Life

Sentirsi abbandonata

Sola. È esattamente così che mi sento in questi giorni.

Nonostante infatti possa vantare la fortuna di essere circondata dall’amore della mia famiglia, la solitudine e la paura non hanno smesso di crescere in me e di abbandonarmi.

Nelle ultime settimane non ho fatto nient’altro che assistere impotente a notizie orrende che hanno coinvolto tutta la popolazione sia nazionale che mondiale. L’incidente in Puglia, la strage a Nizza, attentati ovunque, bimbi deceduti in tragiche circostanze. Momenti che hanno impoverito all’inverosimile l’animo di ognuno di noi eppure, nonostante tutto, io non ho potuto non continuare a preoccuparmi e ad avere paura per me stessa.

Ho paura

Ho paura perché anche se qualcosa di spaventoso è accaduto lontano da noi, io lo stesso in mi sento al sicuro. Egoisticamente continuo a pensare a me e al futuro incerto mio e della mia famiglia perché anche se nel mondo succedono cose aberranti come catastrofi e terrore il mio pensiero è sempre rivolto ad un unica e molto più vicina situazione di abbandono.

In queste settimane così già piene di momenti da cancellare, è stata presa all’improvviso una decisione drastica e assurda nei confronti di donne che come me devono mettere al mondo un bambino. È una notizia che non si è letta sui giornali nazionali perché come sempre alcune notizie sono poco importanti per essere diffuse, ma per chi come me sta affrontando una gravidanza, per chi come me è in procinto di terminarla e per chi invece ha appena a scoperto che tra qualche mese diventerà mamma probabilmente sa di cosa sto parlando.

È una sconfitta, l’ennesima, che coinvolge da vicino chi come me ha l’enorme sfortuna di abitare nella provincia di Reggio Calabria. Un fatto che  interessa solo “un misero numero di donne e famiglie” così da rendere quasi normale l’accaduto perché se normale non fosse qualcuno di certo avrebbe gridato più forte.

La data prevista per il mio parto, nella speranza di arrivare anche questa volta a termine con un parto naturale, é il 10 settembre.

Ancora quaranta giorni all’insegna dell’incognita più grande.

Una domanda al quale una mamma dovrebbe darsi risposta all’inizio della gravidanza e non certamente alla fine: “dove metterò al modo mio figlio?”

All’inizio non avevo dubbi. Avrei partorito nella stessa clinica dove ho messo al mondo anche gli altri due bambini. Il posto dove ho trovato assistenza, professionalità, calore e dove personalmente mi sono trovata benissimo con tutto il personale.
Il mio desiderio era che anche il terzo dei miei figli nascesse lì perché é un posto per me familiare, un luogo dove mi sono sempre sentita quasi a casa.

Poi la notizia: “il reparto di ginecologia e ostetricia di Villa Aurora chiude”. E questo con un avviso di pochissimi giorni.

Ho pensato alle mamme che avrebbero dovuto partorire a giorni. Allo sconforto di non poter essere affiancata dal medico che per nove mesi ha seguito la gravidanza. Al dispiacere di non sentirmi più a casa. Al terrore della tranquillità che all’improvviso é svanita.
E in fondo, io sono stata una mamma fortunata nella mia sfortuna perché ho avuto la possibilità di poter decidere e di avere il tempo per farlo.

Ma di preciso… Decidere cosa?

Le strutture nella mia zona o sono inesistenti o mal gestite e proviamo a pensare ad una persona che deve mettere al mondo un figlio.
Come si può ritrovarsi davanti ad un ignognita di questo tipo dopo che per mesi si é cullata in certezze distrutte in un istante? Come si può essere serena nel recarsi in un ospedale pubblico memore di racconti da notte del brivido o in ricordo di momenti incancellabili dalla memoria vissuti in prima persona?

Sì perché noi UN ospedale ce l’abbiamo peccato solo che quattro anni fa uscì dal loro reparto di ginecologia in lacrime dopo una visita fatta da un animale (perché chiamarla ostetrica sarebbe un offesa per chi lo è davvero). Un donna (anche se ancora non ne sono certa) senza tatto ne fisico e ne verbale, che distrusse il mio futuro con poche parole che non cancellerò mai ne dalla mente e ne dal cuore.
Come potrei rischiare di ritrovarmi davanti quello stesso personaggio durante il mio parto sapendo il male psicologico che mi ha fatto?

Non voglio entrare nei dettagli, fa ancora male pensarci e non voglio urtare la sensibilità di nessuno.

Ma da allora le cose non sono migliorate.

Si é parlato di negligenza più e più volte. E nello stesso numero di volte se ne sono sentite di tutti i colori.
Tutti aneddoti che non hanno fatto nient’altro che rafforzare il mio timore nel dover avere mai un giorno bisogno di questo ospedale.

É vero anche che le disgrazie e la la negligenza esistono ovunque. Non solo al sud. 

La differenza con altre città però é che noi qui di ospedale abbiamo solo questo. Mentre in altri posti magari c’è la possibilità di scegliere tra due, tre, dieci strutture.

Ho passato le ultime settimane consultandomi con mio marito e con la mia meravigliosa Dottoressa che Dio solo sa quanto mi mancherà il giorno in cui metterò al mondo mio figlio. Ma per quanti consigli e rassicurazioni mi abbiano potuto dare entrambi, l’ultima scelta deve essere mia.
Perché non solo devo essere convinta di quello che scelgo ma devo essere tranquilla nella mia persona per me e per il mio bambino.

Ho valutato di partorire nel policlinico di Messina, ma il rischio di non avere la coincidenza con la nave é troppo alto e scrivere “luogo di nascita: mar Tirreno” sulla carta d’identità di mio figlio certamente non é tra le mie priorità.
Ho pensato di provare a recarmi in un altra clinica. Ma quale ginecologo ti prenderebbe sotto l’ala a fine gravidanza? Quale medico si prenderebbe una responsabilità del genere?

E poi io  voglio solo la mia dottoressa che non potrà mai essere con me quel giorno, ma che non mi abbandonerà fino a che avrò bisogno di lei.

Scartate le opzioni più probabili e “comode”, l’unica rimasta non è poi così a portata di mano.
Ho deciso di tentare la sorte andando a partorire nell’ospedale di Lamezia che dista a più di un ora di strada da casa nostra (senza traffico) ma che al momento sembra sia l’unica opzione fattibile.
Anche qui il rischio di parto in auto è alto e invece di Mar Tirreno potrebbe esserci scritto “svincolo di…, piazzale di emergenza o km n° dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria”. Ma se per una mia serenità devo fare tanta strada, posso solo incrociare le dita nella speranza che Dio me la mandi buona.
Parlo di Dio perché nonostante io non sia praticante, credo e ho bisogno di credere che quel giorno vada tutto bene.
In un posto che non conosco, in mezzo a persone che non ho mia visto.

Ho questa esigenza di credere e sperare. 

Perché a quaranta giorni dalla data presunta parto è l’unica cosa che mi è rimasta da fare ma soprattutto, è l’unica che posso fare grazie chi non si ferma a riflettere su quanto un gesto possa rovinare la vita delle persone.

[bctt tweet=”Perché le cose succedono sempre agli altri… o almeno è così che ci piace pensare” username=”mammachevita_g”]

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Giada Lopresti

Nata e cresciuta nell'hinterland milanese, sono passata dalle nottate nei locali con le amiche a quelle in bianco con tre piccole pesti.

Commenti:

  • Ciao Giada, comprendo molto bene il senso di abbandono che descrivi.
    Io ho partorito da poco più di un mese il mio secondo bambino e pur abitando nella virtuosa Toscana con molte strutture pubbliche di buona qualità, per motivi che adesso non sto qui a spiegare nei dettagli, ho scelto di partorire in un ospedale a più di un'ora di auto dalla mia casa.
    Con tutti i rischi di far nascere quindi il bambino, come dici tu, al km n° :)
    La mia è stata una scelta non obbligata, avevo altre possibilità, lo ammetto. Ma ti posso assicurare che il senso di abbandono l'ho sentito anche io e quindi posso comprendere molto bene il tuo.
    Io sentivo di non poter scegliere di partorire vicino casa.
    E quindi andarmene lontano è diventata una scelta inevitabile.
    A parte il mio compagno che mi ha supportato in questa scelta, "gli altri" mi hanno fatto sentire spesso come una un po' "strana" facendo venira a galla così tutto il senso di abbandono.

    Vista la mia esperienza mi sento di consigliarti di andare dove senti di poter essere accudita con più calore e umanità.
    Ma non arrivarci spaesata. Non far si che sia, come dici tu, un posto che non conosci in mezzo a persone che non conosci.
    Inizia a frequentarlo. Chedi se hanno la possibilità di farti far un tour della struttura, del reparto e anche delle sale parto (in Toscana lo fanno, spero sia una prassi comune anche in altre regioni).
    E inoltre (anche se un po' al limite) prova ad entrare nel gruppo del corso preparto. Anche se lo avrai già frequentato, partecipare a questi gruppi ti da' modo di conoscere quali sono le prassi che si tengono nell'ospedale, oltre che a conoscere altre mamme che partoriranno li' con te e trarre da loro quella serenità che necessiti.

    Non so se le mie parole ti sono state utili.
    Per il resto, ti auguro di vivere questo momento nel miglior modo possibile.
    Continuerò a leggerti per tenermi informata.
    Un abbraccio
    Federica

    • Ciao Federica,
      Quella sensazione di sentirsi strana agli occhi degli altri la conosco bene anche io. Nella maggior parte delle volte in cui ho esposto i miei timori mi sono sentita quasi esagerata come se fossi l'unica donna al mondo che debba partorire e come se altri milioni non l'abbiano già fatto prima di me.
      Ma il punto é proprio questo: non siamo tutte uguali. Probabilmente se fossi stata al primo parto e fossi stata seguita da un medico della struttura pubblica di zona sarebbe stato tutto "più semplice" nel non aver un alternativa. Ma con le abitudini, le coccole e i servigi di cui ho potuto usufruire negli ultimi quattro anni é difficile poter accettare un cambiamento così drastico con la certezza di non sentirsi serena.
      Quello che mi auguro é solo che si possa in qualche modo potersi ricredere ma é anche vero che ogni esperienza é a se e là dove cento si sono trovate male, una sola pecora bianca può ritrattare ogni cosa.
      Spero di essere io quella pecora.

      Un caro abbraccio e grazie mille per avermi raccontato la tua esperienza. Fa sempre bene sapere di non essere le uniche a sentirsi fuori dal mondo ma soprattutto fa sempre bene non sentirsi sole.
      :***

      Giada

    • Mi sono sempre dimenticata di rispondere a questo tuo messaggio e me ne scuso. I tuoi consigli erano stati molto preziosi ma soprattutto le tue parole mi avevano dato tantissima forza.
      non ti sarò mai grata abbastanza.
      Un bacione.

      Giada

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Pubblicato da
Giada Lopresti

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