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Che brutta categoria le mamme

by Giada Lopresti

Da persona di sesso femminile dico che le donne sono davvero una brutta razza. E se una donna può rivelarsi pessima sotto diversi punti di vista, quando diventa una madre può davvero mostrare il lato peggiore di se.

Le donne (almeno per la maggior parte) sono per natura competitive, invidiose e sempre pronte a giudicare un’altra persona della stessa specie soprattutto se dello stesso sesso. Succede nella vita, succede nel lavoro, succede persino quando si parla di hobby e passatempo.
Ma una mamma è in grado di fare davvero molto di più: è in grado di fare decisamente di peggio.

Una mamma è colei che immancabilmente trova in una “collega” qualcosa sulla quale potersi sicuramente lamentare.

Di articoli così ne è pieno il web esattamente come è pieno di frasi poco felici scritte da mamme sempre pronte ad avere quella marcia in più fatta di giudizi e pregiudizi, senza però conoscere quello che davvero c’è dietro alle situazioni sulle quali si sta puntando il dito.
Mi vergogno di essere una madre solo per questo.

Viviamo in una mondo fatto di molte cattiverie e per questo mi chiedo perché aggiungerne ancora.

“Hai visto quella? Da il latte artificiale al figlio!” “E quell’altra? Ancora non ha tolto il ciuccio a quel bambino che ha già quattro anni!” E quell’altra ancora? Beata lei che non lavora e ha un sacco di tempo libero!”
E soprattutto sull’ultima ci si potrebbe scrivere un libro più lungo della divina commedia di Dante.

Mi focalizzo su questa parte proprio perché mi tocca in prima persona molto più di altre critiche lette o sentite negli anni dal “non dovresti far mangiare i funghi a tuo figlio” a “sei l’unica a non notare che il più piccolo dei tuoi figli ha dei seri problemi alle gambe” (che poi non è nemmeno vero). Insomma… una lista infinita di cose dette che hater della Belen scansatevi proprio.

Affermazioni sulle quali spesso non solo ci passo sopra penso (e spero) con eleganza e ironia, ma che mi fanno fare anche grasse risate pensando a come si possa essere superficiali nel valutare la vita di una persona dall’immagine di un momento senza conoscere tutte le sfumature che invece esistono tra quello scatto e quello mostrato qualche ora successiva.
E se il modo di essere una mamma può attirare polemiche, il fatto di volerlo mostrare nella quotidianità è un invito a nozze per le più esperte (o presunte tali).

Le mamme hanno una concezione molto soggettiva del non lavorare che spesso si associa all’inevitabile conclusione di avere del tempo libero. Ma siamo sinceri: quale mamma al mondo ha del tempo libero? Indipendentemente da quanto possa vere o meno proliferato.
Che i bimbi sotto il metro (ma anche sopra) presenti in quattro mura siano uno o dieci, il lavoro di una mamma non è mai facile. Forse si può essere più o meno stanche, ma anche quello dipende sempre da diversi e numerosi fattori.

E quindi cosa facciamo noi? Ovviamente quello che ci viene meglio! Giudichiamo.

Giudichiamo la mamma che si regala un’ora dall’estetista per andare a disboscare le gambe o semplicemente per potersi sistemare le unghie. Però non ci si ferma a pensare che magari non entrava in un centro estetico da una vita perché non poteva permetterselo o semplicemente perché non ha mai avuto l’occasione di farlo per altri motivi.
Magari vorrebbe solo essere più in ordine per una serata speciale come da tempo non ne riesce a trascorrere o forse si sta semplicemente sistemando per essere più presentabile ad un importante colloquio di lavoro dopo mesi di disoccupazione.
Magari l’unica occasione dopo un lungo periodo di silenzio.

Perché anche trovare un lavoro quando si hanno dei figli non è mica semplice e questo dovrebbero saperlo TUTTE.

Esistono quindi persone più fortunate – se così possiamo definirle – che hanno la possibilità di reinventarsi trasformando la loro passione in un lavoro vero e proprio. Un treno che anche in questo caso, in genere, passa una volta sola.
E se lasciarla scappare via è da sciocchi, approfittarne ti regala la fantastica possibilità di entrare in un occhio del ciclone fatto di invidia e di critiche che dalla soddisfazione di poter essere comunque d’aiuto (e non di peso) alla tua famiglia, incredibilmente si trasforma in “ma tu non devi timbrare un cartellino”.

Non ci si ferma a riflettere sui numerosi fattori negativi che un lavoro indipendente comporta: non puoi ammalarti, non puoi prenderti delle ferie, non puoi guardare sul calendario le date scritte in rosso considerandole come festività e, soprattutto, ogni giorno è lunedì.

È lunedì quando hai una scadenza imminente e tuo figlio ha 40 di febbre e, mentre cerchi di terminare un lavoro, ti smoccola sui pantaloni mentre in casa regna il caos più totale.
È lunedì quando, invece di metterti a letto dopo aver addormentato tutta la prole, ti tocca dare inizio alla giornata lavorativa anche se sono le tre di notte invidiando chi ha almeno mezz’ora di sonno in più rispetto a te.
È lunedì persino quando ti si presenta quell’unico momento per stare insieme alla tua famiglia e tu non hai ancora terminato ciò che ti eri prefissata e che, volente o nolente, devi riuscire a finire altrimenti la bolletta della luce, alla fine del mese, non ti è dato pagarla.
È lunedì anche quando sei certa che sul calendario ci sia scritto domenica.

In tutto questo c’è persino chi pensa che il lavoro indipendente riesca persino ad arricchire le persone.

E da lavoratrice indipendente figlia di una donna che ha avuto la stessa sorte, giuro di non aver mai posseduto una Ferrari.
Anzi ricordo bene come la crisi abbia obbligato mia madre a chiudere la sua attività dopo quasi quarant’anni, esattamente come ricordo il suo enorme dispiacere nel vedere un sogno infranto dopo anni di sacrifici.
Eppure sono certa che qualcuno le avrà detto “beh dai… vai a vivere al mare! Non vorrai mica paragonarla alla grigia e puzzolente aria di Milano!”

Sono cresciuta al fianco della mia mamma vivendo ogni giorno tra le quattro mura di un negozio ma soprattutto comprendendo i sacrifici che ha dovuto fare perché, se non lavorava, alla fine del mese sarebbe stato per noi più difficile. Esattamente come l’ho vista uscire con la febbre alta alle sette del mattino con il paesaggio colmo di neve e temperature sotto lo zero perché altrimenti la sua attività non l’avrebbe mandata avanti nessuno.
Con, come sottofondo, qualcuno che negli anni le ha ripetuto che però aveva la fortuna di potermi tenere con se senza capire quanto fosse “anormale” vedermi dormire tra il profumo di ammoniaca che aleggiava nell’aria e il rumore di un asciugacapelli con un sottofondo di chiacchiericci sull’ultimo gossip del momento.

Esempi, questi, come potrei farne a centinaia anche per quanto riguarda il lavorare da casa. Un luogo da cui non stacchi mai ne fisicamente e ne mentalmente.
E godere dei propri figli in questo modo non è sempre una fortuna.

Persino chi fa la mamma casalinga arriva alla fine della serata stremata e, pensate un pò, in questa situazione l’unico guadagno che si ha è solo la soddisfazione di essere sopravvissuto ad un altro duro giorno di pulizie, casa, figli e commissioni da fare. Non che non sia gratificante eh! Ma delle volte sta un po’ stretto o almeno per me è stato così.

Essere mamma è un lavoro per tutte e nessuno lo sa fare meglio di altre.

Ecco perché non bisognerebbe mai giudicare le altre mamme. Ognuna di noi è speciale a modo suo e ognuna di noi fa il possibile per far si che il proprio lavoro (qualsiasi esso sia) sia ciò che di meglio si possa fare per essere all’altezza dei nostri figli.
Perché noi siamo il loro primo esempio e insegnargli l’invidia e il giudizio non dovrebbe essere un nostro compito. Lasciamo si che questa incombenza la imparino il più tardi possibile dalle insidie della vita che purtroppo ci saranno sempre.

Vorrei che tutte le donne, me compresa, riflettessero di più su quanto possa nuocere una parola. Su quanto può far male giudicare soprattutto quando si guarda solo l’apparenza senza conoscere nel profondo una situazione.
Perché se noi lo facciamo con gli altri di certo, prima o poi, succederà anche a noi. E no… non è piacevole.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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6 comments

Annalisa 20 Novembre 2017 - 20:29

Mai parole sono piú vere… Io mi sono sentita dire… che la tipa, moglie del testimone di nozze di mio marito, ha cercato di convincere il marito a farle fare la mantenuta come me ma che il marito non ha voluto…. ora che mi sono reinventato non si fa più sentire….

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Giada Lopresti 12 Dicembre 2017 - 1:02

Senza parole…

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Veroveromamma 21 Novembre 2017 - 10:00

Mi trovi d’accordissimo e soprattutto vorrei ribadire il concetto che ognuno di noi e speciale ognuno di noi è unico e ognuna di noi mamme fa del suo meglio non siamo tutti uguali per fortuna Nessuna è perfetta perché la perfezione non esiste e Anzi come dico sempre la perfezione stanca.
Una mamma è una mamma. Non deve sempre seguire lavoratrice non lavoratrice dipendente non dipendente la mamma e la mamma e forse se ci sono fermassimo di più su questo concetto ci sarebbe meno invidia ed io sono contenta di essere una mamma di 6 pezzi in perfetta casinista con i capelli arcobaleno che cerca di fare il suo meglio per arrivare a sera con il mal di schiena ma felice e che ogni tanto urla per rompere quella monotonia ….. e fare urinare i vicini

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Giada Lopresti 12 Dicembre 2017 - 1:02

6 figli??? Ti adoro!!! Anche a me piacerebbe allargare la famiglia e non è detto che un giorno possa essere possibile! Grandiosa :*

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Mamma Arruffata 21 Novembre 2017 - 23:32

Brava Giada , non hai sbagliato un colpo , è inutile che si dia la colpa sempre agli uomini , le peggiori nemiche Delle donne sono proprio le donne , come bocca di rosa che ci mandano a parlare la comare del villaggio che non aveva mai avuto né marito ne figli ne amanti … Grazie mille, Celeste

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Giada Lopresti 12 Dicembre 2017 - 1:01

Grazie a te :*

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