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Il giorno delle scoperte

by Giada Lopresti

I mesi di aprile e maggio appena trascorsi sono stati sicuramente pieni di momenti da ricordare e, il più importante tra questi, è la felicità che si riusciva a respirare nell’aria quando i miei bambini, dopo essersi svegliati dal pisolino pomeridiano, sgranavano gli occhi quasi increduli nell’avere di fronte il papà.
La stessa identica scena ad ogni pomeriggio per quaranta giorni. Lo stesso identico attimo che io mai, mi sarei stancata di guardare.

È incredibile infatti come è quando ti inizia a mancare una cosa che riesci davvero ad apprezzarla. E non importa se questa cosa sia una persona, un luogo o un oggetto.
Siamo abituati a dare così tutto per scontato nella nostra vita, che le certezze a volte fanno male. E nell’ultimo anno ho capito che invece, le certezze, andrebbero anch’esse conquistate.

Purtroppo o per fortuna, durante questo discretamente lungo periodo in quel di Torino, mi sono ritrovata a dovermi allontanare solo un paio di volte dai miei bambini. Giornate che per me significavano lavoro togliendo del tempo non tanto ai miei figli che, fortunatamente almeno io, posso vivere tutti i giorni, quanto invece a mio marito.
Lui che quando siamo distanti manca più che mai e che quando siamo l’uno al fianco dell’altro, se c’è di mezzo il lavoro, è costretto a farsi da parte per far si che io debba avere una priorità che non sia lui.

Ma osservare quell’affiatamento, quell’amore e quegli sguardi felici, ha fatto si che in quelle sporadiche occasioni nelle quali mi sono dovuta assentare, io fossi rimasta tranquilla sapendoli insieme.

Insieme e da soli. Come, purtroppo, da tempo non succede spesso.

In compenso posso dire che, sempre in queste giornate particolari, io abbia comunque avuto modo di compensare almeno in parte la compagnia del marito con le amiche di avventura degli ultimi anni.
Perché se di buono qualcosa questo lavoro ha, è che, indubbiamente, ti permette di conoscere molte più persone di quante saresti in grado di immaginare.

Nella giornata che attendo per un anno intero e una di quelle che mi ha tenuto fuori casa per più tempo, ho come sempre potuto partecipare, tra una sessione di lavoro e l’altra, anche a degli incontri formativi sia come blogger che come mamma. E uno in particolare, è stato per me, fonte di inestimabili informazioni.

Grazie a Valfrutta, uno degli sponsor di quell’evento, ho scoperto cose che mi hanno fatto sentire come se abitassi in un altro pianeta dove, l’esempio più lampante è che la soia appartiene alla categoria dei legumi. E, ignoranza a parte, io non ne avevo la minima idea.
Sarà che non mi sono mai documentata in merito oppure sarà solo il fatto che non avendone mai mangiata, ma eventualmente consumata sotto forma liquida all’interno di un ristorante cinese, non mi ha mai portato ad essere curiosa su questo alimento ma sta di fatto che, la notizia, mi ha fatta sentire come se fossi una marziana.
Ed è stata solo al prima.

Da buona nordica italiana e soprattutto da buona mangiatrice del cibo italiano, scoprire che la polenta (LA POLENTA!) e la pasta sono in realtà dei piatti messicani, ha fatto si che le certezze di una vita crollassero in un istante.
E non è stato bello.

Partecipare però a quel dibattito su alimenti che vengono consumati con regolarità nelle case della maggior parte degli italiani, ha fatto si che potessi scoprire molte sfaccettature anche dal punto di vista materno.

Perché siamo onesti: quale mamma non ha mai dato il succo di frutta al proprio bambino? Come parte di una merenda o come spuntino di mezza mattina per l’asilo.
Oppure semplicemente come bevanda dissetante in un caldo pomeriggio d’estate? E questo lo so perché noi, soprattutto in estate, di succhi di frutta ne consumiamo a litri.

Sono attenta al consumo di frutta e verdura per i miei bambini (mentre per me un po’ meno, molto meno). In principale modo perché loro non mi hanno mai creato problemi con queste due tipologie di prodotto.
Cesare è un grande consumatore di cetrioli, zucchine e insalata; Vincy lo segue a ruota, mentre il piccolo Enea… beh lui è un caso a parte perché è in grado di ingerire tutto ciò che è commestibile indipendentemente dalla sua origine.

Ecco perché se prima non avevo mai fatto caso a tutto quello che i prodotti a scaffale (inteso come alimenti di consumo tipo polpa di pomodoro, succhi di frutta, ecc) avevano al loro interno e in che proporzione, da quel giorno ammetto di fare molta più attenzione. Ed è parlando di attenzione al consumatore che ci sono stati presentati dei nuovi prodotti Valfrutta: prodotti come i pronti a vapore e i frullati veggie.
Prodotti che vidi quel giorno per la prima volta e che, lo stesso giorno, per la prima volta assaggiai.

Non staro qui a dire quanto fossero o meno buoni (forse perché mangiai una doppia porzione di pronti a vapore e consumai un brik e mezzo di veggie), ma se c’è una cosa che si deve assolutamente conoscere in modo più approfondito è il frullato veggie.
Perché non tutti i bambini sono come i miei. Io ho avuto una fortuna sfacciata per ben tre volte su tre (più raro che vincere alla lotteria) e non posso certamente lamentarmi.

Frullato Veggie è un succo di frutta più verdura senza conservanti e ne coloranti 100% vegan.

Un prodotto che, in un solo brik da un litro, riesce a contenere tutto ciò che serve per la corretta assunzione di queste due tipologie di alimenti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia da tempo ai consumatori di preferire alimenti con nutrienti e preziose vitamine utili per vivere bene e attuare un’efficace prevenzione, e per questo raccomanda l’assunzione giornaliera di almeno 5 porzioni di frutta e verdura.
Con un bicchiere di frullato Veggie è come consumare due.

Inutile forse dire, che tra le tre proposte di questo prodotto anche io ho trovato la mia preferita (che in realtà sono due). Anche solo per poter variare i classici gusti che con l’arrivo del caldo acquisto direttamente in formato pallet.
Siamo grandi consumatori di succhi di frutta ma siamo anche sempre stati molto statici nei gusti.

Ci siamo fossilizzati sugli stessi sapori e le stesse consistenze per anni, senza mai osare assaggiando altre proposte.
Questo, almeno per me, ha portato delle volte allo scegliere di acquistare o meno perché, in alimentazione, la routine stanca.

Ecco perchè, in questo preciso istante, mi sento una grande assimilatrice di frutta e verdura: io che, ammetto, di non mangiarne molta (se non quasi nulla) da praticamente tutta la vita.

Da quel giorno Frullato Veggie è entrato in casa nostra permettendo così di assaporare nuovi gusti al di fuori del classico succo di frutta che si consuma abitualmente (un esempio banale possono essere i triangolini che a casa nostra non mancano mai).

Riusciamo ad assimilare così, in porzioni quotidiane, anche il giusto apporto di frutta e verdura consigliato per avere delle sane abitudini alimentari.

È stata una scoperta perché lo possono assumere tutti indipendentemente dall’età o dal peso.
È stata una scoperta potendo essere scelta tra tre varianti, ognuna di esse contenenti un mix di ingredienti diversi tra frutta e verdura, che finalmente mi faranno cambiare quei due gusti sempre identici di succhi di frutta che in estate bevevo di continuo.

Quel giorno sono quindi rientrata a casa con delle consapevolezze in più per il nostro futuro e, perché no, anche per la nostra salute, felice di poterle condividere con il marito che, come me, consuma davvero poca frutta e verdura.
Ma il rientro speciale non è stato dettato solo dal fatto di aver scoperto qualcosa di nuovo, ma anche dal vedere i miei bambini sereni nell’aver trascorso un’intera giornata da soli con il papà dove la mamma, a quanto pare, non era affatto mancata.

E mi andata bene così, perché è stata una giornata piacevole per tutti pur non riuscendo a stare insieme.

<Post in collaborazione con Valfrutta>

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