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Merenda senza zuccheri

by Giada Lopresti

Da circa un mese, per tutti noi, le vecchie abitudini sono re-iniziate a pieno regime.
Abitudini che hanno visto chiudere il capitolo delle vacanze estive suddivise tra compiti, passatempi, il poter dormire fino a tardi, i vizi concessi dai parenti e i piccoli sfizi dispensati più di quanto si sarebbe dovuto. Una somma di piccoli piaceri che si concretizzano con la fine della scuola e che si faticano a perdere una volta ripresa.

Ogni giorno quindi, passo dopo passo, abbiamo cercato di ritrovare i nostri vecchi orari. Abituandoci a quei ritmi persi settimane prima e riprendendo in mano la routine quotidiana che tanto, almeno a noi adulti, era mancata.
Una routine fatta di una sveglia che suona quando ancora i bambini sono nel pieno del sonno, una colazione calibrata con un caffè che non può mancare – per cercare di ricordare almeno il tuo nome – e tutti quei meccanismi che iniziano ad ingranare prima che i bambini sollevino la testa dal cuscino.
E solo dopo aver capito chi realmente sei, la giornata inizia in maniera corretta.

Inizia con un momento di coccole tra le lenzuola fatto di baci, abbracci e piccoli solletichi che riescano a strappare un sorriso. Perché memore dei risvegli traumatici della tua infanzia, vuoi evitare che i tuoi figli possano tirarti dietro le pantofole già di prima mattina, cercando di fare il possibile perché non ce l’abbiano con il mondo già appena svegli.

Prosegue poi con una processione effetto zombie e occhi stropicciati nel breve percorso che separa il letto dal tavolo della cucina, ovviamente già imbandita e pronta ad accogliere la famiglia: solo così la giornata inizia con il piede giusto.

Le prime chiacchiere e i primi silenzi sono poi il vero segnale che scandisce l’inizio della giornata.

Una routine che comporta una serie di passaggi, nello stesso identico ordine ogni mattina. Un ordine che se non viene rispettato alla lettera, rischia di mandare tutto in fumo, ritardando quello che viene dopo. E questo succede quasi ogni giorno.
Passaggi scanditi da diversi “muoviti” pronunciati a ripetizione e in diverse tonalità di voce tra un lavaggio e una vestizione e tra un figlio e l’altro.
Passaggi che spesso, con grande stupore, terminano con tutta la famiglia pronta e profumata per uscire a ben dieci minuti dall’orario previsto per l’uscita.

Ed è in quei dieci minuti che, con molta calma, ognuno di noi ricontrolla il proprio kit della giornata per essere certo di non aver dimenticato nulla. Un kit che varia da persona a persona, ma che per i miei bambini solitamente si chiama merenda di metà mattina.
Una merenda pensata in base alle richieste dei vari istituti e pensata soprattutto in base alla loro età e alle attività loro proposte durante la loro giornata.
Una merenda che Cesare, come pessime abitudini vogliono, si dimentica puntualmente di mettere nel suo zaino.

E se proprio lui è il primo dei tre a farmi perdere la pazienza ogni mattina, è l’unico con il quale sulla merenda non ho bisogno di scontrarmi.

Cesare, infatti, sa perfettamente che la sua scuola, fin dal primo giorno in cui ci ha messo piede, consiglia solo determinati alimenti per la merenda affinché risulti sana e non appesantisca lo stomaco, in attesa del pranzo.
I consigli più spassionati, infatti, includono sempre un succo di frutta e un pacchetto di cracker o comunque qualcosa di solido e leggero che possa fornire il giusto apporto calorico, per soddisfare quel senso di fame che inevitabilmente arriva prima di sedersi a tavola.
E da mamma ho sempre apprezzato molto questa attenzione nei riguardi dell’alimentazione dei bambini.

Ad esclusione quindi della merenda solida, che quotidianamente cerchiamo di variare, su una cosa siamo sempre entrambi d’accordo: il succo di frutta (ovviamente alla pera), nel suo zainetto sarà sempre presente.
Nel tempo, essendone tutti in famiglia dei grandi consumatori, mi sono però chiesta più e più volte se i succhi di frutta fossero davvero sani dal punto di vista della quantità di zuccheri presenti.

Non nego, infatti, che è spesso capitato di variare brand in base alla selezione presente sugli scaffali del supermercato.
Così come non nego che l’occhio, consumandone davvero moltissimo, sia spesso capitato sul prodotto “in offerta” indipendente dal marchio più o meno famoso. Soprattutto perché, ignorante in materia, ho spesso ritenuto che i prodotti proposti fossero presumibilmente tutti uguali.
Con il tempo ho avuto modo di constatare che in realtà non è affatto così.

Soprattutto da quando Skipper Zuegg ci ha chiesto di provare la loro nuova gamma di succhi di frutta in brik, identica nel formato a quelli che solitamente consumiamo, ma che di diverso hanno un contenuto privo di zuccheri aggiunti.

Un fattore importantissimo e spesso sottovalutato da molti, che costituisce una valida alternativa ai succhi solitamente consumati nella merenda a scuola ma anche nel pomeriggio o dopo gli allenamenti.

Sono infatti spesso proprio i miei figli a richiedere il succo di frutta senza che sia io a proporlo, consumandone magari più del previsto e rischiando appunto di assumere più zuccheri del dovuto. Un problema che questi nuovi prodotti Skipper Zuegg sono in grado di ovviare.

Prodotti che seppur simili esteticamente a quelli di tutti i brand competitor hanno, oltre alla lista ingredienti molto breve, un design molto semplice ma al tempo stesso accattivante, senza quell’utilizzo spropositato di colori accesi, che spesso ritroviamo sugli scaffali dei supermercati.
Uno stile unico e ben differente che rende anche divertente la merenda, stimolando la fantasia del bambino grazie alle forme disegnate sul brik che consentono di creare dei piccoli puzzle a forma di torre, facendo combaciare quelle stesse forme con quelle di un secondo o terzo brik.

E qui, con tre bimbi grandi intenditori e amanti di succhi di frutta, il divertimento in questo senso è diventato all’ordine del giorno.

È stata una fortuna scoprire questo prodotto, lo è stata perché di base con la grande varietà di prodotti che si trovano sugli scaffali unita alla disattenzione che ogni tanto mi caratterizza durante la spesa, probabilmente mi sarebbe sfuggita la possibilità di riuscire a dare il meglio ai miei bambini, continuando a proporgli quello che per loro non sarebbe stato il meglio.
Un “meglio” privo di zuccheri aggiunti, coloranti artificiali e conservanti che possa far apprezzare il gusto genuino della frutta e che, una volta aperta la stessa confezione, faccia trovare ai bambini molto più divertente consumare un succo di frutta, stimolando la loro fantasia e riuscendo a trasformare la merenda in un momento di gioco condiviso.

E per quanto mi riguarda il gioco, fino a che si è bambini vogliosi di scoprire, è un elemento che non dovrebbe mai mancare.

<Post in collaborazione con Skipper Zuegg>

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