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Nei film per bambini, c’era una volta il principe azzurro

by Giada Lopresti

Ci sono passioni che nascono e muoiono con il passare del tempo e altre che, dopo essere nate, rimangono tue per il resto della vita.
Passioni come quella che da bambina mi fecero camminare per chilometri osservando ogni angolo di marciapiede attorno alle cabine telefoniche, ormai quasi del tutto in via d’estinzione, solo per ricercare quelle schede che si potevano scambiare come se fossero importantissimi tesori. Un’epoca che sembra distante anni luce da quella di oggi dove primeggiano ovunque, e in mano a chiunque, tecnologicissimi smartphone.

Passioni come quella del collezionare figurine. Decine, centinaia, migliaia di figurine di tutti gli album venduti in edicola. Album quasi sempre dedicati ai cartoni animati e articoli del momento.
Album che ho accumulato per anni e dove, per anni, mia madre ha speso centinaia di lire in pacchetti premio per il mio andamento scolastico e non.

Passioni che sono morte perché cresciuta forse non troppo velocemente o perché il tempo e la scomparsa di alcuni parti della mia infanzia hanno fatto si che per forza di cose tutto svanisse.

E poi ci sono passioni che nascono per caso, come in una domenica qualsiasi dove insieme alla tua mamma, appassionata nel profondo come una bambina mai davvero cresciuta, ti ritrovi in una grande sala buia piena di poltrone.
Un luogo cupo e con luci soffuse colma di sedute bordeaux di velluto con poggia braccia numerati tutti rivolti verso un enorme schermo grigio.
Lo stesso schermo che, una volta spente quelle stesse luci, ti mostrerà qualcosa che non dimenticherai più.

Una passione che da sempre per me, si chiama cinema.

Ricordo ogni singolo film visto in un megaschermo.

Il mio primo fu un film di Kevin Costner che ai tempi, nonostante avessi solo nove anni, era l’attore che in assoluto mi aveva rubato il cuore. E nonostante il titolo in questione non fosse probabilmente uno dei più adatti alla visione e alla comprensione di una bambina di quell’età, convinsi quella Santa donna di mia madre nel portarmi a vederlo.

“Un mondo perfetto” mi fece versare lacrime fino allo sfinimento e mi emozionò così tanto da ricordarlo alla perfezione nonostante da quel 1993 siano passati ventisei anni. Esattamente come ricordo che per comprenderlo fino in fondo non solo dovetti guardarlo più e più volte, ma dovetti attendere anche un’età un po’ più matura osservandolo anche con occhi diversi.

Quello fu l’inizio di una passione che non svanì mai.

Da quella prima volta ci furono un susseguirsi di occasioni che insieme a mia madre non ci facemmo sfuggire, seppur consapevoli di dover attendere molto più di oggi per far si che venisse proiettato un film di nostro interesse.
Ma quell’amore per il cinema era così forte che attendere era quasi come un guadagnarsi un traguardo raggiunto.

Ricordo ogni film visto e ricordo in modo molto vivido le sensazioni che ogni film osservato fino ad oggi mi ha saputo regalare e lasciare. Film d’animazione compresi.

E nonostante abbia vissuto in sofferenza la lontananza di questa passione per cause quasi di forza maggiore, la passione per i film e il cinema non mi ha mai abbandonata. Nemmeno dopo essere diventata mamma, un momento che richiede un distacco forzato da alcuni hobby, a meno che non si abbia qualcuno a cui affidare il proprio bimbo fin da piccolissimo.

Ma questa lontananza ha fatto si che un’altra lunga attesa ne valesse la pena.

Ha fatto si che ne valesse la pena perché mi ha permesso di tentare con i miei bambini quello che mia madre fece con me.

Mi ha permesso di provarci molto prima grazie ai tempi diversi dagli anni novata e perché, ad oggi, ogni mese è colmo di novità adatte a tutti. Seppur, per alcune tipologie di film, il finale sia davvero abbastanza scontato soprattutto nelle pellicole d’animazione.

Questo perché, per i ragazzi della mia generazione, è difficile uscire dal “c’era una volta” con l’immancabile “e vissero felici e contenti”. È difficile immaginare un inizio e una fine differente da quello che è il quasi ormai scontato principe azzurro che salva la principessa in pericolo.
Pellicole che dettano bene o male la stessa tipologia di protagonista e antagonista, con mostri e magie meravigliose che ne delineano tutta la narrazione.

Per quanto infatti tutti belli, divertenti e con colonne sonore accattivanti e pazzesche, quasi tutti i film prevedono un copione standard da seguire senza particolari distinzioni dai fratelli proiettati in passato.
Ed ecco perché essere mamma di tre maschietti delle volte mi fa comprendere che forse è una salvezza non dover sempre osservare principesse e principi azzurri dei quali ormai il cinema è pieno.

O almeno questo era quello che pensavo fino ad un paio di settimane fa quando, in anteprima, insieme ai miei bambini abbiamo avuto modo di guardare un film dove il protagonista, stranamente, era proprio il principe azzurro: c’era una volta il principe azzurro.
Colui a cui Biancaneve, la bella addormentata nel bosco e Cenerentola devono dire grazie per averle risvegliate da un lungo sonno, ma anche un film dove proprio queste principesse non sanno essere tutte innamorate dello stesso uomo.

Perché se di principe azzurro si parla, nelle fiabe originali scritte in libri che da decenni si spolverano di generazione in generazione, in fondo era per tutti lo stesso in quanto non ilo vero protagonista della storia.
Un uomo senza un vero nome ma generalizzato solo come PA.

E nel film c’era una volta il principe azzurro, è un uomo colpito da un incantesimo proprio come lo erano le principesse del passato.

Una tipologia di favola che rende il principe azzurro protagonista ed eroe allo stesso tempo.

Una favola diversa che sa regalare emozioni insegnando molto sia ai bambini che agli adulti.
Un film che mi ha fatto riflettere dall’inizio alla fine e che ai miei figli è piaciuto così tanto da volerlo vedere e rivedere in loop. Per quasi un’intera settimana.

Un film che non ti permette di prevedere nessun passaggio successivo perché, di film così, non se ne erano mai visti e perché la persona che lo ha pensato e ideato è un vero genio dell’andare controcorrente (non per nulla è lo stesso creatore della mitica saga di Shrek – film d’animazione che sono andati ben oltre le solite favole per bambini).

Un film che in casa nostra ha avuto un successo inaspettato e che ha tenuto incollata allo schermo anche me, facendo si che mi ponessi domande e che mi sorprendessi insieme ai miei bambini ad ogni svolta inaspettata e ad ogni scoperta.

Cera una volta il principe azzurro è un film da vedere assolutamente per la storia che racconta, per la trama avvincente e fuori dagli schemi ma soprattutto perché, come è giusto che sia, ha tanto da insegnare attraverso le morali indicate tra le righe. Una pellicola che sa farti porre domande importanti regalandoti risposte semplici, tra una risata e l’altra,che possono aiutare la gestione delle emozioni ogni giorno.
Comprendendo alcuni importanti aspetti della vita fin da piccolissimi.

Ed è per questo che noi, molto probabilmente, saremo una di quelle famiglie che all’uscita del DVD, ne vedremo in loop ogni scena e ogni frame per un lungo lunghissimo tempo.
Perché ci ha saputo insegnare molto attraverso una storia originale ma soprattutto molto diversa.

Una tipologia di film di animazione che non fa nient’altro che rispolverare l’amore e la passione per il cinema e che ti permette di continuare a desiderare che, in un futuro, possa esserci qualcosa in gradi di sorprenderti in egual modo.
C’era una volta il principe azzurro alza le aspettative e permette ai bambini di appassionarsi comprendendo anche quanto sia bello godersi un film al silenzio e in una stanza gremita di persone con le quali condividere quel momento.

Quello che mi auguro quindi è che i miei bambini possano appassionarsi al cinema come la sottoscritta, anche dando merito a film come questo. Film diversi ma davvero pieni di tutto quello che c’è da comprendere e sapere.

<Post in collaborazione con M2 Pictures>

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