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Una favola a lieto fine #IoeOrso

by Giada Lopresti

Da quando Cesare ha superato i due anni, ha avuto un aumento di interesse verso le storie, la lettura e le favole in generale. Ogni sera infatti, dopo il suo biberon di latte e la messa a letto, nella penombra della sua stanza ci mettiamo a leggere qualche libro e, se il sonno non passa, ci inventiamo una favola a lieto fine che lo vede come protagonista insieme a suo fratello in compagnia dei protagonisti dei suoi cartoni animati preferiti o dei suoi pupazzi.
C’è un suo peluches in particolar modo, che lo affianca da più della metà della sua vita. Un pupazzo che gli comprai quando fu il momento di iniziare a dormire nella sua stanza per far si che si sentisse meno solo e, visto che ai tempi ancora Cesare in parlava, io gli diedi il nome di Teddy.

Quel nome così facile da pronunciare rimase sempre il suo modo di chiamare il suo orso sorridente e, ancora oggi, é il suo pupazzo preferito per la nanna: lo segue sempre dall’adormentamento al risveglio e capita anche che non se ne stacchi durante i momenti di febbre o influenza.
E proprio del suo amico Teddy, iniziai ad inventare favole sulla sua “vita precedente” all’arrivo in casa nostra e per farlo, essendo Cesare un amante del cartone di Masha e Orso, decisi di prendere spunto da quella bambina pasticciona così simile a mio figlio e da quel bonaccione di Orso, il paziente e saggio amico coccolone proprio come il piccolo Teddy.

Iniziai ad inventare storie su storie e tutto fu più semplice da quando, oltre ai giochi e al cartone, in casa é arrivato il suo nuovo album Masha e Orso che, riprendendo tutte le puntate del cartone, ci da giornalmente nuovi spunti per le nostre avventure. Guardando Cesare con il suo nuovo album ricordo ancora quando ricevetti la prima volta il mio, ero in prima elementare ed era l’album Panini del cartone di Hollie e Benjy… Ma questa é un altra storia…

Una storia a lieto fine album Masha e Orso

Così la sera, da quando abbiamo questo nuovo album da sfogliare, iniziamo leggendo le vignette sotto le figurine, e le storie delle puntate dei cartoni diventano improvvisamente le sue…

“E dopo che Mashia andò a letto, Orso prese il telefono e chiamo Teddy… C’era una volta un orsetto bianco di peluches che, dopo essere stato assemblato nella fabbrica di giocattoli, salutò tutti i suoi fratelli e sorelle per partire per il mondo alla scoperta delle cose belle che ancora non conosceva. Imparò lingue, visitò luoghi e conobbe persone, ma nel suo tanto girare non aveva mai trovato un amico più caro di Orso. Lui grande e grosso ma soprattutto vero, amava giocare con Teddy e Teddy era felice di aver trovato un amico così buono con lui e a cui voler tanto bene.

Un giorno però orso conobbe una bimba che gli stravolse la vita e che divenne sempre più parte delle sue giornate. Teddy si sentiva sempre più trascurato, questa bimba aveva praticamente “preso il suo posto” e aveva l’impressione che Orso non riuscisse più ad avere il tempo, e delle volte, la voglia di trascorrere dei momenti con lui. Piano piano si sentì sempre più solo e, una mattina, iniziò a vagare per il bosco fino a che, stremato, si addormentò sul ciglio di una strada. Venne subito notato da una mamma, che stava tornando dal fare la spesa e vedendo questo bellissimo orsacchiotto tutto solo decise di prenderlo con se e portarlo a casa sua, dove suo figlio sarebbe stato felice di avere un nuovo compagno di giochi.

Arrivata a casa, lavò il piccolo orso, lo pulì e lo asciugò e, la sera, dopo aver messo a letto il suo bambino gli disse: “Guarda cosa ti ha portato la mamma: un nuovo peluches con cui giocare, ma abbine cura perché lui ti vorrà bene per sempre“. Suo figlio Cesare guardo quel pupazzo a lungo e, con infinita dolcezza, lo baciò e lo strinse forte a se per poi addormentarsi.
Passarono un susseguirsi di notti abbracciandosi stretti e fu l’inizio di un amicizia vera e profonda, un affetto innato che si allargò al di fuori della nanna. Divenne un compagno di giochi e avventure e ogni giorno, in ogni momento Cesare sapeva di poter contare su di lui.

Una favola a lieto fine Teddy

Un giorno la mamma disse a Cesare che sarebbe arrivato un fratellino, ma essendo molto piccolo non sapeva come fargli capire cosa stesse davvero per accadere nella sua vita. Si fece quindi aiutare dal piccolo Teddy, chiedendogli con il cuore in mano di stare sempre vicino a suo figlio perché l’arrivo del fratellino sarebbe stato un bel momento ma che, per Cesare,  probabilmente non semplicissimo da accettare.
Teddy ascoltò la mamma e da quel momento volle ancor più bene a Cesare. Con il passare dei mesi la pancia della mamma cresceva e Teddy iniziò piano piano a comprendere il significato della parola fratellino: stava arrivano un altro bimbo e quel bimbo avrebbe sicuramente preso il posto di Teddy proprio come era già successo con la piccola Masha che era entrata all’improvviso nella sua vita e in quella di Orso e che con il passare dei giorni, li aveva allontanati.

Teddy iniziò a diventare triste, aveva paura di perdere un’altro amico e non voleva: lui amava tantissimo quel suo bimbo pasticcione. Gli aveva visto fare i primi passi, lo avevo sentito pronunciare le sue prime parole, lo aveva visto pianegere e ridere… non voleva soffrire ancora allontanandosi da qualcuno a cui voleva bene e per evitare di soffrire, una sera, dopo aver visto che Cesare dormiva profondamente, scese dal letto e andò verso la porta di casa. Voleva andare via. Voleva tornare alla fabbrica di giocattoli dove sapeva che forse, non sarebbe più stato abbandonato da nessuno.
Era quasi arrivato alla porta quando mamma Giada lo vide e gli chiese: “Teddy dove stai andando nel cuore della notte?” e lui le rispose che sapeva che quando sarebbe arrivato il fratellino non ci sarebbe più stato posto per lui e che per non soffrire voleva tornare nella sua vecchia casa. La mamma quel punto lo prese in braccio, lo coccolò e gli disse “Teddy, non devi avere paura che il fratellino di Cesare possa prendere il tuo posto. Loro si vorranno bene come fratelli, ma tu sarai sempre il grande amico di Cesare e, quando il suo fratellino crescerà tanto per poter giocare con voi, anche lui diventerà un tuo grande amico”. Teddy quindi sorrise e si fece adagiare di nuovo al fianco di Cesare che dormiva beato.

Le parole di mamma Giada lo fecero riflettere tutta la notte e quando arrivò l’alba e dopo che Cesare ebbe fatto colazione e fu accompagnato all’asilo, chiese alla mamma di poterlo portare nella casetta nel bosco. Voleva rivedere Orso e parlare con lui.
Quando arrivarono Orso gli corse incontro con le lacrime agli occhi felice di rivederlo dopo tanto tempo. Lo abbracciò forte e gli disse che gli era mancato tantissimo.
La bambina che andava a trovarlo tutti giorni era diventata un amica molto importante nella sua vita ma che da dopo che se ne era andato via, nulla non era più lo stesso senza di lui. Quella bimba era nella cucina seduta su in una piccola sedia a fare i compiti e appena vide Teddy, mollò tutto e lo andò a salutare: giocarono insieme, risero scherzarono e in tutto questo la mamma li osservava con gli occhi pieni di amore.
Si fece l’ora di cena e lei sarebbe dovuta tornare a casa dai suoi bambini. Non voleva abbandonare Teddy ma sapeva che quello era il suo posto anche se, tornata a casa, non avrebbe saputo come spiegare a Cesare la sua assenza.

Mentre mamma Giada si girò per andarsene in silenzio senza rovinare quel momento, Teddy la chiamò e le chiese dove stesse andando. “Torno a casa dai miei bambini” disse. E fu in quel momento che Teddy abbracciò forte i suoi amici e decise di tornare con la mamma nella sua casa, dai suoi bambini e in quella che ormai era la sua famiglia.
Disse ai suoi vecchi amici che non sarebbe stato un addio ma un arrivederci. Aveva capito l’importanza dell’amicizia e di cosa voleva dire condividerla e che mai, per nessuna ragione al mondo si sarebbe più separato da loro. Ma aveva un bambino (anzi due) di cui prendersi cura e che avevano bisogno di lui e che, ogni qual volta loro erano impegnati con l’asilo o uscivano con mamma e papà, Teddy sarebbe tornato nella casetta nel bosco per stare con loro. Niente e nessuno li avrebbe mai più separati e, con gli anni, un giorno anche Cesare e suo fratello sarebbero andati insieme a Teddy per giocare tutti insieme, diventando così una bellissima e grande famiglia.”

Questa è una favola che ho inventato per mio figlio. Grazie a lui ho ripreso a lavorare con la fantasia, ad immaginare cose che da adulta sapevo bene fossero impossibili. Ho iniziato di nuovo ad usare l’immaginazione, a sognare come quando ero bambina, e vedere nei suoi occhi lo stupore di come ascolta le mie favole incentrate sempre su un valore importante come quello dell’amicizia, mi fa capire quanto quello che dico sia per lui fonte di ispirazione.
I suoi giochi e i suoi cartoni preferiti sono spesso la base dei nostri racconti dove lui ne è sempre il protagonista. Tutte le favole che gli racconto hanno un significato e una morale da comprendere per la vita e, delle volte, queste favole riescono ad aprire anche i miei occhi che crescendo, mi hanno fatto tornare alla mente alcune cose che negli anni si erano perse.

Leggete ai vostri bimbi, raccontate loro delle storie personalizzate e fateli volare con la fantasia. Prendete spunto da questa fiaba, inventatene una nuova, proseguite il mio racconto, cambiate il finale. Non importa cosa sceglierete di fare, purché lo facciate perché la fantasia e i sogni sono quelle cose che faranno crescere i vostri bimbi senza mai fargli perdere la speranza e la voglia di credere nelle loro potenzialità. Questo perché, soprattutto da bambini, nulla è impossibile…

Una storia a lieto fine

#IoeOrso

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8 comments

Beat - Mamma ora che faccio? 8 Giugno 2015 - 17:05

Che bella! Complimenti…l’ho seguita anche io con attenzione! Anche io racconto favole a Pablito ma….se devo essere onesta lui (che ha superato i 2 anni da 2 mesi) ne approfitta per “eccitarsi” sempre di più, appena dico la parola, non so, “pecora”, inizia a belare e ridere, se dico “luna” lui inizia a cantare una canzoncina sulla luna, insomma…alla fine punto sulla più classica ninna nanna ma un po’ mi dispiace…chissà quando inizierà anche lui a starsene buono ad ascoltare 😛 ne approfitto per dire che mi dispiace non essere stata al mammacheblog perchè l’anno scorso avevi la panciona e avrei potuto conoscere il nuovo arrivato :’) un bacio da parte mia a tutti e 2 i principi!

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Giada Lopresti 10 Giugno 2015 - 15:24

Grazie tesoro! Beh calcola che il più delle volte anche lui è così preso dalle fiabe che invece di addormentarsi si sveglia, cerco quindi di non ritrae troppo per le lunghe ma comunque di renderle avvincenti. Durante il racconto fa un sacco di domande ma è bello interagire durante il racconto. Una volta finita me ne chiede sempre un altra ma li gli do la buonanotte e aspetto che si addormenti… Se iniziasse anche lui a fare i versi non la finiremmo più e dovrei abbandonare il racconto! Per evitarlo non inserisco mai nulla di quello che usa giornalmente: dinosauri, juventus, e canzoni varie… altrimenti ne avrebbe una per ognuno!
Un bacione grande anche da parte nostra :***

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Lisa 9 Giugno 2015 - 14:12

Brava Giada, bellissima storia!
Un abbraccio ai tuoi splendidi bambini
Lisa

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Giada Lopresti 10 Giugno 2015 - 15:20

Grazie Lisa! La parte più difficile per me è sempre l’inizio perché poi le parole vengono da sole. ma la soddisfazione più grande è vedere come Cesare rimane attento ad ascoltare… lo adoro!
Ti abbraccio forte :***

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Tiziana 9 Giugno 2015 - 15:00

Bellissimo invetare storie con loro, per loro e col tempo ascoltare le loro. E’ un mondo magico quello delle fiabe, coglierne la ricchezza coi propri figli è fantastico!

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Giada Lopresti 10 Giugno 2015 - 15:19

Mi trovi pienamente d’accordo! Io lo trovo un momento speciale solo nostro dove lui vuole stare con me per viaggiare insieme con la fantasia e io mi diverto tantissimo ad esplorare mondi fantastici in sua compagnia. Mi godo momento che so per certo prima o poi finiranno.
Un abbraccio :***

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Masha e Orso finisce davvero? Non per noi. | MammaCheVita 28 Settembre 2015 - 15:49

[…] diventati dei patiti delle figurine (chi non ne ha collezionate da piccoli?) proprio in previsione che il cartone finisse accantonato […]

Reply
Il rito della nanna dopo i tre anni | MammaCheVita 16 Novembre 2015 - 12:48

[…] oltre all’enorme quantità di film e telefilm che adoro guardare, anche le serie animate di Masha e Orso. E sono proprio i personaggi più amati del momento che mi hanno aiutato nell’ardua […]

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