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Non solo primi passi

by Giada Lopresti

Il primo gennaio del 2016 ho scoperto di essere in dolce attesa del mio terzo bimbo. Anche se più che una scoperta è stata in realtà una conferma di ciò che nel mio cuore già sapevo esistere.
Nove mesi di attesa come mai avevo vissuto fino ad allora immaginando costantemente a chi sarebbe assomigliato di più, da chi avrebbe preso il sorriso o il taglio degli occhi. Ecografie continue cercando di scrutare quei tratti somatici che mi permettessero di comprendere meglio il suo volto per tarpare un po’ le ali a quella curiosità del raccontare ai miei figli maggiori quanto sarebbe stato simile a loro questo nuovo membro della famiglia.

Dopo la sua nascita e dopo aver scoperto di aver messo al mondo un piccolo sosia del maggiore dei miei figli, mi aspettavo che questo piccolo bimbo mi sorprendesse come in precedenza era riuscito a fare il mediano di loro.
Il figlio di mezzo infatti, avendo come costante esempio il fratello maggiore da cui apprendere gesti e comportamenti, si è sempre dimostrato più sveglio, più scaltro, più curioso e più desideroso di apprendere imitando e di conseguenza anticipando moltissime tappe del suo sviluppo.

Molte ma non tutte.

Il gattonamento e i primi passi ad esempio sono arrivati “in ritardo” rispetto alle tempistiche considerate normali.

Un tentativo di gattonamento con tanto di trascinamento di una sola gamba è stato segnato sul calendario intorno al decimo mese di vita mentre il primo vero passetto senza l’aiuto di qualche aggrappo salvavita solo a quattordici mesi.
Quest’ultimo è arrivato anticipando solo di un mese l’istinto bipede del fratello maggiore.

Ecco perché consapevole dell’esperienza avuta con il secondo figlio, immaginavo che l’ultimo arrivato sovrastimolato non da uno ma da ben due fratelli, potesse persino iscriversi ad Harvard all’età di cinque anni laureandosi con il massimo dei voti a soli sei.
Ovviamente sapevo bene di non aver messo al mondo un genio (e mai lo avrei valuto) ma ero ben consapevole del fatto che a livello di apprendimento le possibilità che mi avrebbe potuto dare un gran filo da torcere bruciando le normali fasi sarebbero state decisamente alte.
E, purtroppo o per fortuna, sotto questo punto di vista non solo non ha affatto deluso le aspettative ma ci ho addirittura preso in pieno o quasi.

Ogni bambino ha i suoi tempi ma è anche vero che avere dei costanti esempi da imitare può essere uno stimolo continuo per imparare anche nel modo più semplice qualsiasi gesto quotidiano.

Due fratelli maggiori, decine di modi per ispirarsi in ogni istante e giorno dopo giorno sembrare più grande di quello che si è in realtà. Tutto questo è stato fatto dal piccolo Enea per tutto il suo primo anno di vita e oltre.
Tutto ma proprio tutto anticipando quelli che sarebbero stati i tempi più giusti (tranne che per lo svezzamento andato più a rilento rispetto alle esperienze precedenti).
Tutto compreso i primi passi, un momento che io attendevo più o meno per questo periodo memore dei periodi trascorsi con i fratelli più grandi.

Primi passi che sono arrivati dal nulla verso il decimo mese di vita quando, almeno io, non ero affatto pronta.

Una mattina come tutte le altre ha semplicemente deciso di mollarsi provando subito con quattro piccoli passi che giorno dopo giorno aumentavano e diminuivano in base alla coordinazione.
Una coordinazione che ha preso sempre più sicurezza fino a vederlo camminare in modo definitivo ancora prima di spegnere la prima candelina.

Mi ero illusa del fatto che fosse troppo piccolo. Avevo creduto che non fosse pronto quando in realtà quella non affatto pronta ero solamente io.

I primi passi sono un pò come vivere un secondo taglio del cordone ombelicale. Una spinta verso il mondo e verso l’indipendenza con la speranza di poter continuare comunque ad essere d’aiuto anche se da quel momento quando vorrà una cosa nella maggior arte dei casi non avrà più bisogno di aiuto per raggiungerla.
E un po’ per lo stupore, un po’ per non essere stata preparata sia emotivamente che psicologicamente e un po’ perché in fondo mi ero illusa che fossero solo tentativi a vuoto, non ho provveduto a fornirgli un sostegno e un aiuto per potersi interfacciare con questa nuova esperienza.

Un aiuto che è più un gioco. Un gioco che i suoi fratelli in passato hanno avuto e hanno apprezzato ogni giorno: il primi passi.

Quando ormai mi ero decisa ad acquistarlo non ne aveva più fondamentalmente bisogno ritrovandomi poi a scoprire un modello di questa versione adatto non solo per questo importante momento di crescita ma anche per i futuri.

Per questo Gastone il leone monopattino 5 in 1 è entrato a far parte della nostra famiglia.

Quando è arrivato a casa l’entusiasmo era alle stelle dovendo solo decifrare chi dei tre fratelli era il più felice nel possederlo con l’unica clausola che, almeno in teoria, era stato pensato esclusivamente per il più piccolo di loro.
Gastone infatti è il primo primi passi in commercio che evolve con il bambino accompagnandolo proprio dai primi passi alla corsa perché si trasforma in cavalcabile prima (modo in cui lo stiamo utilizzando adesso) a primo monopattino dopo.
Grazie ad una semplice vite di plastica pratica da rimuovere e riavvitare in qualsiasi momento senza l’aiuto di un cacciavite, in pochi istanti può trasformarsi seguendo le esigenze e l’interesse dei bambini.

Tutto questo senza sapere che nella confezione avremmo anche trovato anche un kit pieno di giochi da tavolo da utilizzare in ogni momento.

È inutile dire quanto questo cavalcabile venga costantemente conteso nonostante i miei figli maggiori ormai siano decisamente fuori target per utilizzarlo, ma amo vedere come tra di loro cerchino di coinvolgersi anche grazie a questo nuovo ingresso in casa.

Avendo infatti saltato la prima fase del prodotto, ho comunque scoperto che per Enea utilizzarlo anche come primi passi è un divertimento assoluto perché si sente libero di correre per casa avendo sempre uno stabile supporto sul quale aggrapparsi rendendolo così più saldo e delle volte spericolato e intraprendente.
L’ho osservato scoprire i suoi passi in modo diverso coordinando il movimento ed eliminando piano piano quei tentativi impacciati causati dal fatto che le sue bambine non si siano ancora raddrizzate completamente. E amo vedere come in questo anche i suoi fratelli siano di grande aiuto.

Un’evoluzione naturale all’insegna dell’apprendimento grazie ad un gioco e alla collaborazione continua tra fratelli.

Un po’ come quando un sogno diventa realtà perché nonostante il mio desiderio fosse quello di vederlo crescere piano piano, il fatto che sia sempre o quasi supportato dai suoi migliori amici di gioco non potrebbe rendermi più felice e orgogliosa.

Nonostante abbia bruciato qualche tappa in modo per me troppo precoce, adoro guardarlo crescere consapevole che piano piano prenderà sempre più padronanza dei suoi movimenti e del suo corpo. Raggiungendo mete obbligate che lo renderanno di giorno in giorno sempre più grande ma soprattutto, più sicuro di se stesso.
E se un giorno dovesse incerto, dubbioso o insicuro delle sue possibilità o capacità, sono certa che saprà che noi saremo sempre pronti per dargli una mano.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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