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Ciccia senza smagliature

by Giada Lopresti

Quando scoprì di essere in attesa di Cesare, dopo il primo attimo di stordimento post notizia, iniziai a realizzare che da lì a nove mesi sarei diventata mamma. Questo anche se in realtà, documentandomi tra le decine di riviste, centinaia di forum e migliaia di siti visitati solo nella settimana successiva alla rivelazione del test, i mesi di attesa sarebbero stati “solo” otto.

Nelle mie conoscenze sulla gravidanza, riscontrai fin da subito alcune difficoltà.

Fu ad esempio difficile entrare nel meccanismo del conteggio delle settimane.

“A quanti giorni incomincia o finisce una settimana?”
“A quante settimane inizia o finisce un mese?”
“In quale mese bisogna fare una determinata visita?”
“A cosa serve quella specifica visita senza poi confonderti con le precedenti o le future?” 

Senza poi prendere in considerazione la distinzione tra i vari esami, controlli, visite e ecografie.
Nel primo trimestre iniziai persino a pensare che sarebbe stato più semplice poter sopravvivere ad un triathlon estremo piuttosto che affrontare una gestazione con tutte le nozioni che necessariamente avrei dovuto far mie.

Nove mesi in cui se già immaginavo che fare la mamma non sarebbe stato di certo il mestiere più semplice del mondo, indubbiamente tutti questi quesiti più complicati della settimana enigmistica non avrebbero agevolato il mio allenamento per la preparazione al giorno in cui avrei incontrato il mio bambino per la prima volta.

“Il corso pre parto serve davvero?”
“Cosa devo comprare per il piccolo in arrivo?”
“Ma i vestiti  taglia zero e i pannolini taglia uno non saranno piccoli?”

Sfido qualsiasi mamma a non essersi fatta almeno queste tre domande unite ad un altro migliaio che mi rifiuto di elencare. Domande che avranno una risposta definitiva solo dopo aver messo il mondo il proprio bambino e successivamente a qualche mese di allenamento in sua compagnia.

Lo stesso periodo che ci permette di diventare in qualche modo delle piccole esperte di bambini più o meno navigate in base ad una soggettiva esperienza.

Ed è soprattutto a quando ripenso agli acquisti indirizzati dalle varie addette vendite dei negozi di puericultura che mi rendo conto che almeno la metà delle cose avrei potuto tranquillamente lasciarle in negozio. Ma cerco di non pensarci, perché se lo faccio rischierei di attuare in men che non si dica una denuncia contro ignoti per istigazione all’acquisto compulsivo.
Un tipo di shopping già accentuato all’ennesima potenza dalla frenesia del diventare mamma per la prima volta dove si è realmente convinti (e dove non lo si è c’è chi ti aiuta a diventarlo) che tutto sia indispensabile.

Là dove però si spendono e spandono denari per il bene dell’economia che indubbiamente gira dalle tasche di future mamme e futuri papà, c’è una piccola sezione di acquisti che tutto sommato non è poi cosi peccaminosa come lo shopping per il nuovo arrivato.

Gli acquisti per la futura mamma infatti sono solitamente più ponderati e mirati in quei pochissimi accessori richiesti dal parto in poi, soprattutto perché ormai si è già speso così tanto che finanziariamente non si potrebbero scialacquare altri soldi nemmeno volendo.

La lista di acquisti di trasforma in essenziale e l’essenziale in quattro o cinque indispensabili da cui non si può scappare.

Indispensabili che, nel mio caso, hanno iniziato a diventare parte integrante della gravidanza già al quarto mese. Momento in cui i miei pantaloni hanno deciso di non entrare più dai miei piedi nemmeno dopo averci spalmato all’interno dello svelto per piatti per aiutarli a scivolare meglio. La colpa non era la loro (dei pantaloni) e nemmeno la mia.
La colpa era di quei già ben dieci chili che avevo messo su in soli 120 giorni.
Gli stessi chili che avrei dovuto accumulare durante tutta la gravidanza. Ecco… quello lo avevo imparato perfettamente.

Le prove sull’allattamento erano ancora distanti cinque mesi e io già sembravo una mucca pronta alla mungitura. E non parlo solo del seno.

Maglie e pantaloni sembravano restringere in lavatrice di volta in volta mentre io giorno dopo giorno ero terrorizzata non solo dal rovinare tutto il mio guardaroba, ma anche dal fatto che se non mi fossi riguardata un po’ di più, probabilmente avrei anche io mio corpo portandone i segni per il resto della vita.

Durante la mia prima gravidanza infatti ingrassai di ben trenta chili trasformandomi in una balena arenata sulle rive di una spiaggia deserta.

Era difficile per me, così fissata con la forma fisica, potermi guardare allo specchio senza capacitarmi di come mi fossi trasformata. E fu anche per questo che dei tanti consigli che mi vennero dati, uno dei pochi che decisi di seguire fu quello cercare di prevenire il più possibile le smagliature.

Avendone parecchie all’interno delle cosce, segni di anni passati a fare la fisarmonica, sapevo che per me sarebbe stato psicologicamente difficile gestirne di decisamente molto più visibili sul ventre.
Una zona molto più evidente rispetto a quella a cui ero già abituata. Una zona che non mi avrebbe dato pace se non nascondendola trovandomi comunque in conflitto con me stessa.

Mi consigliarono di usare Bio-Oil nonostante stessi già usando una crema studiata appositamente per l’utilizzo durante i nove mesi. Quello che però mi dissero su questo olio fu così convincente che non potei fare a meno di provarlo.
“Usalo per prevenire le smagliature in gravidanza!” E così feci.
Ogni sera, prima di mettermi a letto, perdevo cinque minuti del mio tempo per la beauty routine del mio pancione: un dose minuscola di Bio-Oil, un bel massaggio e ciaone fino al giorno successivo.

Alternavo l’olio con la crema giornaliera che già utilizzavo e che poteva essere consumata solo in gravidanza. Ma la boccetta di Bio-Oil duró tantissimi mesi tanto da avrebbe comprare solo solo una all’anno, perché da quando l’ho provato ormai cinque anni fa, non l’ho più mollato.

Usato alternando le gravidanze, la rimise en form e momenti di relax o coccole quotidiane, per me è stato sempre un infallibile aiuto dalla profumazione unica comprendendo che non solo è ottimo per prevenire le smagliature ma, nel caso di comparsa, aiuta a correggere le cicatrici che ne rimangono con la rottura della pelle riducendone la visibilità (anche di quelle formatesi in passato).

Io stessa ho provato Bio-Oil più volte sulle strie atrofiche nell’interno coscia che ormai mi trascino dall’adolescenza e la visibilità si è notevolmente ridotta rispetto a tanti anni fa.

Ecco perché è un prodotto che da quella prima volta non può mai mancare nel mio armadietto soprattutto in estate dove tra salsedine e sole, la mia pelle ha sempre bisogno di un prodotto che mi aiuti a nascondere e attenuare quelle anestetiche macchie cutanee comparse dopo la prima gravidanza.

E se è vero che la scomparsa di smagliature è anche una questione di predisposizione per mancanza di elasticità cutanea, il fatto che io le abbia sulle cosce ma non sulla pancia, vuol dire che Bio-Oil funziona davvero, uno dei motivi per cui io non l’ho più abbandonato.

#biooilitalia

Buzzoole

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