Home OrganizationSOS febbre: che cos’è, come si misura e come si riconosce

SOS febbre: che cos’è, come si misura e come si riconosce

by Giada Lopresti

Tutte le persone sanno (o dovrebbero sapere) cos’è la febbre e tutte le mamme (o quasi) hanno provato in prima persona l’esperienza dell’avere il proprio bimbo (o i proprio bimbi) febbricitanti in giro per casa.
Quello che però non tutte le mamme sanno è cosa DAVVERO sia la febbre, come si misura davvero dal neonato al bimbo più grande e come si riconosce per poterla eventualmente valutare e curare.

La febbre infatti è un sintomo che il corpo ha in risposta ad un infezione in corso.

Il sistema immunitario che trova e riconosce un batterio all’interno dell’organismo (qualsiasi sia la sua origine e quindi sia virale che batterica) cerca di combatterlo innalzando la temperatura corporea.
Se una determinata temperatura può essere nido di proliferazione di batteri, esattamente come per quando si utilizza lo sterilizzatore per debellare i germi su ciucci e tettarelle, l’innalzamento della stessa favorisce in questo caso il corpo nel poter sconfiggere i batteri intrusi.
Quando quindi abbiamo un infezione in corso la temperatura del corpo aumenta perché, se elevata, va a combattere la malattia. La febbre è quindi un alleato del corpo umano.

Il “termostato” che abbiamo nel cervello e che viene attivato dagli agenti infettivi però più di tanto “non va” e quindi se la febbre sale ulteriormente, l’alzamento della temperatura è causato solo da fattori esterni.

Ma quanti realmente sono a conoscenza questa cosa? Quanti cercando informazioni sul web in merito a sintomi o diagnosi in una giungla di sapere che sembra sembra più colma di notizie errate o comunque non precise?
Soprattutto se consideriamo che la febbre è proprio il primo sintomo che mette in allarme un genitore.

La febbre non è la stessa per tutti.

Non tutte le persone infatti hanno la stessa febbre perché c’è una variabilità tra un soggetto e l’altro che può essere causata da un infinito insieme di fattori (quanto e come si è vestiti, la temperatura dell’ambiente circostante, temperatura basale dell’organismo, ecc).
Dopo una corsa o uno sforzo fisico ad esempio la temperatura è fisiologicamente più alta. Il corpo sotto sforzo tende infatti ad innalzare la temperatura di quest’ultimo per riuscire a sfogare il calore accumulato dall’energia dello sforzo fatto.

Ecco perché anche misurare la temperatura in diverse fasi della giornata può essere ingannevole: durante le ventiquattro ore c’è un ciclo di febbre che si alza e si abbassa. Una febbre che nella fase serale tende sempre ad essere un pò più alta rispetto al normale.
Questo perché il termostato nel nostro cervello si regola e decide come comportarsi in base ai tanti fattori esterni per quale sia la temperatura ideale del nostro corpo in quel preciso momento.

Ma si può però iniziare a parlare di febbre quando la temperatura supera i 37,5°.

Come si misura la febbre?

“Si sta ammalando? Di cosa?”
In caso di febbre vale sempre regola dei tre giorni: spesso infatti la febbre precede altri tanti sintomi che si manifestano solo successivamente come nei casi di malattie esantematiche.
Ecco perché è anche importante saperla misurare.

Quello che ogni neo genitore fa per misurare la febbre nel neonato, anche sotto consiglio del pediatra, è tendenzialmente infilare nell’orifizio anale gli appositi termometri. La misurazione avviene con una maggiorazione di mezzo grado dal risultato reale ma non sempre questo metodo può risultare infallibile.

Per quanto può risultare anomalo alle orecchie di una mamma e di un papà qualsiasi sia l’età del bambino, la febbre va sempre misurata sotto l’ascella. Questo è il metodo più sicuro per avere la temperatura più precisa in assoluto.
“E se il bambino non ci permette di misurarla in questo specifico punto?” Semplicemente è più probabile che la febbre stia solo combattendo una lieve infezione passeggera in quanto nel momento in cui i bambini risultano essere vispi e attivi, anche in casi di febbri alte (sopra l’anno di età) non bisogna assolutamente allarmarsi. Per iniziare ad allarmarsi infatti il bambino deve manifestare anche altri sintomi oltre all’innalzamento della temperatura.

Non bisogna quindi utilizzare termometri da bocca, termometri ad infrarossi e ne auricolari perché la lettura della temperatura può essere non solo errata ma mai precisa.

Unito a tutto questo, per quanto potrebbe sembrare quasi folle agli occhi di un genitore, un bambino che ha la febbre ma che non manifesta altri disturbi o sintomi, può anche uscire di casa senza problemi se la temperatura esterna è pari o simile a quella della propria abitazione. Al contrario se lo sbalzo tra l’interno e l’esterno è eccessivo è meglio tenerlo tra le quattro mura di casa.

Come trattare la febbre?

Quando la temperatura corporea del bimbo supera i 38,5° si può valutare l’assunzione di un antipiretico (paracetamolo o ibuprofene).
La tachipirina, ad esempio, va data quando il bambino è abbattuto anche se la temperatura è più bassa di questa soglia considerata minima. Tenendo anche conto del fatto che sia la tachipirina che l’ibuprofene non fanno passare l’eventuale malattia, ma la loro funzione è semplicemente quella di abbassare la temperatura corporea.
La differenza tra i due farmaci per quanto equivalenti però esiste: l’ibuprofene ha infatti anche una funzione antinfiammatoria.

E se arriva la nonna che preoccupata ci consiglia di utilizzare le spugnature per favorire l’abbassamento della febbre? In quel caso la invitiamo a prendersi una bella tazza di the nell’attesa che le medicine riescano a fare il loro effetto.
Anche le spugnature con panni umidi o tinti di acqua e alcool infatti non vanno utilizzati in quanti efficaci solo superficialmente mentre il calore necessità di essere combattuto dall’interno. Una soluzione risolvibile solo con l’assunzione di un l’antipiretico.
In alcuni casi è addirittura successo che le spugnature di acqua e alcool sono state persino in grado di provocare casi di coma etilico nei bambini.

In caso di febbre poi, i bambini devono essere scoperti per favorire l’abbassamento della temperatura anche dall’esterno ricordandosi di far assumere costantemente dell’acqua per reintegrare i liquidi persi in eccesso.

E se il bambino trema e ha freddo?

In quel caso si può coprire con una leggera coperta ma il sintomo dei brividi di freddo e il sudore durante la febbre sono solo un meccanismo di difesa che il corpo mette in atto per cercare di disperdere il calore.
E quando il corpo cerca di disperdere calore, tendenzialmente mani e piedi risultano spesso pallidi e freddi, segnali di un meccanismo fisiologico che aiuta il corpo a centralizzare il calore (vasocostrizione periferica).

In tutti i casi per cercare di abbassare la temperatura corporea è sempre meglio utilizzare medicinali per via orale (tranne che in casi particolari dove insieme alla febbre si manifestano altri sintomi tipo vomito) e non anale in quanto le medicine, soprattutto nel bambino, vengono assunte per peso e non per età.
Se però viene utilizzata una supposta invece di gocce orali o sciroppi, c’è il rischio che inserendo la stessa si possa trovare l’ampolla rettale piena di cacca causando un inferiore assorbimento del farmaco.

Per bocca quindi i medicinali sono più efficaci perché si adattano in modo migliore al peso del bambino.

Quando chiamare il dottore?

Nei primi trenta giorni di vita per qualsiasi tipo di febbre (e quindi qualsiasi sia la temperatura al di sopra dei 37,5°) bisogna sempre chiamare il medico perché, solo in questo caso, la febbre può nascondere anche diagnosi importanti.
Dai due mesi di vita ma sempre sotto l’anno, si può portare il proprio bimbo dal medico o al pronto soccorso quando la temperatura supera i 37,5° e se la febbre è anche accompagnata da altri sintomi.

Dall’anno in poi invece le cose cambiano in maniera decisamente differente perché la febbre deve destare preoccupazione non in relazione alla temperatura ma a tutto quello che è strettamente correlato.
Se abbiamo un bambino con una temperatura corporea alta (diciamo intorno al 39,5°) ma risulta vispo e giocherellone come in una normale giornata in assenza di febbre, non bisogna affatto preoccuparsi. Al contrario se abbiamo una temperatura corporea che è innalzata anche solo di qualche decimo ma il piccolo paziente si presenta molto abbattuto, è il caso di valutare la possibilità di recarsi da un medico per approfondire dei controlli in merito.

In molti infatti non sanno che una febbre bassa accompagnata da malessere fisico evidente (bambino “moscio”) potrebbe persino nascondere la temibile meningite.

Ecco perché un genitore non deve farsi spaventare dalla temperatura quanto dai sintomi valutando anche la famosa regola dei tre giorni (quando possibile) che sono utili per fare una diagnosi comprendendo se la febbre è causata da una forma virale o batterica.

E se ha le convulsioni febbrili?

Nella maggior parte dei casi le convulsioni febbrili non hanno conseguenze ma quando si manifestano sopra i cinque anni di età possono essere considerate preoccupanti (perché possono essere segnali di altre malattie come l’epilessia).
Non sono una tipologia di sintomo prevedibile perché possono arrivare improvvisamente sia in caso di innalzamento che di abbassamento della temperatura.
In caso di convulsioni bisogna però sapere quattro cose:

  • bisogna avere la lucidità mentale di tenere l’orario di quanto dura la crisi perché va comunicato al medico. Per quanto infatti la scena possa essere emotivamente aggressiva questo è un dato importante da conoscere.
  • Non bisogna fare nulla se non liberare la zona attorno al bambino che ha la crisi solo per evitare che quest’ultimo si faccia male sbattendo in modo involontario contro qualcosa.
  • Non vanno messe mani in bocca al bambino. H
  • Non toccare soprattutto la lingua perché il corpo, a causa delle convulsioni, nella fase tonica subisce contrazioni muscolari che non fanno soffocare il bambino.
    Terminata la crisi però c’è un rilassamento muscolare e solo in quel caso può diventare ipotonica. Ecco perché in quella fase il bambino va posizionato sul lato per evitare il soffocamento (posizione laterale di sicurezza).

In qualsiasi caso e a qualsiasi età, quando una convulsione supera i cinque minuti si può considerare preoccupante e quindi il bambino necessita di essere portato al pronto soccorso per una valutazione o rivalutazione.

Adesso sappiamo cos’è la febbre.

La febbre è un bene sempre! Sono gli altri eventuali sintomi a doverci spaventare.
Sintomi che possono allarmarci per innumerevoli cause e dei quali è giusto chiedere un parere a persone esperte.
Ma non sempre una febbre deve farci pensare “al peggio” (una cosa che le mamme sono fare bene e spesso).

Aver partecipato all’evento “Che giungla questa febbre” dove il Dott. Jacopo Pagani (responsabile del servizio di Pronto Soccorso Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma ed esperto di comunicazione in sanità) ci ha saputo spiegare in modo divertente ed esaustivo tutto quello che concerne l’argomento febbre, è stato a dir poco illuminante soprattutto per me che tendo invece a sottovalutare spesso i sintomi successivi alla febbre.

Ho fatto tesoro di queste informazioni perché nonostante di molti quesiti conoscessi le risposte, mi sono ritrovata a dover riscrivere comunque alcune parti della mia superficialissima conoscenza medica dettata dalla mia esperienza di mamma.

Basta chiamare il pediatra alle prime linee di febbre se il bambino dimostra di stare bene.
Basta correre al pronto soccorso con al seguito pulmino di parenti se nostri figlio non mostrano altri sintomi allarmanti. Informarci a dovere non aiuterà solo i nostri figli a stare bene ma anche noi nel vivere meglio i loro malesseri.
Perché siamo mamme e per i figli si sta male a prescindere: noi soffriamo sempre nel vedere soffrire loro. Perciò cerchiamo di farlo con cognizione di causa.

Evento realizzato con il patrocinio della Casa Pediatrica ASST Fatebenefratelli Sacco e con il contributo non condizionato di Reckitt Benckiser
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2 comments

Giordana Orlando 10 Dicembre 2017 - 9:44

Articolo utilissimo.. É vero la febbre mette noi mamme sempre in allarme. Ma é una difesa un alleato del nostro corpo e non va neutralizzato, come fanno molte mamme alle prime linee con antipiretici… Importante come viene detto nell’articolo é osservare il bambino e i suoi comportamenti. L’antipiretico é consigliato dopo i 38.5

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Giada Lopresti 12 Dicembre 2017 - 0:59

Ben detto! :*

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