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Spetegulesss: ma i fatti tuoi no?!

by Giada Lopresti

Inizio con il dire che mi sono trattenuta dal non usare un vocabolario più colorito per il titolo di questo post dato che non vorrei dare un senso troppo volgare al concetto che volevo esprimere anche se in questo specifico caso ci sarebbe stato tutto. 

Il mio blog è un diario più che della mia vita, di quella di mio figlio: cerco di immortalare momenti con immagini e parole soprattutto per chi non ha la fortuna e il piacere di viverlo giornalmente e per causa di forza maggiore deve accontentarsi di qualche semplice racconto o di qualche fotografia.
Ho iniziato a parlare un pò più di me da quando è iniziata l’avventura della mia seconda gravidanza e ho notato che questa cosa non solo ha fatto piacere a molti ma, di riflesso, ha fatto piacere anche me.

Dopo questa piccola introduzione, nonostante io non sia una amante del #selfie sotto forma di racconto, la necessità di esternare questa “nuova ed epica” avventura ha decisamente preso il sopravvento.

Abito in un piccolo e soleggiato paese della costa tirrenica, situato nella punta della regione calabria dove di solito quando va bene, o fa caldo o comunque la temperatura è piacevole per circa dieci o undici mesi all’anno.
Ovviamente come in ogni piccola realtà ci si conosce un pò tutti soprattutto se le anime che abitano la stessa cittadina, superano a malapena le diecimila.

Bagnara CalabraIl martedì è giorno di mercato.

E nonostante sia solo il 25 di febbraio la mattinata è stata calda e soleggiata: più una giornata dalle temperature primaverili che invernali.
Dopo quindi la routine mattutina, la colazione, il lavarsi e il vestirsi; dopo la tappa dal pediatra per il  controllo pre-vaccino e dopo aver fatto fare a mio figlio lo stesso, ho deciso di fare una breve passeggiata tra le bancarelle per respirare un pò l’aria di una bella giornata trascorsa camminando in riva al mare.

Ed è proprio qui che inizia l’avventura di oggi. Quel fatidico momento dove quando credi di averle viste tutte, c’è sempre quell’attimo che ti fa capire che la vita e le persone non  finiscono mai di sorprenderti.

Arrivata quasi nel rione del mercato, stavo camminando con il mio bel bambino seduto sul passeggino quando, in lontananza, scorgo una signora intenta a fissarmi. Premetto che questa signora (o almeno così dicono) non ha un’ottima vista, ed effettivamente l’impressione che sempre dà è quella che cerchi di zoommare ciò che sta guardando i quel momento.

Camminando stavamo venendoci incontro l’una con l’altra e lei, in tutto questo, è semplicemente stata sempre più intenta a fissarmi. Ma non stava fissando proprio me!
O meglio… stava si fissandomi ma in realtà era prettamente incuriosita da una precisa parte di me: la mia pancia al quarto mese.

Appena intuito come sarebbe andata a finire ma soprattutto le sue intenzioni, ho cercato di accelerare il passo.

Questo perché più veloce le sarei passata accanto e meno tempo a disposizione le avrei dato per fissarmi.

La signora in questione si trainava uno di quei carrelli da mercato le quali ruote facevano un fracasso infernale. Immaginate quindi il mio “stupore” nel, dopo che ci siamo incrociate e fatto qualche altro metro, sentire quelle ruote fermarsi, sentirmi i suoi occhi puntati addosso come un cacciatore punta la preda e dopo altri MIEI infiniti passi, risentire le stesse ruote ripartire.

Non racconto nel dettaglio i  miei pensieri perché potrei non risparmiarmi nell’utilizzo di un pessimo vocabolario, ma quello che posso dire è che ho proseguito per la mia strada letteralmente attonita. Per circa la metà del percorso del mercato ho pensato a quella donna, al suo sguardo e alla sua sfacciataggine per poi iniziare a pensare ad altro.

Finita “il nostro giretto”, decido di avviarmi verso casa, visto anche che Cesare nel frattempo si era addormentato sul suo passeggino grazie all’effetto post-vaccino.
Come accennato prima però, il paese dove viviamo è davvero molto piccolino e questo porta le persone ad incontrarsi anche più di una volta in un lasso di tempo anche non molto breve. E quindi quante probabilità avevo di NON rincontrare la signora del mercato tornando verso casa?

La risposta è di ovvia e facile intuizione e nel tragitto del ritorno eccola li, come una storia che si ripete.

È stato come vivere un flashback: una scena identica a quella vissuta qualche ora prima dove a cambiare era solo lo sfondo.

La signora che però nel frattempo aveva studiato un manuale di ingegnosa furbizia nonostante fosse un miglio distante da noi, con il tatto di un elefante mi ha “chiesto” urlando in mezzo alla strada: “Ma sei ancora in attesa??” Nemmeno se le avessi chiesto il mantenimento.
Trattenendo i nervi e omettendo la parte peggiore di me, IO ho aspettato che fosse ad una distanza accettabile per poterle rispondere  senza fare la pescivendola e dicendole semplicemente: “Eh già  (con un tra le righe: “è vero che carnevale è passato ma questa pancia è vera”)”

E come COME non immaginare la sua fantastica risposta: “Ah beh dai, sempre meglio questo” (traduzione: “C’è di peggio nella vita!“).

Ed è in questi casi che le domande sorgono spontanee: “ma tu problemi TUOI a cui pensare non ne hai? Pensieri di casa tua, dei tuoi figli, di tuo marito?! Anche del tuo amante se ce l’hai e se nel caso in cui non l’avessi  magari trovarselo non sarebbe tanto male… giusto per occupare il tempo a non pensare ai fatti miei”.

Pensavo di averle viste tutte con la prima gravidanza.

Con il primo figlio mi fissavano la pancia  (che ancora pancia non era) perché ero rimasta incinta senza essere sposata e la cosa faceva ovviamente scalpore. Guardavano per capire se fosse una balla e per capire di quanti mesi fossi.
Poi hanno iniziato a guardare la mia pancia nonostante iniziasse a vedersi (forse per assicurarsi che fossi realmente incinta) per poi iniziare a studiarne l’evoluzione aprendo il centro scommesse sul sesso di mio figlio.

Dopo la nascita di Cesare hanno iniziato a guardare all’interno della carrozzina (con “molta indiscrezione”) per accertarsi forse che fosse figlio di Salvo. Perché si… era anche sorto questo dubbio.
Quello che il padre di mio figlio forse non fosse davvero chi sostenevamo.
Bagnara Calabra

Poi le persone si sono stancate: hanno trovato altro di cui parlare e su cui sparlare e io sono passata di moda.

Nonostante mio figlio oggi abbia quindici mesi, nonostante io non sia ancora sposata, nonostante però faccia comunque coppia fissa con suo padre (ormai da sette anni) mi chiedo come una persona impicciona o meno che possa essere, si stupisca del fatto che io sia ancora incinta.

Il mio sfogo in questo caso ci stava tutto e anche se fosse stato fuori luogo sentivo il bisogno di doverlo esternare.

Nel posto in cui vivo la maggior parte delle persone sono fatte così: sicuramente male.
Ma sono così.

Ecco  anche perché io non amo uscire. Ecco perché preferisco le quattro mura di casa mia dove ho sempre qualcosa da fare e il tempo di stare con le mani in mano non esiste.
Ecco perché se posso evitare di andare in giro, evito.

Il posto è bellissimo eh! Sia chiaro.
Soprattutto per venire a farci le vacanze. Però nel suo essere un posto bellissimo due paroline come consiglio personale mi sento di doverle spendere.
È importante fare check out entro e non oltre le tre settimane consecutive perché nel superare questo limite c’è il rischio di tornare a casa più esauriti di quando si è arrivati.

E riprendere a lavorare in queste condizioni di stress non è certamente il massimo.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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12 comments

Giusy 25 Febbraio 2014 - 16:45

E’ proprio vero: tutto il mondo è paese. Quando ero fidanzata per le chiacchere false della gente sono rimasta incinta almeno tre volte. Da sposata, trascorso il primo anno senza pancione, dissero che avevo problemi di fertilità e addirittura un prete mi consigliò “di affidarmi alla scienza”, e così via… Che tristezza!!!

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Mamma Che Vita 25 Febbraio 2014 - 19:45

Ahahahahahah mi sembra di sentir parlare una mia amica!!! Purtroppo é più facile pensare ai problemi degli altri piuttosto che affrontare quelli di casa propria, ma che ci vuoi fa?! L’ignoranza fa fare tante cose, e questa é una di quelle!! :****

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Da Mamma a Mamma. 25 Febbraio 2014 - 19:46

ciao, ti ho trovata grazie al linky party della girandola creativa.
Comunque, è tutto inutile, la gente, soprattutto nei paesini, non si fa mia i cavoli propri! e poi se una è di nuovo incinta che problema c’è? come se lo dovesse mantenere lei il bimbo….bha… non ho parole….
A me invece mi chiedono quand’è che ne faccio un altro, pensa un po’…. ehehe
se ti fa piacere passa a trovarmi nel mio blog http://damammaamamma.blogspot.it/

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Mamma Che Vita 27 Febbraio 2014 - 23:45

Ce ne sarebbe da dire un infinitá! La gente non é mai contenta e non sta mai zitta!!! Passo subito a trovarti e grazie per essere passata da me :***

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koko pi 25 Febbraio 2014 - 20:26

La gente spesso parla per ingoranza e/o invidia…quindi non fartene un cruccio!! ^_^
Sentiti superiore a loro e cammina a testa alta!!

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Mamma Che Vita 27 Febbraio 2014 - 23:46

Ti lovvo sempre più!

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Mammaalcubo 26 Febbraio 2014 - 9:30

Tutto il mondo è paese! Fregatene e sfoggia con orgoglio il tuo pancione: l’arma migliore contro gli speteguless è proprio lasciarseli scivolare. E poi sfogarsi sul blog, ovviamente!!! Qui non credo che la sciura col carrellino venga a leggere 😛

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Mamma Che Vita 27 Febbraio 2014 - 23:47

Non credo….altrimenti avrebbe saputo che ero incinta senza tutto sto cinema!!! :***

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Squitty 5 Marzo 2014 - 19:12

Ahahahahhaha, meraviglioso! Ciao arrivo direttamente dal Cocco, sfogo più che giusto. Personalmente non sarei stata così educata!

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Mamma Che Vita 7 Marzo 2014 - 22:20

Ogni tanto ancora mi chiedo come ho resistito!!! Grazie per essere passata :***

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...ma la notte no! 5 Marzo 2014 - 19:31

eeeehhh nelle realtà piccole tutti devono mettere bocca! vero pure che in quelle più grandi c’è il quartiere o il condominio ad impicciarsi! Sigh!
grazie di aver partecipato la cocco!

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Mamma Che Vita 7 Marzo 2014 - 22:21

Ma grazie a te! :*

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