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Una culla per casa

by Giada Lopresti

Una delle cose che ricordo con più affetto della mia prima gravidanza, è sicuramente l’entusiasmo con cui ho atteso l’arrivo del settimo mese. Questo perché i primi periodi non erano stati proprio tutte e rose e fiori e dopo aver vissuto e superato alcune piccole difficoltà, per scaramanzia, decisi di attendere il momento più adatto per iniziare i primi acquisti per il piccolo in arrivi.
Primi acquisti che si trasformarono in una spesa stratosferica suddivisa in due trance: tutto il corredino per l’arrivo del piccolo Cesare già nel primo giorno di acquisto (corredino che comprendeva vestiti, tutine e accessori vari fino al primo anno vita se non oltre) e la fatidica scelta e conseguente ordine di tutto quello che sarebbe servito nei mesi a venire sia per lui che per noi.

L’emozione di scegliere il trio, che puntualmente si trasformò in una scelta più estetica che funzionale (e di questo me ne accorsi ovviamente solo una volta che i primi disagi di spazio fecero capolino con l’utilizzo), la gioia di scegliere il primo lettino, il fasciatoio e tutto quello che prima o poi sarebbe stato utile al mio piccolo pulcino in arrivo.

Diciamo che la foga di quella settimana di acquisti pazzi, fu dettata da tutto un insieme di fattori che, anche contro il parere di qualcuno, dovevano essere fatti con una certa urgenza perché “dal settimo mese in poi” ogni momento è quello buono per mettere al mondo un bambino.

Il ritrovarsi a dover ancora preparare la valigia per l’ospedale fu il primo collante (e la prima ottima scusa) perché nessuno mi dicesse : “fai le cose con calma, tanto ancora hai tempo”.

Gli acquisti e le scelte fatte mi aiutarono a prepararmi ancor di più, soprattutto psicologicamente, al fatto che la mia vita sarebbe cambiata e, tutto questo, mi aiutò ad essere ancora più curiosa di conoscere e sapere tutto ciò che sarebbe servito ad essere una mamma più consapevole di quello che sarebbe dovuto accadere dopo.

Successivamente al primo passaggio, tra le molte lavatrici e le conseguenti sessioni di stira di continuo perché tutto deve essere bello, pulito e profumato, ci fu anche il desiderio di informarmi il più possibile attraverso le parole di chi poteva saperne più di me. Ci fu il desiderio di scoprire come, a grandi linee, mi sarei dovuta comportare in determinate situazioni e conoscere cosa avrei dovuto fare (ma soprattutto quando), era uno di quei tasselli che volevo non mancasse.

Ho anche seguito degli incontri organizzati nei negozi di puericultura e che , in qualche modo, ti aiutano ad affacciarti in questo mondo così pieno di interrogativi.
Ricordo bene che le lezioni erano tutte il giovedì pomeriggio e che, ogni volta, mio marito era costretto a sorbirsi tutto il corso in mia compagnia. Aveva scelto di farlo per piacere ma, soprattutto, aveva scelta di farlo per dovere.

Questo perché, molti compagni, delle volte si dimenticano che in una coppia in dolce attesa non esiste solo una futura mamma, ma anche un futuro papà. E lui era l’unico presente ogni settimana.

Di quei quattro incontri, più di cinque anni dopo, ricordo in particolare quello sulla culla.

Si parlava dell’importanza di non far utilizzare al bambino la stessa struttura ( navicella) sia per l’esterno che per dormire in casa, anche per una questione puramente igienica… Mi ricordo bene questo discorso perché sia io che mio marito ci guardammo negli occhi consapevoli di aver fatto proprio una scelta sbagliata per il nostro bambino, senza sapere che, avere una culla, fosse un dettaglio così importante.
Noi che l’avevamo data per scontata e superflua, scoprimmo, invece, che tanto scontata non era e che dovevamo pensare a una soluzione diversa.

La nostra casa al tempo non era una reggia e cinque anni fa, non esistevano tantissime cose che, oggi, possono rendere più comoda e pratica la vita di un genitore anche , riuscendo così ad ottimizzare lo spazio anche nel lungo periodoQuei pochi che esistevano avevano dei budget elevati per quello che avevamo deciso e programmato di spendere e, nella nostra totale ignoranza sul tema, temevamo di poterci pentire.

Preferimmo riempirci di tanti accessori (comprendendo solo successivamente di aver sbagliato) invece di utilizzarne uno solo per fare un po’ di tutto.

Se una soluzionecome il Baby Hug 4 in 1 fosse esistita all’ora, sarebbe stata la nostra svolta (invece oggi sarà quella di tanti altri genitori). Un’innovativa soluzione multifunzionale/trasformabile che permette di avere da una culla per le prime nanne fino ad una sedia per i bambini più grandi, passando per una sdraietta e un seggiolone TUTTO utilizzando lo stesso identico prodotto. Una di quelle cose che quando le vedi nei negozi di puericultura, la osservi dicendo LA VOGLIO (nemmeno se fossi davanti all’altare)

Il fatto stesso che si possa usare in ben quattro configurazioni è sicuramente una svolta in termini di ingombro ma soprattutto in termini economici: si inizia dalla culla per i primi riposini, per poi passare alla versione pratica sdraietta, successivamente a seggiolone per le prime pappe (e svezzamento in generale) e infine come prima sedia per i più grandi, Che mi risulti infatti, ad oggi non esiste nessun prodotto che si evolva seguendo questi passaggi per la comodità del bambino ma soprattutto dei genitori che possono utilizzarlo dalla nascita fino ai 36 mesi del figlio.

E non posso nemmeno dire “peccato non avere un neonato in casa con cui poter testare questo gioiello” perché, avendo ancora un pupo di appena 18 mesi, ho saltato solo le prime due fasi e sto sfruttando appieno le ultime due tenendo conto che posso spostare Baby Hug in tutta la casa (e seguire il resto della truppa) grazie alle 4 ruote piroettanti  e che posso altrettanto facilmente regolarne l’altezza, con buona pace della mia schiena. E magari  un giorno, anche la versione culla e sdraietta verrannoutilizzate. Magari un domani non troppo lontano, magari quando la nostra situazione sarà più stabile e sapremo con più certezza dove migrare in modo definitivo e, soprattutto, magari quando anche il marito si deciderà a cedere nel voler allargare ulteriormente la famiglia ( questo è il passaggio dei magari più arduo di tutti).

Tanti magari che possono diventare certezze tanto quanto possono trasformarsi in desideri irrealizzati.

Pensieri che comunque non fanno sfumare i sogni di una mamma ma che, forse, grazie all’aiuto di piccoli segnali come una nuova culla in giro per casa, possono far riaffiorare la voglia di iniziare da zero.
Perché il desiderio c’è, il prodotto giusto anche, mancano solo quei dettagli che ci permettano di realizzare ciò che ne rimane (dettagli che nel finale si concretizzano in un bambino di circa tre chili e mezzo).

Dettagli che al massimo compenseremo con qualche bambolotto in quei momenti in cui i miei bambini, pur essendo tutti maschi, decidono di giocare a fare i genitori cullando i loro bambolotti.
In quel caso quindi, nella peggiore delle ipotesi, vorrà dire semplicemente che mi divertirò ad istruire loro nel diventare dei bravi papà conoscendo già le potenzialità e le comodità di quello che potrà prospettare il futuro in termini di accessori fighissimi e trasformabili.

Ma questa, ovviamente, è tutta un’altra storia.

<Post in collaborazione con Chicco>

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