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Una settimana senza te

by Giada Lopresti

Sette giorni fa mi svegliavo consapevole che quello sarebbe stato il primo di una lunga serie di risvegli in solitaria.
Risvegli senza lo sguardo di mio marito su di me, senza il suo abbraccio e senza le sue premure. Un risveglio approssimativamente senza significato se non fosse che quello spazio vuoto del letto è stato comunque colmato dal tantissimo amore unito alla presenza dei nostri figli.

I primi giorni sono stati i più duri. Il sapere mio marito lontano da casa senza poterlo abbracciare ogni vota che ne avevo voglia non è stato semplice.
Saperlo da solo alla scoperta di se stesso e di quanto sia importante per lui voler essere un uomo migliore per noi, mi ha però dato la forza di continuare a sorridere anche quando in realtà avrei voluto solo consumare le mie lacrime.

Non posso dire che il tempo non sia volato. Questo no. Perché di certo il da fare in casa nostra non manca mai soprattutto adesso che mancano due mani importanti.
Se prima i compiti in casa si dividevano equamente, quello che prima smaltiva al mio posto la mia dolce metà, adesso sono mansioni che spettano solo a me e che provo a risolvere facendo sì che le mie abitudini, il mio compito di mamma, il mio lavoro e la mia casa non ne risentano.

E non è semplice. Affatto.

Continuo a vivere con la filosofia del “ció che non riesco a fare oggi riuscirò a farlo domani” dividendomi il tutto in modo da gestire ogni cosa al meglio. Forse ho iniziato a dormire ancora meno (e non che prima mi facessi chissà che dormite), ma anche dedicare meno tempo al sonno mi aiuta a pensare meno evitando di affrontare troppo presto ogni sera quell’inevitabile momento di smarrimento e solitudine che mi inonda non appena mi sdraio nel nostro letto.

E per quanto la mia mente e il mio tempo lavorino vorticosamente e senza sosta per non pensare al vuoto che ho nel cuore, i cambiamenti ci sono stati. Eccome.
Soprattutto perché per quanto delle volte vorrei riflettere sulle centinaia di ipotesi che il nostro futuro ci potrebbe offrire fantasticando su orizzonti positivi e pieni di soddisfazioni per non farmi prendere dallo sconforto, i miei figli adesso più che mai hanno bisogno che io faccia il possibile per compensare al massimo la mancanza del papà.

In particolare modo per Cesare ed Enea così attaccati al padre tanto da manifestare in questi giorni dei fortissimi regressi.
Non che Vincy non percepisca l’assenza del papà ma è sempre stato indubbiamente più legato a me (piccolo mammine del mio cuore) e, forse, in questo specifico caso è davvero un bene. 

Enea invece ha risentito del vuoto nei piccoli momenti che per lui e il papà erano diventati delle loro abitudini. Il passare del tempo insieme, tanto tempo insieme, che di punto in bianco è svanito lo ha fatto diventare un frignone dai pianti inconsolabili alla ricerca di coccole continue che, in qualche modo, dopo i primi giorni sono state sufficienti a farlo stare meglio. Ma nello stare meglio lui, Cesare ha iniziato a stare ancora a peggio. 

Lui così abituato a condividere la messa a letto con le coccole del papà, ha iniziato a manifestare una grandissima gelosia nel confronti dei fratelli e di Enea in particolare tanto da dire frasi mai sentite e che mi hanno lasciato attonita. Non per il linguaggio utilizzato, ma perché la domanda di dove o come possa averle elaborate non ha ancora una risposta certa.

Il suo bisogno del papà mi e ci ha messo in seria difficoltà.

È regredito riprendendo a fare la pipì nel letto e chiedendo il pannolino, volendo dormire con la mamma e senza la presenza di Enea nei paraggi.
Ha iniziato a rispondere e a fare dispetti di ogni genere. Atteggiamenti che uno dopo l’altro porterebbero qualsiasi genitore all’esasperaizone ma che, per il suo bene, ho cercato di assecondare fin da subito. 

Ho creduto che fosse meglio stargli vicino cercando di non fargli pesare il fatto che lui adesso è l’ometto di casa (come è stato o qualche modo additato). Perché per quanto il papà non possa esserci, per quanto sia il più grande dei tre, è e rimarrà un bambino ancora per molto.
Un bambino che soffre del distacco di quel meraviglioso legame che ha con il suo papà. Quel papà che per lui è come se fosse il suo migliore amico e con cui condivide da sempre ogni cosa.

Mi sono impegnata, l’ho coccolato e l’ho tenuto stretto a me.

Gli ho chiesto di dormire nel mio letto perché mi sentivo sola e che visto che anche lui si sentiva un po’ più vuoto, forse avremmo potuto farci un po’ di compagnia l’un l’altro. 

L’ho “viziato” in piccoli gesti e l’ho convinto a voler parlare con il papà anche quando, per rabbia, non ne aveva affatto voglia. Coinvolgendolo in discorsi divertenti che gli hanno permesso di non buttare via attimi preziosi assieme al suo compagno di giochi preferito anche se lontani nello spazio.
E devo aver fatto già un buon lavoro se dopo una settimana di lavatrici continue e lotte contro ogni tipo di atteggiamento, questa mattina  con un sorriso colmo di soddisfazione è arrivato da me dicendo “guarda mamma! Questa notte non ho fatto la pipì.. sono stato bravissimo vero?”

Avrei voluto piangere nel vederlo così soddisfatto. Avrei voluto scacciare via la tensione di questi ultimi settimi giorni in un pianto liberatorio lungo almeno mezz’ora ma ho sfoggiato il mio miglior sorriso e l’ho abbracciato forte. Un abbraccio a cui lui ha risposto abbandonandosi su di me e facendosi coccolare fino allo stremo per l’ennesima volta.

Per un attimo non c’era nessun Enea e nessun Vincy.

Per un attimo eravamo solo noi due perché lui in fondo voleva solo un attimo così.

Nessuno aveva mai pensato potesse essere semplice, ma non avevo mai messo in conto che soprattutto per loro potesse essere così dura. Non pensavo che potesse essere complicato dover raccontare tutto a mio marito trovando dall’altra parte un silenzio tombale dettato dai sensi di colpa per esserne causa senza poterne essere la soluzione.

È stato difficile “mentire” a mio marito con dei “stiamo bene” di troppo. Detti con la certezza che le cose piano piano si sarebbero stabilizzate.
Una stabilità che, con i nostri tempi, sta già arrivando. Perché noi siamo forti, io sono forte e lo è anche il mio meraviglioso compagno di vita che da lontano deve assistere a tutto questo impotente. Perché in fondo per lui questa sarà sempre la sfida più dura.

Serve solo fare un passo alla volta piano piano e senza fretta anche se ogni tanto ne scappano due all’indietro.
Peró noi ce la faremo. Sempre. 

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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8 comments

Chiara 7 Agosto 2017 - 14:23

Bravissimo ometto cesare!e bravissima mamma!un abbraccio

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Giada Lopresti 7 Agosto 2017 - 16:03

Grazie di cuore Chiara :***

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Azzurra 7 Agosto 2017 - 22:12

Adoro come racconti e vivi le emozioni..siete una squadra fortissima e ce la farete anche da lontano, ma sempre vicini col cuore! Io intanto bevo le lacrime che mi hai fatto versare e ti sono vicina col cuore super mamma❤️

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Giada Lopresti 10 Agosto 2017 - 3:43

Oddio adesso mi sento in colpa XD
Non volevo farti piangere! Grazie davvero per le belle parole :***

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flavia 7 Agosto 2017 - 22:39

a me è bastato un mese lontani con una sola figlia..è durissima! ti auguro che i bambini metabolizzino in fretta, come solo i bambini sono in grado di fare.. e che possiate trascorrere questo tempo il più serenamente possibile

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Giada Lopresti 10 Agosto 2017 - 3:42

Me lo auguro di cuore anche io! Grazie mille per l’incoraggiamento :***

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Baby Jogger Select Lux anche in versione tri-fratellare | MammaCheVita 25 Agosto 2017 - 14:37

[…] sono convinta che, prima che arrivasse il Select Lux a casa nostra, qualcuno già sapeva che mio marito si sarebbe dovuto allontanare da casa lasciandomi da sola in balia di tre piccoli terremoti. E Baby Jogger secondo me era tra […]

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Marsupio Cybex Yema anche a casa: un aiuto per la mamma 30 Agosto 2017 - 14:00

[…] puntualmente erano capaci di ricordarmi che fosse troppo tardi per dormire ancora. E se mio marito mi manca per tutto un insieme di motivi, probabilmente uno dei più importanti é proprio il grande contributo che ha sempre saputo darmi […]

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