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Dal latte al biscotto

by Giada Lopresti

Con la nascita di un bambino si inizia la scoperta di un nuovo mondo. Un nuovo mondo sia per lui che per noi.
Mesi fatti di coccole, poppate, risvegli, pianti e sorrisi che riempiono il cuore desiderosi di vedere come giorno dopo giorno si evolverà questa crescita così improvvisa.
Perché i bambini crescono sempre troppo in fretta.

Da quel primo momento tra le braccia della mamma ci si ritrova ad emozionarsi per la prima pappa, i primi passi e i primi dentini. Dentini che spesso faticano ad uscire facendoci rispolverare i vecchi rimedi della nonna su come poter alleviare quei sintomi così odiosi.
Il primo dente, quella voglia e quel desiderio di mettere tutto in bocca potendo così scoprire sia il mondo che lo circonda e sia nuovi sapori.

Sapori non sempre accettati di buon grado fin da subito ma che con il tempo diventeranno compagni di vita ogni giorno.

Ricordo l’emozione della prima pappa esattamente come ricordo i consigli di mia mamma nella costante preoccupazione che mio figlio potesse in qualche modo non riuscire a deglutire nel suo non essere, a detta sua, ancora pronto.
Ricordo quei momenti in cui integrato il formaggio grattugiato nei passati, con vorace curiosità, il piatto rimaneva pulito come nemmeno una scarpetta a fine pasto può riuscire ad ottenere. Quasi come se il piatto stesso fosse già stato meravigliosamente lavato con acqua e sapone.

Uno svezzamento che andò sempre più evolvendosi, introducendo gli alimenti un po’ alla volta secondo quanto mi era stato consigliato dal nostro pediatra nella mia allora assoluta inesperienza sul tema: brodo, passato di verdure, formaggio grattugiato, olio extravergine di oliva e poi piano piano carne e pesce omogenizzati passando infine ai legumi e ai cibi di ogni genere.

Passaggi vissuti sempre con molto entusiasmo soprattutto dopo la comparsa dei primi dentini che con smania cercavano strada tra le rosee gengive.
E proprio da quei primi dentini ricordo che, mio figlio, metteva in bocca qualsiasi cosa per poterla mordere con entusiasmo e voglia di scoprire. Ma, soprattutto, tanta voglia di assaggiare.

Mi chiedevo infatti se questa sua curiosità verso il cibo e questa sua propensione fosse anche un segnale del voler iniziare a degustare piccole cose in modo autonomo. Magari ciucciando qualcosa di buono che potesse essere si solido ma che allo stesso tempo permettesse anche di essere assaggiato senza timori da parte mia nel lasciarlo fare “da solo”.

Mi piaceva l’idea di vederlo crescere nella sua iniziale indipendenza ma quel momento mi creò comunque ansia.

Ogni bambino infatti vive i passaggio dall’essere aiutato all’iniziare alla fase più indipendente in modo soggettivo. Un passaggio che è sempre (o quasi) fonte di un enorme apprensione da parte della mamma.

Ricordo infatti che non dando il biberon era per me impossibile valutare ad esempio l’idea di mettergli nel latte qualche pezzo di biscotto anche solo per poterne iniziare ad assaggiare il sapore ma, allo stesso momento, volevo che provasse a sperimentare anche da solo qualcosa che non fosse costantemente portato alla bocca da qualcun’altro.
L’emozione di quella prima volta e di quel primo biscotto quindi non la scorderò mai.

Ne presi due dalla confezione: uno lo tenni in mano io e lui lo diedi al mio bambino.
Guardava la sua mano come a chiedersi cosa avrebbe dovuto fare con quella cosa beige e guardando me con quello sguardo curioso gli mostrai come avrebbe dovuto mangiarlo.
Il suo istinto fu quello di portare il biscotto alla bocca e il mio quello di fargli comprendere come procedere senza essere ingordo.

Solo dopo averlo assaggiato vidi in lui la gioia della scoperta di un nuovo sapore. Un sapore che in realtà sapevo avrebbe continuato ad apprezzare.
Curiosità, bontà e la voglia di volerne subito un’altro dopo aver terminato quello.

La mia tranquillità nel vedere come fosse possibile non provare difficoltà nel ingerire i pezzi perché a contatto con il palato si scioglievano come fossero neve al sole. E la gioia nel vedere la sua autostima farsi forza di quella piccola ma grande autonomia nel compiere un gesto così grande da solo.

Un passaggio vissuto con tutti e tre i miei figli.

Un passaggio che di differente aveva solo la preoccupazione con il quale poter affrontare quel primo momento. Un momento di volta in volta ricco di quella prima emozione che era diventata ormai sinonimo di crescita ma allo stesso tempo di gusto.
Successivamente alla scoperta dei biscotti Humana mi sono infatti ritrovata a comprendere il perché fossero così facili da mangiare in autonomia. Avendo sempre avuto la fortuna di allattare non avevo mai fatto caso al fatto che in realtà sono studiati appositamente per sciogliersi senza difficoltà nel latte permettendo quindi a quei bimbi che usano solo o anche il biberon di poter assaporare un gusto diverso anche senza attendere quel momento in cui possono essere abbastanza autonomi nell’addentare (o “nell’aggengivare”) da soli questo alimento.

Ancora oggi mi ritrovo a comprare questi immancabili biscotti soprattutto per la merenda del più piccolo che a metà mattina e nel pomeriggio non mancano davvero mai. Una merenda (o “dolce” di fine pasto) perennemente interrotta dal fratello che più grande che ne adora ancora consistenza e sapore a distanza di anni.
E, se devo proprio dirla tutta, devo ammettere che come spuntino non sono male nemmeno per me anche se sono costretta a mangiarli sempre di nascosto dato il legame affettivo e di stomaco che li lega ai miei figli.

Dopo gli omogenizzati e il milkymerenda (ma in realtà anche dopo tanti altri prodotti provati negli anni), Humana continua ad accompagnare me e i miei bambini in ogni fase della loro crescita e io, non potrei davvero essere più soddisfatta di come in realtà sono adesso.

<Post in collaborazione con Humana>

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