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bambino sporco di pappa

Sporcati e sarai felice

by Giada Lopresti

Quando ho iniziato per la prima volta con lo svezzamento ormai quattro anni fa, ero una mamma molto diversa da quella che sono oggi.

L’organizzazione non é cambiata, alcuni passaggi sono rimasti quelli di allora come può essere il creare delle tabelle alimentari seguendo i consigli del pediatra. Descrizioni minuziose dei particolari e dei contenuti, cosa dare prima e cosa dare dopo, cosa aggiungere in un determinato momento e cosa invece è meglio rimandare di mese in mese.

La gestione però, beh quella é decisamente mutata.

E per gestione non intendo quali piatti usare , quanti bavaglini comprare o se preferire un alimento o piuttosto che un altro, ma la semplice libertà da parte del mio bambino di conoscere come meglio crede questa nuova fase della sua vita.

Quattro anni fa con le prime pappe per me era tutto molto schematico. Niente doveva uscire dall’ordinario.
Io preparavo la pappa e il mio bambino la mangiava.
Mi facevo mille paranoie se il piatto non veniva ripulito a dovere, non volevo che si sporcasse in nessun modo compreso il mettere le mani in bocca durante i pasti.
Quasi ad ogni cucchiaino gli pulivo le labbra con un tovagliolo e non esisteva in nessun modo la minima possibilità che lui potesse tuffare le sue manine all’interno del piatto pieno. Mai.

Ho cresciuto il mio primo figlio a suon di “non metterti le mani in bocca” “fai attenzione a non sporcarti” “il mangiare non si tocca con le mani”. E non perché non amassi tutte quelle immagini di bimbi alle prese con le pappe sporchi fino ai capelli ma semplicemente perché non volevo che mio figlio si abituasse in quel modo.
Non volevo che per lui mangiare diventasse quasi un gioco. Volevo che si concentrasse e che mangiasse tutto.

Ho ripetuto lo stesso errore con il secondo figlio.

Quando finalmente è riuscito a collaborare con lo svezzamento non ho fatto nient’altro che farlo rimanere indenne dal toccare le pappe e ogni qualsivoglia contenuto dei piatti.
Manu pulite e viso pulito. Sempre.

Finito di pranzare, cenare o fare merenda da come era perfettamente pulito sembrava un bambino immacolato  per poi ritrovarmi non moltissimo tempo dopo a riscontrare i “primissimi problemi” dettati dalla mia mania.

Avere dei bambini non solo puliti ma anche amanti della pulizia non è certamente un male, ma con il tempo ho anche compreso che esiste un periodo giusto per tutto ed essere bambini spesso è l’unico momento della vita in cui puoi sperimentare tutto senza sentirti fuori luogo o essere giudicato.

I miei figli iniziarono ad essere così maniaci da sdegnare persino le briciole dei biscotti. E non parlo di quelle che si trovano nel fondo di una confezione, ma di quegli invisibili rimasugli che rimangono appiccicati alle mani dopo averne mangiato uno solo.

Ricordo perfettamente Vincy che dopo aver finito un qualsiasi biscotto camminava verso di me con il viso ripugnato, le mani rigide e le dita completamente distaccate tra loro. Come se invece di aver toccato qualcosa di buono avesse avuto in mano della cacca.

Lo faceva e lo fa ancora con qualsiasi cosa.

Ecco perché dopo i miei ripetuti errori ho deciso che questa volta, con il mio piccolo Enea, avrei semplicemente fatto in modo che tutto seguisse il suo percorso naturale.

Abbiamo iniziato con la pappa ritrovandola fin da subito un pò ovunque: nei capelli, sulla faccia, nel seggiolone, sul pavimento, sulla tutina. Persino il bavaglino ad ogni pasto fatto fino ad oggi ha cambiato completamente colore mimetizzandosi perfettamente con il contenuto del piatto.

Ogni giorno a mezzogiorno ho imparato a giocare con lui.

Gli porgo il cucchiaino, lui apre le labbra e il mangiare finisce un pò ovunque. Una parte finisce nella bocca e viene deglutita e il resto tra guance, mani e tutto quello che è raggiungibile dal raggio di una pernacchia.
Non mi preoccupo se non mangia tutto, non mi preoccupo se si sporca.

Tocca, gusta, scopre: è felice. E io lo sono con lui.

Ho scoperto quanto posso avere sbagliato con i fratelli maggiori nel non fare lo stesso gioco scoprendo insieme la bellezza del farsi sorprendere.
Ogni giorno dopo i pasti devo cambiare mio figlio dalla testa ai piedi, lavare lui, il seggiolone e il pavimento. Ma è un lavoro che occupa al massimo dieci minuti del mio tempo. Dieci minuti spesi bene.

Spesso sono anche costretta a cambiare la mia mise da mamma pigiama ma poco mi importa perché puntualmente non mi devo rivolgere a distrazioni esterne per farlo mangiare come invece ho fatto spesso in passato. È così curioso di quello che stiamo facendo insieme che non esistono ne cartoni animati ne distrazioni elettroniche.
Basta un cucchiaino, la pappa, il suo piatto e spesso anche il bavaglino.

Basta davvero poco per distrarlo e farlo sorridere. Il tutto mentre riesce anche a mangiare.

A dire il vero ad oggi non so se la scelta più giusta per loro la sto facendo adesso piuttosto che quelle affrontate in passato. Ma per come è andata nelle ultime quasi tre settimane è probabile che i bambini (o almeno mio figlio) che hanno la possibilità di provare da soli sono sicuramente bambini felici.

Per essere puliti e impeccabili c’è tempo. Tanto.
Lo dico perché ne ho la prova.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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