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#eallafinearrivacenza -23 anteprima

#eAllaFineArrivaCenza -23

by Giada Lopresti

Ricordo ogni minuto dell’ultima volta che nel 2015 sono stata a Milano.
Era il 3 luglio, ed esattamente dieci giorni dopo io e il tuo papà avremmo finalmente realizzato il nostro sogno: quello di sposarci.

Come per ogni viaggio verso la mia vecchia casa, mi svegliai all’alba perché l’aereo era alla stessa ora in cui sarebbe sorto il sole. Nonostante il sonno, la stanchezza e lo stomaco vuoto non riuscì a dormire durante il viaggio perché l’emozione e l’adrenalina erano alle stelle per tutto un insieme di motivi.
Quel giorno infatti sarei andata a ritirare il mio bellissimo abito bianco, lo stesso vestito che avevo scelto quasi due anni prima per vivere da principessa uno dei giorni più belli della mia vita.

Oltre a questo bellissimo momento però, nella stessa giornata ho vissuto anche uno dei momenti più tristi. Quello in cui, per una forte sensazione nel mio cuore, sentivo che quello sarebbe stato anche l’ultimo giorno che avrei visto casa mia.
L’ultima volta che ne avrei respirato i profumi e che ne avrei  potuto osservare i dettagli, gli stessi al quale per anni non avevo mai dato importanza ma che in quel momento erano per me fondamentali.

Atterrata a Linate decisi di prendere per la prima volta un taxi nella mia città.

Quella scelta avrebbe potuto farmi guadagnare minuti preziosi che avrei sfruttato in quella mia ultima volta che mi stava attendendo da li a poco.
I nonni erano già a Bagnara visto l’imminente matrimonio e per una volta dopo tantissimo tempo avevo l’occasione di vivere la mia casa come quando ero ragazzina durante uno dei tanti pomeriggi in cui loro lavoravano.

In molto meno tempo rispetto a quanto ci avrei messo se avessi deciso di andarci con i mezzi, mi ritrovai davanti al cancello del condominio e iniziai a sentire il cuore battere forte.
Attraversai il giardino, salì le scale e camminai fino alla porta d’ingresso. Mi sentivo felice di essere a casa ma quel forte sesto sento che quella sarebbe stata l’ultima volta non riusciva ad abbandonarmi.

Feci tutto quello che mi chiesero i nonni e poi mi sedetti sul divano per interminabili minuti. Iniziai a respirare lentamente guardandomi intorno.
Camminai stanza per stanza soffermandomi all’interno di ognuna come per dire addio e poi, con un enorme groppo in gola guardai l’orologio sapendo che chiusa la porta d’ingresso alle spalle, in quella casa non ci sarei mai più entrata.
Sarei voluta rimanere di più. A dire il vero non me ne sarei mai voluta andare ma l’appuntamento per la prova dell’abito era vicina e non potevo tardare avendo solo quel giorno a disposizione per le ultime modifiche.

Un addio che non avrei voluto dare

Andai via a piedi raggiungendo la distante metropolitana sotto il caldo milanese di luglio ma nonostante l’afa non sentivo nulla, perché ero piena di tutto ciò che avevo bisogno e allo stesso tempo vuota come non mi ero mai sentita.
Mi presentai all’appuntamento in orario e quel momento mi fece dimenticare la nostalgia provata fino a qualche decina di minuti prima.

Feci avanti e indietro dal negozio per ben tre volte fino alla consegna definitiva del vestito. Non ero dimagrita eppure le modifiche da fare al mio abito erano ancora tantissime.
Tra una prova e l’altra ne approfittai per girare la città cercando di memorizzare il più possibile ogni san pietrino, ogni viso, ogni dettaglio della mia magnifica città che mi sarebbe tanto mancata.

Quel giorno fu felice e allo stesso tempo nostalgico e tutto questo mi permise di godermelo in ogni attimo.

Tornai a casa la sera tardi con il mano il mio abito e il cuore colmo di tantissime emozioni dove le più tristi vennero scavalcate dal fatto che ancora i preparativi per il matrimonio fossero decisamente da sistemare.

Non molto tempo dopo fu uno strazio per me avere la conferma che quel tre luglio fu davvero il mio ultimo giorno a casa e ricordo le lacrime che versai alla notizia e nei parecchi giorni successivi.

Non avevo mai sentito la mia Milano così distante come allora.

Come se tra noi non ci fossero solo 1200km di strada, come se non ci separassero solo un ora e mezzo di aereo, ma come se in realtà mi fossi trasferta su tutt’altro pianeta dove sarebbe stato impossibile raggiungere ancora una volta quella meta.

Ammeto che non fu affatto semplice da accettare soprattutto perché per me quella notizia fu un modo come dire addio ad una vita che a me manca ancora e io non ero pronta a farlo.
Non volevo lasciarmi tutto alle spalle. Non volevo lasciare andare via tutto. Non accettavo il fatto che Milano non sarebbe stata più mia e che probabilmente non ci sarei tornata in un prossimo o lontano futuro.

Poi la fortuna ha voluto che capitasse l’occasione di poterci tornare. Passano esattamente otto mesi e quattro giorni ma per me era come se non mi fossi mai allontanata.
Dal pensare che non avrei più rimesso piede nella mia città al riuscire a respirare ancora i suoi odori, al vivere ancora il suo traffico e la sua frenesia.

Fu una semplice ma molto bella toccata e fuga che però fece rinascere i miei sensi.

Passai da un viaggio in cui tu ancora non esistevi ad un altro in cui invece avevi già meravigliosamente deformato il mio corpo facendo mostrare quella che allora era ancora una piccola pancia. Piccola soprattutto rispetto ad adesso.

Quel giorno fu intenso e davvero pieno di cose da fare ma per paura che ogni viaggio verso casa possa essere sempre l’ultimo, sono riuscita a trovare comunque un piccolo ritaglio di tempo per alcune rituali tappe che mi hanno sempre in qualche modo riportato a casa.

Le uniche che quel giorno riuscì a fare furono un salto veloce al disney store e al negozio della juventus dove ovviamente acquistai come sempre qualcosa per tutti i miei uomini, te compreso.

Ho scelto un pagliaccetto senza pensarci troppo su. Mi interessava che fosse acquistato in quel negozio e non mi sono molto soffermata nel capire cosa stessi comprando.
Non mi interessava fosse qualcosa di bello o brutto ma solo che fosse un ricordo di quel momento.

Il ricordo di un posto in cui ho adorato entrare per anni.

Volevo che questo dono ricordasse anche la mia infanzia, le mie passioni e ciò che di più mi ha fatto sognare oltre che essere un dono che ricordasse il luogo in se.
Volevo che sapesse di Milano soprattutto per te che non so quando avrai la possibilità di vedere le bellezze di questa città.
Volevo potessi avere un ricordo indelebile che ti facesse sentire un pò in quella che è e sarà per sempre anche casa tua.
Perchè sono sempre fiduciosa che questo un giorno possa accadere.

Che Dumbo possa essere per te un simbolo di speranza e una favola di esempio dove anche i sogni che sembrano più irraggiungibili possono diventare reali.
Che possa essere un modo speciale per farti credere in te stesso e nelle tue possibilità.
Che possa essere uno sprono per diventare ogni giorno migliore contando sulle tue forze e sull’appoggio di chi davvero ti ama.

Ti auguro tutto questo e molto di più piccolo mio perché, esattamente come per i tuoi fratelli, non potrei fare altro che sperare nel meglio per tutti voi.

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#eAllaFineArrivaCenza

Pagliaccetto: Disney Store
Body: Prenatal
Biberon: Philips Avent

 

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