Home Life Mamma: una parola, un milione di significati

Mamma: una parola, un milione di significati

by Giada Lopresti

Quando penso alla parola mamma e a ciò che per me rappresenta non vedo me stessa, ma colei che mi ha amato molto di più di quanto io potrei mai essere in grado di realizzare e comprendere. Penso alla donna che per anni mi ha cresciuto, protetto, sostenuto e osservato ogni giorno della mia vita.
D’istinto penso alla mia mamma.
Una persona che mi ha visto sorridere e piangere per piccoli e grandi problemi e che ha gioito con me quando ero felice allo stesso modo di come versava qualche lacrima quando ho creduto di aver fallito in qualcosa.
È stata al mio fianco molto di più di quanto avrei potuto chiedere ma soprattutto molto più di quanto avrei potuto immaginare.

Quando ripenso al mio passato e alla mia infanzia, non ho moltissimi ricordi di mia mamma nonostante fosse sempre presente.

Ero la cocca di papà, quella a cui bastava un battito di ciglia per farlo sciogliere in una concessione per la sua bambina.
E in tutto questo ho sempre messo mia madre in disparte.

C’era. C’è sempre stata. Ma era come un ombra in una giornata calda.

Di quelle ombre piccole sotto il sole di mezzogiorno che non noti nemmeno a meno che non ti ritrovi a camminare con gli occhi bassi osservando e osservandoti piedi, accorgendoti che lei è li silenziosa, in un angolino tutto suo senza disturbare nessuno.

Il mio papà, l’uomo della mia vita di allora, mi completava in tutto ciò di cui avevo bisogno facendo si che poco a poco, il divario tra me e la mia mamma fosse sempre più ampio.
Tra me e lui c’era un rapporto così solido e così pieno di ciò di cui necessitavamo che non le davamo il giusto spazio per esprimersi, per amarci e per far parte di quell’immensa felicità che ci coinvolgeva minuto dopo minuto.

Era semplicemente una mamma che osservava il nostro amore da spettatrice senza mai interrompere il nostro percorso. Una mamma che nonostante soffrisse per questo distacco mi ha permesso di godere della mia infanzia al fianco di mio padre, forse in attesa che un giorno qualcosa prima o poi iniziasse a cambiare. Quasi come se di questo cambiamento lei ne fosse già al corrente guardando più lontano di quanto avrebbe voluto.

È stato il tempo a darle ragione. È stata la pazienza a premiarla.

Crescendo è stato come se qualcosa in me fosse cambiato. È stato come se qualcosa tra di noi fosse mutato.

Ho iniziato a sentire il bisogno di averla vicino, di avere al mio fianco qualcuno che potesse capirmi trovando in lei la mia forza quotidiana.
Giorno dopo giorno con il passare degli anni ho iniziato ad osservarla e ad ammirarla come spero un giorno i miei figli abbiano la voglia e la forza di fare con me.

Dalle piccole routine solo nostre per accompagnarmi a scuola, alle prime passioni condivise.

Ricordo ancora con mente molto lucida quelle mattine in cui mi accompagnava a piedi verso l’istituto elementare sostando prima nel piccolo supermercato proprio li vicino per comprarmi un ovetto di cioccolato.
Era una tappa fissa.

Mille raccomandazioni sul quando e come mangiarlo che avevano come unico obiettivo il riuscire a collezionare le sorprese all’interno per completare quella che era una raccolta di pupazzi di plastica. Per anni, insieme, abbiamo continuato a dare spazio a questa routine.

Ricordo anche tutte i centinaia di chilometri in bicicletta nel rigido freddo invernale della val padana dove, dopo aver scoperto cosa significava “truccarsi” come una ragazzina un pò più grande, passavo tutto il tempo nel tragitto da casa alla fermata della metropolitana asciugandomi gli occhi dai lacrimoni che si congelavano nell’angolo chiedendole di continuo “mamma, mi sono sbavata?” e, ridendo come una pazza per le mie espressioni, lei rispondeva sempre “no amore, sei bellissima così”

Ricordo i primi amori e le prime delusioni e ricordo quanto lei fosse sempre presente ad ogni lacrima e ad ogni sorriso.

Lei, la mia mamma. Una donna con una dolcezza che farebbe invidia anche ad una fabbrica di cioccolato.

Ricordo quando, diventata adolescente, eravamo solite commuoverci davanti ad un romantico film era diventato un classico facendoci puntualmente prendere in giro dal papà perché “come si fa a piangere guardando la televisione?”.
Ricordo le prime volte in discoteca o allo stadio di nascosto: senza dire niente a nessuno. Lei invece, in entrambi i casi, era sempre corrente di tutto.

Era ed è la mia mamma, la mia migliore amica, la mia confidente. Era ed è colei che mi permetteva molto più di quanto probabilmente avrebbe mai voluto, ma che ha in tutti i casi deciso di farmi godere la mia giovinezza nel modo in cui forse avrebbe voluto lei senza poterci riuscire.
Lei, a cui una vera infanzia e una vera mamma è sempre mancata, ha trovato la forza di non ripetere gli stessi errori ricevuti anche con me: sua figlia.

Lei che ha trovato la forza in se stessa per tutta la vita sopportando situazioni da cui probabilmente poche persone sarebbero uscite vincitrici.
Lei che dopo obiettivi raggiunti con fatica e determinazione ha saputo offrire a sua figlia un futuro più sereno e facile di quanto non sia mai riuscita ad avere.
Lei che c’è sempre stata per me esattamente come oggi è una presenza costante per i miei figli e che la amano come ogni nonna dovrebbe essere amata.

Lei che sa ascoltare sempre, in qualunque situazione.

Lei che ci protegge ogni giorno come mamma e come nonna premurosa.
Lei che tutto sa fare senza fermarsi davanti all’ignoranza ma scoprendo sempre nuove strade motivata dalla curiosità e dalla voglia di apprendere.

Sono stata e sono figlia di una donna incredibile, la stessa che oggi è con orgoglio la nonna amorevole e presente che tutti vorrebbero e che in molti possono solo sognare.
Lei è la donna che io amo chiamare mamma con fierezza perché nonostante alcune naturali incomprensioni possono esserci, so che sarà sempre al mio fianco per condividere insieme ogni istante. Perché lei è la mia mamma.

#festadellamamma

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1 comment

Nonna ascoltami | MammaCheVita 24 Maggio 2017 - 10:04

[…] nonne, esattamente come le mamme, devono poter ascoltare. Ma le nonne devono poterlo fare per molto più tempo perché tutti i […]

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