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Nostalgia

by Giada Lopresti

Di recente ho mentito spesso  a mio figlio.
Ogni volta che mi sento chiedere: “mamma quando andiamo a Torino?”  non so mai cosa rispondere e, per non deluderlo, dico enormi bugie pronunciando una parola che vorrei poter considerare concreta “presto amore. Ci torniamo presto”

Presto: Tra poco tempo, Entro breve tempo.
Questo è il reale significato di questa parola ma nel mio presto, in quello che intendo io pronunciandola, Torino è una meta che non riesco a visualizzare in fondo a questo tunnel ancora molto buio.

Un mese fa esatto, rientravamo a casa dalle tre settimane più belle degli ultimi cinque anni. Rientravamo a casa sconfitti e senza voglia di anadare via da quella città che tanto ci ha saputo regalare e far scoprire di noi.

Ritornavamo a casa sognando di non doverci rimettere in macchina.

Ritornavo a casa osservando la tristezza negli occhi di mio marito, una tristezza dell’essere tornato alla sua vita di sempre. Triste per la prima volta, in dieci anno che stiamo insieme, del ritornare nella sua terra.

Quando ripenso a quelle tre settimane rivivo le emozioni che ho sempre sognato godere in compagnia della mia famiglia: lo stare da soli, il dover essere completamente autonomi e indipendenti senza nonni, zii o qualche altro aiuto possibile.
Imparare a gestire le liti continue di due fratelli maggiori che solitamente si vedono solo di sera, osservando come da “senza speranze” quali erano arrivati a Torino, ero riuscita a comprenderli molto meglio facendo sì che si vivessero tra loro dei comportamenti pseudo normali un pò alla volta.

Ho ancora ben nitide nella memoria tutte le giornate e le risate fatte insieme.
L’entusiasmo dello svegliarsi al mattino alla scoperta di qualcosa di nuovo da vedere, osservando poi lo stupore una volta arrivati a destinazione.

Ogni momento è stato un’emozione.

Dai musei ai parchi, dalle passeggiate ai pranzi fuori casa. Tra alti e bassi tutto quanto è stata un’avventura.

Ricordo bene anche quando per questioni di organizzazione abbiamo dovuto traslocare in un altro appartamento con la conseguente delusione dei miei figli che si erano così affezionati e divertiti in quel luogo che ormai era “la nostra casa”.
esattamente come ricordo come sia stato difficile spiegare loro il perché di quel cambiamento visto che di andar via non ne volevano sapere.

La nuova casa era stata accettata con entusiasmo, ma a loro mancava la cameretta e i giochi che per due settimane li avevano accompagnati ogni giorno. E per cercare di far comunque trapelare in loro dell’entusiasmo con le parole più semplici che in quel momento ero riuscita a trovare, ho semplicemente spiegato ai miei bambini che nell’appartamento che avevamo lasciato ci sarebbe stata una festa e che per poterla organizzare al meglio sarebbe servito del tempo e il giusto spazio.

Furono cinque i giorni di attesa per loro. Cinque giorni che ne sono valsi davvero la pena.

Ci eravamo dovuti trattenere a Torino per qualche giorno in più a causa del mio lavoro ma soprattutto perché dopo aver provato l’appartamento family del Duparc Contemporary Suites per due settimane, avremmo potuto presenziare ad un evento che in qualche modo inaugurava l’appartamento stesso.

Un evento dove ci sarebbero stati altri bambini con le loro mamme. Mamme torinesi che hanno avuto modo di conoscere e apprezzare questo bellissimo posto studiato appositamente per le famiglie.
Perché può sembrare strano da sentir dire ma il Duparc, a Torino, è conosciuto in un modo che non rispecchia il suo essersi rinnovato negli ultimi anni.

Molti non sanno che da essere solo un residence si è trasformato anche in albergo.
Non sanno che la SPA e il ristorante sono dei servizi che si possono vivere anche senza essere ospiti della struttura.
Non sanno che è un luogo adatto alle famiglie con un appartamento creato appositamente per le necessità soprattutto dei più piccoli.

Ricordo che quando fu il momento di partecipare a questo evento organizzato dissi ai miei bambini “andiamo a casa” e la pronta risposta del più grande di loro mi emozionò con un nodo alla gola “a casa nostra quella con la cameretta?”.
E nemmeno il tempo di rispondere in modo affermativo che erano già pronti davanti all’ascensore per ritornare ancora in quel loro mondo così speciale.

“L’otto lo schiaccio io!”

Erano passati solo cinque giorni eppure ricordavano perfettamente il tasto dell’ascensore per il quale puntualmente litigavano.

Si diressero verso la porta in autonomia e suonarono il campanello. Una volta entrati fu stupore.

Gli addobbi a tema Francese erano stupendi e ovunque si sentivano bambini divertiti e impegnati nei loro lavoretti. Alcuni stavamo cucinando macaron.
Non dovetti contare nemmeno fino a uno che già entrambi i miei figli corsero verso la loro cameretta per controllare fosse esattamente come l’avevano lasciata. Perché quella cameretta era stata, è e sarà per sempre loro.

Li ho visti intrattenersi con gli altri bimbi e con gli animatori mentre nostalgica vagavo per casa ripensando a quanto di noi avremmo lasciato li. Di certo un pezzo del cuore di tutti già era presente.
Mentre i bambini giocavano le mamme erano state invitate ad una seduta di spa per rilassarsi e conoscere il servizio di questa struttura così ben gestita e organizzata.

Ma io no. Io ho preferito godermi “la nostra casa” un’ultima volta. Perché io da li non me ne sarei ai andata.

Quelle due ore passarono così veloci che non fui nemmeno in grado di accorgermi del tempo che correva via.
Vidi che erano le sette passate solo dopo che furono serviti i macaron fatti dai bambini: buonissimi!

D’istinto infatti fummo gli ultimi ad uscire dalla stanza 880.

Un pò perché non avrei voluto farlo e pò perché farlo avrebbe significato la fine di un’altra giornata e l’avvicinarsi della nostra partenza.

Non ho mai amato ne gli addii e ne gli arrivederci e le uniche volte che ho sofferto in queste situazioni sono state quando salutavo alla fine delle vacanze estive, il paese che oggi chiamo casa.

Ogni estate era uno strazio: gli amici, il mare, i nonni. Il sapere di rivederli dopo altri 365 giorni mi rattristava e puntualmente mi commuoveva.
Singhiozzavo per i primi duecento chilometri di viaggio, prima di cadere sfinita in un sonno profondo.

In questa occasione ho rivissuto i miei distacchi da bambina.
Dall’auto osservavo il Duparc che si allontanava mentre ai miei occhi era sempre più sfocato all’orizzonte. E non era la nebbia, ma le lacrime.
Passammo i giorni successivi a chiederci perché negli anni abbiamo continuato a decidere di vivere a Bagnara Calabra e nonostante io ne conoscessi perfettamente la risposta, vidi mio marito vacillare per la prima volta.

Nell’ultimo mese non è passato un solo giorno in cui i miei figli non chiedano di tornare, anche adesso che per noi è tempo di mare e divertimento. Ma ho fatto una promessa e le promesse si mantengono: noi a Torino ci torneremo e torneremo al Duparc nella nostra casa.

Non so se questo succederà ancora come ospiti, non so se avremmo modo di poter fare una vacanza ancora così lunga e godere di tutte le comodità che abbiamo così apprezzato, ma so con certezza che eventi come quello a cui abbiamo partecipato verranno ripetuti nel tempo e so che io ci vorrò essere esattamente come vorrò incontrare altre mamme di Torino proprio li, al Duparc, per poter bere insieme un caffè e sentirmi ancora una volta come a casa.

 

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