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L’autunno in città

by Giada Lopresti

Se mi chiedessero cosa più mi manca della mia vita prima di diventare mamma risponderei sicuramente tutto. Tutto ciò che mi faceva sentire a casa e in qualche modo al sicuro con quelle certezze che sono diventate incognite per mia volontà.
Spesso sento nostalgia dei profumi, dei suoni e di tutto ciò che in ogni istante mi avvolgeva come in un caldo abbraccio anche nei periodi più freddi.

Ho iniziato a vivere dei ricordi più belli quando la tristezza attanagliava le mie giornate. Giornate che si sono intensificate con nuove memorie solo dopo la nascita del mio primo figlio.
Da quell’istante tutto ha iniziato ad avere un sapore diverso: le settimane, le ore e i minuti hanno iniziato ad avere più senso aiutandomi a colmare un vuoto spesso insopportabile dove la mancanza di ciò che non mi apparteneva più diventava piano piano meno insofferente.

Un vuoto che con il tempo è tornato travolgendomi nel forte desiderio di poter un giorno rivivere una realtà che non fosse quella dove mi sono sentita quasi prigioniera.

Un figlio dopo l’altro ho aiutato me stessa nel sentirmi più colma di altro ma, nonostante tutto, la nostalgia di ciò che non avevo è tornata di tanto in tanto a bussare alla mia porta. Milano mi mancava.
La mia vita e i miei amici mi mancavano malgrado ero cosciente del fatto che la maternità è in grado di cambiare, anzi di stravolgere in meglio, la vita delle persone.

Se da ragazza non sapevo apprezzare molte cose, adesso nelle stesse rivedo la loro bellezza con occhi diversi.

Me ne sono accorta ogni mattina degli ultimi diciassette giorni dove invece di risvegliarmi nel silenzio di casa nostra, la mia sveglia è composta da risate di bambini e chiacchiericci di mamme sotto casa. Questo quando non c’è qualche sirena di polizia o autoambulanza che sfreccia tutta velocità tra le vie Torino.
Me ne accorgo quando la sera mi copro con una trapunta di quelle che a Bagnara inizierei ad usare solo a dicembre inoltrato mentre qui, senza volerlo, mi ci avvolgo in piena notte per evitare di battere i senti.
Me ne accorgo persino quando esco per una semplice passeggiata e invece di sentire nell’aria il profumo della salsedine e di tutto quello che nelle mie estati passate ho amato e respirato intensamente, sento solo odore di smog e gas di scarico.

Mi piace osservare il traffico della città tanto quanto mi piace osservare volti nuovi ogni giorno.
Adoro incontrare persone diverse al pacchetto con i miei bambini e andare al supermercato scegliendo solo in quale ho voglia di recarmi in quel preciso momento.

La vita di città mi mancava a trecentosessanta gradi nel bene e nel male e esserci dentro ancora una volta, mi fa capire quanto finalmente riesca a sentirmi di nuovo me stessa e completa come da tempo non accadeva.

Nove anni lontano da tutto questo però mi hanno aiutato ad apprezzare ciò che ogni giorno assaporo di questa città ancora a noi sconosciuta esattamente come sto comprendendo decisamente meglio anche le bellezze che forse un giorno dovrò abbandonare.
Vivere al sud mi ha permesso di reinventarmi scoprendo comodità del quale in una grande città avrei potuto fare a meno. Comodità che difficilmente potrò e vorrò abbandonare.

Torino ad esempio mi ha ricordato quanto fosse bello e speciale l’autunno.

Gli alberi che lentamente si spogliano tappezzando l’asfalto di gialle e morbide foglie sempre bagnate al mattino. Quelle stesse che si staccano ad ogni folata di vento e che volteggiano nell’aria come se stessero danzando.
Ho perso il conto delle volte che in questi giorni mi sono fermata ad osservare questi dettagli mentre i miei figli scorrazzavano all’interno dei pacchetti vicino casa eppure, ogni volta, rimanevo incantata a fissare questa scena cercando di imprimerla nella mente per non dimenticare nessun particolare.

Il vento tra le fronde, piccole brezze tra i capelli dei miei figli. Ondate di aria caldo fredda che hanno agevolato la loro libertà di gioco potendo godere, nonostante sia già iniziato ottobre, di mattinate e pomeriggi senza ingombranti giubbotti che intralciassero la loro necessità di movimento.

Se Bagnara non è Torino però, è vero anche il contrario.

È vero che l’autunno in una città del nord è decisamente più bizzarro e imprevedibile.
È vero che non si sa mai come doversi o potersi vestire ma che bisogna sempre essere pronti ad ogni evenienza.
Ed è anche vero che ho decisamente sottovalutato non solo le temperature ma anche la quantità di cambi che avrei dovuto portare con me. Perché in fondo non ne avevo più memoria esattamente come ho scoperto che i tempi e le temperature sono decisamente cambiati.
Nonostante infatti non mi mancano i negozi per fare acquisti per i bimbi, lo shopping online rimane sempre il mio alleato migliore vista anche la mia situazione attuale che è quella di trascorrere il mio tempo 24h al giorno senza sosta insieme ai miei bimbi.

Tra qualche ora trascorsa al parchetto, il lavoro che mi impegna e il gestire tutto il resto, spesso tra un mescolata al sugo sui fornelli e una lavatrice da riempire mi ritrovo una mano libera per ingolfare i carrelli degli shop ottimizzando il tempo a disposizione. Anche solo per non smentire il mio essere perennemente multitasking.
E nonostante io abbia “traslocato” tre interi armadi da sud a nord, mi sono comunque ritrovata a dover scegliere ancora una volta qualcosa per i miei bimbi.

Dopo l’esperienza dello scorso anno il mio lavoro mi ha fatto scoprire la nuova collezione Terranova baby.

Una collezione che fino a qualche mese fa mancava all’appello e che fino alla nostra ultima esperienza di acquisto mi ha fatto scegliere solo i capi per i miei figli più grandi.

Ho invece scoperto che, finalmente, anche Terranova si è reinventata creando abbigliamento bambini 6-36 mesi che mi permetterà di fare ciò che mi viene meglio: vestire

tutti  tre i miei figli allo stesso modo anche se l’esigenza del momento ha fatto in modo che almeno per una volta non fosse così.

Con questa stagione ballerina dove non si sa mai se farà caldo come ad agosto o freddo come a dicembre, ho semplicemente voluto cercare qualcosa che coinvolgesse il mio gusto rendendo funzionale la scelta per loro.
Trascorrendo tutto il giorno a giocare infatti era impensabile scegliere dei capi d’abbigliamento che non permettesse loro di muoversi in libertà.

Nonostante per Cesare abbia scelto una camicia in cotone, abbinata ad una t.shirt in manica lunga (ovviamente degli Avengers) e un paio di jeans, l’ho visto scorrazzare per il parco come se indossasse una comodissima tuta. L’ho osservato divertirsi con i fratelli e insieme agli altri bimbi con la stessa comodità che mi aspettavo di ritrovare viste le esperienze passate, sperimentando anche qualche scelta per il più piccolo dei tre.
Un cappellino con le orecchie che rimane da sempre uno dei miei modelli preferiti per gli outfit baby e una semplice maglia con un numero uno colorato in tinta militare per fare contento il papà appassionato di caccia.

Andare al parco e vederli giocare tra le foglie divertendosi con la spensieratezza di sempre in questa stagione che tanto ha da regalarci soprattutto per portare sempre con noi ricordi ed esperienze bellissime, è uno dei momenti che tutti a casa attendiamo di più.

Attendiamo il momento del parchetto come si attende la mattina del Natale.

Mi piace osservarli correre e divertirsi. Mi piace vedere come riescono a distrarsi nella loro spensieratezza e mi piace riuscire a farne parte ogni giorno.
Soprattutto speranzosi che tutte queste emozioni possano in qualche modo continuare a ripetersi anche in futuro nel luogo che tutti bramiamo di vivere a pieno.

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