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Biberon Natural di Philips Avent

Il suo primo biberon

by Giada Lopresti

Sono sempre stata una mamma dal “vade retro biberon”. Un pò come quando, tre figli fa, ero assolutamente una portatrice sana del movimento “il ciuccio i miei figli non lo useranno mai”.
Ma le cose cambiano.

Le esperienze ti cambiano. Soprattutto DOPO che diventi mamma.

Ho sempre sostenuto e sostengo molto fortemente anche tutt’ora l’allattamento al seno.
Se puoi o vuoi allattare non c’è niente di più bello al mondo del momento in cui attacchi al seno tuo figlio godendo del suo respiro sulla tua pelle, del caldo abbraccio che avvolge l’uno all’altro e di quel senso di soddisfazione che entrambi provano in quell’istante.

Ma non sempre l’allattamento è una fase che riesce a coinvolgere tutte le mamme. E quando in tutti i casi si riesce ad allattare non è detto che il biberon venga completamente escluso.

Esistono le mamme che per esigenza devono dare un aggiunta o più semplicemente si servono di uno strumento artificiale per poter far assumere al proprio bimbo camomille e tisane.

Quelle bevande che ti aiutano in qualche modo a sopravvivere in maniera più serena alla fase delle coliche.

Con il primo bimbo io l’ho fatto. Lui ha sofferto di coliche dal secondo mese al settimo e i pianti ancora oggi me li ricordo tutti.
Quattro anni dopo (mica ieri).

Preparavo ogni giorno un pò di camomilla o di tisana al finocchio che lo aiutasse durante quei terribili momenti di crisi e scegliere il biberon giusto non fu affatto facile.
Con il secondo bimbo invece, nonostante fosse nato in piena estate e proprio quell’estate fu una delle più calde degli ultimi anni, non ho usato nessun aiuto esterno.

Aveva fame? Seno. Aveva sete? Seno.
Nonostante questo mi portasse a gestire un allattamento a richiesta con ritmi molto elevati tanto da avere delle cadenze addirittura orarie con le poppate. Per tutti i primi cinque mesi.
Bello eh… ma è innegabile sia stato un incubo.

Con il piccolo Enea invece mi sono munita di biberon fin da subito.

Nonostante fossi cosciente del fatto che volessi solo allattare al seno ho pensato al mio stile di vita, alle eventuali esigenze improvvise. Alle necessità di tutta la famiglia esattamente come alle mie.
Con tre bambini piccoli i virus sono sempre dietro l’angolo e le possibilità di contagio sono sempre molto alte.

Se avessi avuto bisogno di rimanere separata dal mio bambino per un qualsiasi motivo? Se mi fossi sentita poco bene tanto da non avere le forze per allattarlo?
Sarebbe potuto capitare. Che non sia successo è un altro discorso.

Mi sono sempre tirata il latte sia perché prodotto in eccesso e sia perché ho spesso pensato che “nella vita non si sa mai”.

Ho quindi collezionato qualche biberon in caso di necessità. Biberon usati forse solo in un paio di occasioni da mio marito perché io non potevo essere a casa e mio figlio strillava per la fame.
E forse per istinto o forse per fame, ci ha familiarizzato subito.

Sarà successo davvero una o due volte ma questo mi ha fatto capire che probabilmente avevo trovato al primo colpo il biberon adatto a lui.

Siamo quindi passati dal biberon in vetro di taglia piccola al biberon in plastica di taglia media.

Quando abbiamo iniziato con lo svezzamento era inevitabile che avrebbe dovuto iniziare ad utilizzare il biberon.
Al contrario del latte materno i cibi solidi contengono molta meno acqua e a meno che la mia intenzione non fosse quella di far morire di sete il piccolo Enea, avrei dovuto valutare un opzione comoda ma allo stesso tempo a lui familiare.

I primi giorni abbiamo iniziato con le pappe senza l’assunzione di liquidi.
A mezz’ora di distanza dalla pappa gli davo semplicemente il seno cercando di far si che il tempo di distacco lo aiutasse a scindere le prime pappe dall’allattamento.
Poi mi sono affidata al biberon perché era mia intenzione cercare di distaccare il più possibile in termini di tempo questi due momenti.

Se avessi continuato ad allattarlo poco dopo la pappa la reazione di mio figlio con molta probabilità sarebbe stata quella di confondere le due cose “se non mangio la pappa sicuramente la mamma non mi lascia morire di fame”. E il termine “svezzamento” deriva proprio dal “togliere il vizio” in questo caso del seno e del solo latte.

È una tappa importante sia dal punto di vista della crescita che dell’alimentazione e prendere le giuste decisioni, che sono sempre soggettive di genitore in genitore e di bambino in bambino, è molto importante.

Memore del suo primo approccio con il biberon in vetro, siamo passati alla versione il plastica di Philips Avent.

Mi si è presentata di provarlo candidandomi ad una selezione di tester ed essendo stata selezionata ad occhi chiusi ho scelto il biberon Natural di Philips Avent nella versione azzurra con i disegni delle scimmiette. Un pò perché i biberon colorati sono da sempre i miei preferiti e un pò perché le scimmiette disegnate assomigliano molto a mio figlio (per le orecchie, mica per altro!).

La sua tettarella è stata subito apprezzata dal piccolo proprio perché avente lo stesso identico design di quello che mesi fa aveva sperimentato con il papà.
Grazie a questo biberon ha iniziato ad integrare qualche piccolo sorso d’acqua durante i pasti riuscendo anche a mangiare più serenamente.

È comodo soprattutto per i nostri viaggi perché ha un ingombro così minimo che, per me che in una borsa devo portare tutto il necessario per stare fuori di casa giornate intere, è indispensabile che non si noti la sua presenza.
Anche il tappo salvagocce svolge a pieno la sua funzione, cosa che non posso dire di altri modelli usati negli anni passati. Avendolo spesso in borsa non posso permettermi ne di sprecare l’acqua del bambino ne di andare in giro con tutto il contenuto della borsa (e la borsa stessa) inzuppato a puntino.

In questa mia terza esperienza devo dire che ho, in molte occasioni, fatto più selezione rispetto alle quelle vissute precedentemente con i miei due bimbi più grandi.
Ma la soddisfazione dei risultati che sto ottenendo supera le mie iniziali aspettative e non posso esserne che felice perché forse, almeno un po’, è anche merito mio.

Certo, è una strada in continua salita. Ma utilizzare gli strumenti giusti è innegabile che aiuti alla grande il lavoro di ogni mamma.

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