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Essere mamma è un esperimento quotidiano

by Giada Lopresti

Se la vita cambia con l’arrivo di un figlio, le emozioni e le paure che si provano nell’esatto istante in cui si varca in tre, per la prima volta, la porta della propria casa, sono sicuramente un momento di difficile descrizione.

Quando fu il nostro momento, ricordo che Cesare dormiva beato nella sua navicella (perchè ai tempi di sicurezza in auto ancora non ne sapevo una cippa) e continuò a dormire per tutto il viaggio fin dopo essere arrivati a casa.
Mi chiesi come avrebbe reagito Zum, il nostro cane, nel vedere per la prima volta quel fratellino senza un pelo, e mi ricordo come approfittai immediatamente del lungo sonno di mio figlio per controllare che tutto fosse davvero al suo posto.

Ero convinta di aver sistemato tutto con estrema minuzia e, invece, mi ritrovai con piccoli dettagli disorganizzati qua e la. Dettagli ai quali non avevo fatto caso.
Era inspiegabile come nonostante negli ultimi mesi fossi convinta di aver pensato a tutto, il mio primo giorno a casa da mamma fu trascorso, nella quasi totalità, sistemando, pulendo e riorganizzando.
Le mille e una domande che ci facevamo io e Salvo, erano colme di dubbi iniziando dal “chissà se avrà caldo“, “chissà se avrà freddo” al “chissà se ce la caveremo“. E oggi, cinque anni e due figli dopo, sul cavarcela, direi che non ci è andata poi così male.

Quel primo giorno a casa fu incredibile.

La gioia di una nuova famiglia unita al timore di sbagliare erano le due sensazioni che, più tra di loro, vivevano in forte contrasto.
I parenti in giro per casa, le mille domande di cui non conoscevo la risposta, i dubbi sul come doversi e potersi organizzare, fino ad arrivare a quell’inevitabile momento in cui, sempre per la prima volta, ci saremmo ritrovati noi tre da soli nella nostra prima vera notte insieme.

Nella mia non esperienza quello che però sapevo era che avremmo dovuto dare sia a nostro figlio che a noi, delle regole. Regole sicuramente non ferree (perchè sfido chiunque a voler istruire come un soldato un bambino di pochi giorni), ma che fossero una specie di tabella di marcia sul come gestire la nostra giornata.

La prima regola che decidemmo di mettere in pratica, fu proprio la routine della messa a letto: ogni giorno alla stessa ora avrebbe avuto inizio il procedimento che il nostro bambino avrebbe riconosciuto come il momento di relax perfetto prima della nanna.
Inizialmente, infatti, la scelta fu quella di fare il bagnetto ogni mattina dopo la sveglia ma, con il passare dei giorni e dopo svariati tentativi, capimmo che farlo di sera prima di andare a dormire sarebbe stata sicuramente una scelta più appropriata per lui e per noi.

Ogni sera quindi io e Salvo abbracciavamo il corpo del nostro bambino immerso nell’acqua tiepida. Lo coccolavamo, giocavamo con lui e godevamo di quell’intima occasione come se nulla di più bello potesse esistere.
Un’abitudine che si è trasformata poi con il tempo in un bellissimo e desiderato momento da parte di tutti, fin quanto Cesare non divenne troppo grande per far si che a lavarlo fossimo ancora in due.

Un dispiacere per entrambi che si trasformò in un enorme orgoglio per me nel vedere come, ogni sera, fosse mio marito quello che voleva cimentarsi nel ruolo di “lavatore” con il nostro bambino, cercando con lui quel feeling che, in quegli istanti sembrava non dare spazio ad altro.

Ricordo con gioia il passaggio dalla vaschetta del fascicolo a quella all’interno della doccia.

La ricordo con piacere perchè aveva segnato un primo grande passo nella crescita del nostro bambino che, ai nostri occhi, sembrava sempre troppo piccolo rispetto ai suoi coetanei.
Stop ai bagnetti distesi cercando di nuotare in qualche modo.
Stop al rimanere appesi alle braccia di mamma e papà mentre, sia io che mio marito cercavamo di sostenere quel corpicino facendo, entrambi, di tutto per non perdere l’equilibrio sul bordo del lavandino, con il timore che, un giorno o l’altro, potesse cadere rovinosamente in terra sperimentando qualche nuova caduta di faccia.

E in tutte queste scoperte, in tutti questi nuovi viaggi che nei primi mesi ci hanno accompagnato, ricordo anche bene gli errori e le situazioni che apparentemente sembravano ingestibili per una neo mamma. Quelle situazioni in cui ti chiedi spesso “ma dove sto sbagliando? Perchè questa cosa non riesco a risolverla?“.

Ho perso le volte in cui ho chiesto aiuto al dott. Google in piena notte durante una poppata o mentre cercavo di mantenermi sveglia osservando 24 ore in sala parto alle quattro del mattino su Real Time (da vedere obbligatoriamente dopo la nascita del primo figlio per non rimanere traumatizzate). E ricordo che, spesso, ho cercato nelle soluzioni trovate, qualcosa che andasse bene per noi, sperimentando altrettanti buchi nell’acqua. Fallimenti che sono iniziati dai più comuni arrossamenti da pannolino, trasformati in gravi problematiche, tanto da ritrovare delle vere e proprie piaghe sulla pelle del sederino, al reinventarmi in cucina per non far mai mancare nulla nell’alimentazione di mio figlio.

Tutte domande che, nella maggior parte dei casi, hanno avuto risposta solo dall’esperienza e dal quotidiano.

Perchè per quanto possa essere brutto da dire, i figli sono a tutti gli effetti le “cavie” dei propri genitori. Tutto va provato e sperimentato fino al riuscire a trovare ciò che, per entrambi, soprattutto per i piccoli, è effettivamente la scelta più giusta.

Cesare per noi è stato l’esperimento più grande: primo figlio, molti errori fatti e molte situazioni create per errore e inesperienza. Iniziando proprio da quei prodotti per la detersione che tanto credevo fossero perfetti per poi abbandonarli dopo un solo mese. Prodotti alternati poi ai vari regali fatti da amici e parenti che, ricordo bene, ci regalarono articoli di cosmetica facendo si di avere una scorta così ampia tanto da non temere ulteriori spese per i successivi due anni di vita del nostro bambino.

Moltissimi prodotti di marche poco conosciute alla sottoscritta ma anche tantissimi, invece, i prodotti a me diventati familiari durante quei nove mesi di attesa. Prodotti che mi avevano colpito dai colori del packaging o dalle recensioni di altre mamme trovate qua e la navigando tra i vari siti.
Tra la vasta scelta negli scaffali infatti era impossibile non notare ad esempio la linea di Babygella con il suo giallo inconfondibile e quel profumo delicato più volte annusato di nascosto.

Le decine di creme acquistate per li arrossamenti da pannolini, le marche di pannolini cambiate e quel passeggino scelto come regalo solo perchè ne n’ero follemente innamorata ma che, invece, è risultato scomodo fino all’inverosimile. Avrei tanti di quegli esempi da elencare che potrei vincere, con un solo racconto, il premio come peggior mamma dell’anno in pochi secondi.

E invece poi l’esperienza e l’imparare a conoscerci sempre più a fondo mi ha portato a fare quelle che credo, negli anni, si sono rivelate le scelte più giuste e vincenti.

Ho imparato ad esempio che mio figlio, soffrendo di dermatite atopica, non può utilizzare qualsiasi tipo di detergente in commercio: nel suo caso vanno selezionati accuratamente scegliendo sempre di “sperimentare” le novità in modo da non accentuare il problema. E questo dover obbligatoriamente scoprire di volta in volta nuovi prodotti e, soprattutto, più adatti, mi ha permesso di scegliere in modo più mirato anche tutto quello che è servito con l’arrivo dei fratelli più piccoli.

Arrivata al terzo figlio mi sono riscoperta una piccola enciclopedia vivente su molti argomenti.

Uno di questi in particolare è stato proprio la cura e l’attenzione verso la pelle dei miei figli soprattutto per timore che anche i due più piccoli, potessero soffrire dello stesso problema.
Per anni ho utilizzato sempre gli stessi prodotti stortando il naso davanti alle novità che mi venivano presentate. Eppure, lo ammetto, delle volte la curiosità è stata tale da pensare di dare retta al mio istinto provando comunque dei nuovi prodotti.

È successo con le creme per la dermatite e quindi ho trovato normale potesse anche accadere per altro.

Scelte che tendenzialmente azzardo partendo dalle basi come può essere un sapone per la detersione quotidiana o da uno specifico problema per cui sembra non esista una rapida soluzione.
Ed è così che ho fatto anche con Babygella: rispolverando dei prodotti ancora intatti che mi erano stati regalati per la nascita di uno dei miei bimbi.

Avendone sempre sentito parlare egregiamente del brand da mamme che lo hanno usato o che lo usano da diverso tempo, mi sono imbattuta nella scoperta di Bagno delicato, un detergente liquido adatto alla pulizia quotidiana della zona intima, tanto quanto lo è per la pulizia del corpo durante il bagno o sotto la doccia.
Ho ammesso a me stessa che, come sempre, anche ascoltare i consigli delle altre mamme può essere un buon metodo per conoscere prodotti  che in qualche modo possono fare al caso nostro e, soprattutto in questo caso, scoprire un detergente che mantiene la pelle pulita in quasi totale assenza di schiuma, è stata sicuramente una rivelazione.

Lo è stata perchè indubbiamente, soprattutto dopo svariati incontri avuti negli anni con pediatri e dermatologi di ogni tipo, la schiuma contenuta all’interno dei saponi è ciò che di peggio possa esistere per mantenere la pelle al giusto punto di idratazione, un’idratazione che spesso per problematiche simili o eguali alla dermatite atopica è davvero necessaria.

Confrontandomi con altre mamme, negli anni, ho semplicemente compreso che non tutto va bene per tutti, ma che alcuni prodotti possono essere considerati quasi universali.

Universali nel benessere e nella detersione che, in principal modo fin dai primi delicati giorni, è molto importante anche quando si crede, spesso sbagliando, che i lavaggi frequenti possano essere un beneficio per la pelle del bambino. Una pelle ancora così delicata e non abituata alle aggressioni esterne.

Io che ho fatto molti errori in questi miei anni trascorsi alla scoperta della maternità, ho anche però compreso quanto sia importante trovare un giusto equilibrio tra le buone abitudini e lo scetticismo del provare nuove esperienze sotto qualsiasi forma.
Ho imparato che sperimentare aiuta capire ma soprattutto a conoscere sia i propri figli che tutto ciò che li circonda ed è per questo che, fino ad oggi, se la mia curiosità delle volte mi ha fatto fare un buco nell’acqua, il mio istinto di mamma ha sempre (o quasi) fatto centro in quella che ritenevo la decisione migliore per loro.

<Post in collaborazione con Babygella>

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