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Non esistono le mamme perfette

by Giada Lopresti

Negli ultimi trentadue anni, quattro mesi, venticinque giorni, ventidue ore e venti minuti della mia vita ho attraversato diverse fasi dell’essere donna: casinista, disordinata, esploratrice, viandante, precisa, organizzata, puntuale.
In questo arco di tempo (e precisamente negli ultimi quattro anni, cinque mesi, sedici giorni, tre ore e quaranta minuti) sono diventata mamma prima di uno e poi, nell’arco di questo intervallo, di altri due bambini.
Ecco. In questo periodo così infinitesimale rispetto al resto, mi sono ritrovata a dover ribaltate la mia vita e le mie convinzioni come se fossero un guanto usa e getta dove, se prima mi ritrovavo a dire “quando sarò mamma mio figlio quella determinata cosa non la farà mai” a “ok-va-bene-falla-basta-che-stai-zitto-non-ti-voglio-più-sentire”. 

Perché la vita è così: cambia, si evolve ma, soprattutto con l’inizio della maternità, è un momento in cui capisci che il più grande obiettivo a cui puoi aspirare dopo il “per mio figlio vorrei sempre il meglio” è semplicemente SOPRAVVIVERE scritto a caratteri cubitali. 

Quando ho scoperto che sarei diventata mamma, come probabilmente ogni mamma facente parte dell’era tecnologica, ho iniziato a googlare ogni qual si voglia informazione, curiosità, domanda , risposta e terminologia di cui non conoscevo l’esistenza. E, quando invece ero al corrente del significato della stessa, googlavo comunque perché sapevo che di quel determinato fatto probabilmente avrei trovato milioni di sfumature diverse da parte di mamme vs pediatri, pediatri vs maestre, maestre vs nutrizionisti, ecc…

Milioni di dubbi e un trilione di risposte su cui porre altrettante domande. Una specie di spirale senza fine che ti porta, con il tempo, a diventare l’unica tuttologa su cui poter fare affidamento.

Con la nascita dei miei figli poi le cose non sono certamente cambiate. Tutt’altro.

Ad ogni sintomo, ad ogni perplessità, ad ogni incognita mi sono ritrovata con gli occhi incollati allo smartphone tanto da riuscire in pochi attimi a trasformare dei raffreddori in asma croniche e dei semplici puntini di sudamina in allergie mortali.

Cose da mamme insomma. 

È iniziato tutto con due linee rosa e, ad oggi, molti aspetti proseguono e/o peggiorano senza indugio.

Ho affrontato la prima gravidanza con la certezza che avrei fatto un parto naturale. Ero convinta che tutto dovesse essere perfetto nel suo nativo ciclo della vita. Nessuna puntura, nessuna manovra, nessun aiuto esterno.
“Il parto d’altronde” – mi dicevo – “è stato affrontato per milioni di anni senza contributi, per quale motivo io dovrei in qualche modo barare perdendomi le sensazioni più profonde di questa occasione così unica e speciale?”

Questa mia convinzione è ovviamente perdurata fino a che non è poi realmente iniziato il travaglio, essere continuato per circa dieci ore, aver inveito anche in lingue che non sapevo di conoscere e aver supplicato un epidurale con le lacrime che mi solcavano il viso proprio quando invece sarei dovuta entrare in sala parto perché ormai, dopo tanta sofferenza, ero finalmente pronta.
Quel momento per me è stato come aver visto la luce alla fine tunnel, un tunnel che è terminato con una camionata di estranei che mi guardavano in mezzo alle gambe mentre nella mia nudità dall’ombelico in giù urlavo frasi sconnesse riuscendo a scindere i suoni della mia voce in due perfette tonalità nemmeno se avessero dovuto chiamare un esorcista.

Una passeggiata insomma.

Nonostante quell’esperienza mi abbia auto-convinta che sarebbe stato il primo e l’unico parto della mia vita, ho comunque trovato la forza di affrontare altri due. D-U-E! Mica male per una che ha creduto di vedere la morte in faccia passando dall’inferno, purgatorio e paradiso nel giro di soli cinque minuti.
“Affrontato il parto poi” – sempre con molta convinzione pensavo – “sarà tutto in discesa”.

Ed è andata esattamente al contrario di come pensavo.

Sono infatti fermamente convinta che con tutta la fatica che si spende nel cercare di essere una mamma all’altezza, Ercole e le sue, di fatiche, sarebbero il nulla al confronto.

Oggi, ad esempio, mi ritrovo ancora alle prese con i terribili due.

Quei terribili due che quando si avviano, inesorabilmente inizi a chiederti perché si chiamino così visto che nascono molto prima del compimento dei due anni e, spenta la terza candelina, sono ancora lì senza nessuna intenzione di andarsene.
Sarà per questo che invece di “terrible two” io questa fase l’ho semplicemente ribattezzata “terrible e basta”.

In tutte queste vicende e in molte altre che per poterle raccontare tutte farei prima a scriverne un libro grande come la Divina Commedia, ho anche capito con il tempo che ogni dettaglio della vita di una mamma è un ricordo inestimabile e prezioso.
Che siano capricci o sorrisi, divergenze o abbracci.

Ogni figlio per quanti “difettoso” o preciso possa essere è inevitabilmente il dono più prezioso che ogni mamma può dire di aver ricevuto dalla vita.
Proprio per questo non bisognerebbe mai dimenticare nulla.
Proprio per questo bisognerebbe dare voce alle parole senza nascondersi dietro una perfezione inesistente.
Proprio per questo c’è chi ha avuto il coraggio di farlo raccontandolo in un libro che, almeno personalmente, mi ha fatto ridere fino alle lacrime, commuovere e riflettere.

Le mamme ribelli non hanno paura è un romanzo emozionante e pieno di verità comuni nel mondo delle mamme che, molte di noi, non avrebbero il coraggio di ammettere e raccontare.
Giada Sundas l’ha fatto e, personalmente, la ringrazio per avermi dato modo di avermi regalato, grazie alle sue parole e alla sua ispirazione, la forza di condividere almeno alcuni dei miei pensieri.

Perché le mamme non sono perfette.

Le mamme sono ribelli e, forse, molto più spesso di quel che si crede… anche più dei loro bambini.

 

Questo libro parla di noi.

Parla di te, di papà ma soprattutto di me.

Parla degli errori che ho commesso nel mio tempo di prova.

Parla del nostro incontro, della mia crescita, parla del giorno in cui sono diventata grande,

Parla del diciassette agosti duemilaquattordici mentre, distesa su un lettino della sala parto, recitando a memoria i nomi dei sette re di Roma.

Questo libro é il cassetto che ho costruito per conservare i tuoi origami,

Questo libro é un post-it giallo poggiato su un angolino che dice: attenzione allo spigolo, spargeteci ancora.

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