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Co-sleeping: una scelta informata

by Giada Lopresti
Il temine co-spleeping sta a significare letteralmente dormire insieme. In ambito neonatale e infantile si riferisce all’usanza di far dormire il proprio piccolo nel lettone insieme a mamma e papà. I motivi per cui viene effettuata questa scelta possono essere vari e delle volte capita che questa scelta venga presa più come ultima spiaggia, piuttosto che come reale bisogno psicologico e fisico da parte del genitore.
Di fatti questo gesto, nel momento stesso in cui viene svolto, ha un vero e proprio potere calmante per il neonato tanto da placarne il pianto e l’agitazione non appena questo viene appoggiato nel letto e avvolto dal “calore familiare”, e provocarne il quasi immediato riaddormentamento.
Molti psicologi  e medici contestano questo modo di educare i propri figli fin da piccoli in quanto, secondo loro, i bambini che vengono abituati con questo metodo corrono il rischio di non riuscire a diventare indipendenti senza il costante appoggio di mamma e papà e si rischia quindi di “rovinare” la stabilità mentale del bambino. Oltre a questo, i medici ritengono anche che questo tipo di comportamento, possa essere dannoso per il rapporto di coppia perchè tenderebbe a far perdere l’intimità tra i coniugi.
Alcuni recenti studi hanno però dimostrato che il co-sleeping non influisce in alcun modo con conseguenze psicologiche per il bambino anzi, non solo dopo vari test effettuati su molte coppie è stato riscontrato che la base comportamentale dei bambini è pari a quella dei coetanei che dormono soli, ma bensì tendono ad essere più solari e socievoli con il prossimo. Sembrerebbe infatti che le coccole e il calore familiare aiuti proprio a rendere più sicuri i nostri figli.
Papà e figlioTra l’altro si reputa che il co-spleeping non rovini il rapporto di coppia ma aiuti, soprattutto la figura paterna, a non escludere il genitore dal legame che si viene a creare con la coniuge.
Generalmente infatti, soprattutto per le donne che allattano, il legame indissolubile che si crea tra la mamma e il proprio bimbo, soprattutto nei primi mesi di vita di quest’ultimo, è molto forte e, soprattutto date molte situazioni che si vengono a creare, può capitare che il papà in tutto questo venga delle volte messo in disparte. Il co-sleeping aiuta quindi a rendere più partecipe l’uomo in questo solido rapporto naturale.
Molte mamme, soprattutto le più ansiose, usano il co-slepping anche per avere la possibilità di accorrere nell’immediato a qualsiasi richiamo del loro piccolo, si riesce così a rispondere in maniera costante ai bisogni e alle necessità.

Il co-sleeping non vuol dire però necessariamente dormire nello stesso letto, ma dormire “insieme” anche nella stessa stanza. E questo, soprattutto con i neonati, potrebbe essere un valido aiuto per contrastare la SISD, che è l’incubo di ogni genitore.
Ovviamente i pareri in merito all’argomento sono infiniti e contrastanti; il co-sleeping è una scelta, una strategia da usare al momento opportuno e che solo un genitore può sapere se introdurla o no

nella vita dei propri figli e in tal caso, quando eliminarla, ed è giusto e corretto non giudicare nessuno in merito a come decide di gestire questa situazione.
Ogni genitore, e solo il genitore, sa cosa è meglio per il proprio bambino e seguire l’istinto, è sempre (o quasi) la soluzione migliore.
La nostra esperienza.
Cesare fino ai 4 mesi la notte si svegliava solo per mangiare una o due volte a notte. A cinque mesi ho deciso di non allattarlo più di notte in quanto avevo notato che nonostante i risvegli si riaddormentava tranquillamente con il ciuccio. Dopo lo svezzamento le cose non sono migliorate e soprattutto dopo l’inizio della dentizione, dato che i risvegli diventavano più frequenti e la stanchezza iniziava ad avere il sopravvento, al primo risveglio finiva direttamente nel lettone. Ci sono state delle notti in cui non ricordo nemmeno di avercelo messo nel lettone, me lo ritrovavo semplicemente li che mi prendeva a schiaffi appena si svegliava.
Io ero sempre stata contro il co-spleeping, ma un pò (soprattutto) come ultima spiaggia, e un pò per necessità, sono praticamente 6 mesi circa che lui a metà nottata finisce nel letto con noi.
Appena lo appoggio in mezzo a noi si calma e si riaddormenta subito, tanto che delle volte credo lo faccia apposta. Vuole sempre e solo me (d’altronde la mamma è sempre la mamma), ma averlo nel lettone a noi non dispiace anche se non dormiamo comodissimi perchè è un terremoto. Con il tempo abbiamo capito che fa bene al nostro umore e sicuramente fa bene anche al suo e sta dimostrando di essere un bambino sereno e molto, ma davvero molto, sicuro di se quindi credo che questa pratica non interferisca con la sicurezza dei bambini.
Io, da mamma, seguo solo il mio istinto e per adesso e fino ad adesso, credo di aver fatto bene.
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4 comments

Silvia Mammabook 2 Dicembre 2013 - 18:53

Noi abbiamo avuto i piccoli in stanza solo per i primi mesi. E sì, ogni tanto qualche dormita nel lettone ci è scappata… ma come hai detto tu, quando ci vuole ci vuole, e l’istinto delle mamme la sa più lunga degli psicologi…

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Giada Lopresti 5 Dicembre 2013 - 10:04

Io vorrei provare a metterlo da solo nella stanzetta a breve anche se so già che farlo mi porterà a fare i viaggi della speranza per il corridoio tutta la notte, ma ha un anno ormai e oltre a questo altre esigenze richiedono che impari a rimanere da solo il prima possibile. Speriamo solo no sia troppo difficile per tutti!

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Settimana 45: fastidio dentini | MammaCheVita 6 Luglio 2015 - 15:02

[…] Coospleeping sempre più intenso. A tre, a quattro, a due… Centimetri sempre più in diminuzione per i genitori, letto matrimoniale sempre più occupato da due bimbi che diventano giganti ogni giorno di più. […]

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Momenti in famiglia | MammaCheVita 19 Settembre 2015 - 14:30

[…] questo momento in quattro, senza contare la notte dove facciamo ormai da 13 mesi e mezzo un co-sleeping assiduo e molto forzato, ci si separa per gli impegni della giornata: lavoro, asilo e nonni. Il […]

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