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La prima festa di halloween

by Giada Lopresti

Oggi è il 13 di novembre. Ergo sono perfettamente al corrente del fatto che siano trascorsi ben tredici giorni da quella che, ogni anno, viene ormai considerata la notte di halloween: un momento importantissimo per la cultura americana trasferitosi ormai a pieno regime anche in Italia da diversi anni.

Una festa che a casa nostra, per motivi che non sto qui a raccontare onde evitare di essere ripetitiva e noiosa, non si è mai vissuta davvero. Ne quando ero più ragazzina con fin troppa voglia di divertirmi con gli amici, ne adesso che sono un po’ più grande e, soprattutto, mamma.
Non abbiamo mai sentito l’esigenza di vestirci e festeggiare, non abbiamo mai avuto modo di farlo organizzando qualcosa e, se proprio devo dirla tutta, non c’è nemmeno mai stata l’occasione di vivere questo momento magari in compagnia di qualcun altro.

Poi si cambia vita, si cambiano in qualche modo abitudini e l’occasione si presenta.

Si presenta in modo tale da far si di riuscire addirittura a recuperare tutto il tempo perso fino ad oggi.
Tutti quegli anni trascorsi ad osservare gli altri desiderando forse di riuscire anche tu a fare qualcosa di piccolo, ma che in fondo fatto in quel momento non avrebbe senso.

Viviamo a Torino da ormai due mesi e sotto tanti punti di vista, almeno fino ad oggi, questa città è stata la nostra grande occasione.

Anche per le piccole cose. Soprattutto per le piccole cose.

I bambini hanno iniziato la scuola, mio marito ha ripreso a lavorare e io sono ancora alla ricerca di un equilibrio che non mi manca ma di cui ho un estremo bisogno.
Un bisogno dettato dalla voglia di non riuscire a gestire, di non riuscire ad organizzarmi ogni volta e dall’esigenza di poter dire “finalmente anche io ho trovato la mia strada“.
Ma non essendo per il momento ancora possibile, vivo di riflesso gli obiettivi raggiunti dalla mia famiglia che, in qualche modo, ricompensano anche me e facendo si che anche io possa sentirmi felice e realizzata attraverso la loro serenità.

E se è di piccoli traguardi che vogliamo parlare halloween, almeno per quest’anno, è stato una di questi.

È stato un momento desiderato davvero perché se ne parlava a scuola, e proprio in classe si organizzava e si discuteva di questa fantomatica festa di cui i miei bambini hanno solo e sempre immaginato.
Se n’è parlato, ci si è organizzati e, insieme ai genitori di tutti i bambini, abbiamo deciso di trascorrere una serata diversa, utile a conoscerci meglio e, soprattutto, per far si che loro potessero avere l’opportunità di godere di questo evento di fine ottobre.

“Mamma io vorrei essere un vampiro. Posso?”

Puoi essere tutto quello che vuoi” fu semplicemente la mia risposta.

E maschera da vampiro fu. Per tutti e tre i miei piccoli.

Chi più consapevole e chi meno ha potuto quindi scegliere il suo vestito che è diventato in automatico, come sempre oserei dire, anche iper i fratelli. Un vestito semplice ma bello allo stesso tempo.
Un costume caratterizzato da dettagli che, anche senza il trucco adeguato, avrebbero lasciato poco spazio alla fantasia.
Un vestito per Halloween scelto ancora sul sito di Funidelia come ormai facciamo qualche anno per questi eventi così particolari
Perché conoscendo ormai i prodotti proposti, sappiamo di poterci affidare alla qualità degli stessi abiti ad occhi chiusi.

Ma per una festa come si deve, il trucco non sarebbe mai potuto mancare.

L’attesa è stata sentita da tutti.

Ogni giorno non si faceva altro che fare un countdown della festa che ci attendeva inesorabile e nello stesso pomeriggio finalmente tanto desiderato, non si è fatto altro che contare i minuti che li avrebbero separati dal vestirsi di quel fantomatico vampiro che tanto avrebbero voluto essere.

I costumi da vampiro che calzavano a pennello erano stupendi e loro, consapevoli di essere tali, vivendo nella soddisfazione di essersi trasformati per un solo giorno in quello che sarebbero voluti essere.

L’entusiasmo era così palpabile da ricever persino le direttive sul trucco da utilizzare “Mamma voglio che mi metti anche il sangue sulla faccia. Tanto sangue finto“. Cosa che ovviamente ho fatto ma senza esagerare.

Con un velo di bianco sul viso erano già entrati perfettamente nella parte.
Un zona d’ombra grigia alla base delle occhiaie, le sopracciglia per loro normalmente quasi inesistenti marcate di un nero intenso e quelle due righe rosse che colavano dai lati delle labbra proprio come se avessero appena morso qualcuno.
Sapevo di non essere un’artista nel trucco ma loro, conciati in quel modo, facevano davvero impressione.

Il mantello era perfetto tanto che insieme al medaglione appeso al collo, davano quel tocco perfetto che non sarebbe potuto mancare.

Tutto così bello da doverli supplicare di coprire per qualche momento i loro costumi indossando un giubbotto (vista la giornata particolarmente fredda) ma che hanno fatto lo sforzo di mettere consapevoli di arrivare alla festa potendo poi mostrare con orgoglio il risultato finale.

Una serata meravigliosa per tutti i bambini presenti e anche per me, che ho avuto modo di conoscere un pò di più le mamme che dovrò frequentare nei prossimi anni.

Una serata che per i miei figli non è fondamentalmente mai terminata visto che ogni giorno, per tutti i successivi a quella serata, hanno voluto replicare trucco, parrucco e vestizione. Così da recuperare gli anni persi con tanto di interessi.

Tredici giorni dove ogni momento è quello giusto per rivivere quella sera.
Tredici giorni dove si sono vestiti e truccati ogni volta che ne avevano l’occasione e soprattutto la voglia.
Gli stessi tredici giorni dove ogni volta mi sono detta “prima o poi questo trucco finirà e io finalmente potrò avere avrò un pò di pace almeno fino a carnevale“.
E quel giorno è arrivato proprio domenica. L’ultimo di una lunga serie che sembrava non finire mai e che so si replicherà negli anni a venire consapevole però di riuscire a renderli felici con piccolo gesti.

Ma questo non perché prevalga sempre la necessità di accontentarli, ma solo perché è con poco che un bambino può vivere attimi che ricorderà nel tempo grazie ad un sorriso stampato sul viso.

<Post in collaborazione con Funidelia>

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