitato che si sentisse diverso per una cosa che, in fondo, nell’arco della vita non ha molta importanza.
A chi interessa se tu hai cominciato a parlare a due anni o a quattro’ Che hai usato il pannolino fino a sei? Se non sei stato costretto a vivere la cosa come un trauma (e questo grazie al buon senso dei genitori) e sei diventato la persona che sei, ecco, questo è importante.
Per cui tanto di cappello anche a te, super mamma, che sei stata capace di pazientare e mettere le esigenze del tuo bambino davanti alle tue aspettative.
Io ti confesso che per certi versi devo ancora imparare.

Reply
Giada Lopresti 2 Aprile 2017 - 19:42

Con Cesare mi sono sempre fatta travolta dall’entusiasmo del volerlo vedere crescere. Quando ha iniziato a camminare aveva già 15 mesi suonati e anche per iniziare a parlare ci ha fatto attendere non poco.
Credo di aver imparato a pazientare quando nato Vincy, ho compreso molto di più che ogni bambino ha i suoi tempi e va rispettato per quello.
Si impara con il tempo e con le esperienze anche se non è sempre facile.
Un bacione :*

Reply

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.