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A scuola con due occhi in più

by Giada Lopresti

È finalmente iniziata la scuola e, per quante volte io possa aver immaginato quell’esatto momento in cui avrei salutato mio figlio facendo si che potesse percorrere in autonomia questa nuova strada colma di mille avventure, nessuna delle opzioni proposte dalla mia mente aveva in realtà vagliato ciò che realmente è successo.

L’emozione di preparare la cartella spuntando dalla lista più e più volte ogni riga nella speranza di non aver dimenticato nulla.
Quel timore di sbagliare qualcosa, di essere di troppo o di non sapere quali sarebbero state le parole più giuste.
Ma è stato tutto così naturale e così spontaneo che ogni paura, ogni emozione e ogni dubbio sono stati cancellati all’improvviso quando, durante l’appello delle prime classi fatto davanti a quel giardino e a quell’ingresso, ho sentito pronunciare il nome “Zappia Cesare“.

Immaginavo che sarebbe stato l’ultimo della lista è così è stato.

Scioccamente questa buona abitudine di chiamare gli alunni in ordine alfabetico mi ha dato modo di poter osservare molti altri genitori prima di me. Osservare i loro volti e le loro emozioni, osservare i loro bambini e confrontarli con noi per capire se, banalmente, tutto ciò che stavamo facendo era stato giustificato nel modo corretto.

Seguimmo la massa entrambi emozionati e curiosi di scoprire cosa sarebbe successo.
Mentre salivamo le scale che ci avrebbero portati in questa nuova classe da guardare ammirati, ci guardavamo e ci sorridevamo l’un l’altro incoscienti di ciò che sarebbe accaduto.

Essere gli ultimi ad entrare è significato anche adattarsi ai posti liberi rimanenti senza poter scegliere o decidere per nostra volontà. E ci inserimmo in silenzio in quel banco con al fianco un bimbo biondo con un viso addolcito da un paio di occhiali blu.
Un bambino che, guardandolo, mi chiesi se avrebbe stretto subito amicizia con mio figlio.

Messa alle spalle di Cesare, composto e curioso mentre scrutava i componenti della sua classe, osservavo i genitori: alcuni ansiosi per questo nuovo inizio e altri con un palese desiderio di poter scappare via per poter riprendere in mano la propria vita dopo mesi di lunghe vacanze estive per i piccoli.
E proprio mentre ero assorta nei miei pensieri, la maestra iniziò a parlare.

Due secondi dopo lo fece anche Cesare “mamma dove sono i miei occhiali?
Il suo solito tempismo perfetto.

Mi chiese dei suoi occhiali da vista come se avesse davvero intenzione di poter leggere alla lavagna ciò che le maestre avevano scritto.

Un grandissimo benvenuti arricchito da due linee al si sotto della stessa parola.

Gli ricordai dove li avesse posizionati all’interno della cartella in modo fosse per lui pratico usarli all’occasione o ogni volta che ne avesse avuto voglia o necessità di indossarli.
Gli dissi che in classe sarebbero stati importanti per poter leggere al meglio ciò che le insegnanti avrebbero scritto sulla lavagna e che sarebbero stati uno strumento utile davvero per il suo progresso e apprendimento scolastico.
Ed è in quel momento che gli promisi che per questo suo nuovo grande inizio avremmo provveduto a comprarne un paio da bimbo un po’ più grande lasciando così andare quelli per i bimbi piccolini che ancora indossa.

Avrei infatti voluto farlo prima dell’inizio della scuola ma, sapendo di dove incontrare due esperti di oculistica infantile in occasione di un evento organizzato da GrandVision Italy, ho preferito attendere per potermi togliere ogni dubbio sulla scelta di questo aiuto per la vista di mio figlio.

Ho cercato infatti di comprendere di più sul come, quando e perché i bambini debbano o meno utilizzare gli occhiali da vista.

Aspetti sempre o quasi molto sottovalutati da un genitore.

Cesare fece la sua prima visita oculistica all’età di due anni e mezzo ma, parlando con il professor Nucci, ho scoperto che non esiste un’età giusta per questo tipo di controllo.
Vengono infatti effettuati esami persino su pazienti di pochissimi giorni di vita soprattutto se si ha il sospetto, attraverso indagini accurate, che possano avere problemi con la vista.

Per quanto infatti possa sembrare quasi assurda la cosa, la nostra popolazione sta andando incontro ad un miopismo progressivo dettato dal fatto che, per abitudini ormai consolidate e per tutti quei gesti che compiamo ogni giorno, abituiamo troppo la vista a lavorare con oggetti molto vicini al viso.

Possano essere tablet, smartphone, computer o semplici letture in carta stampata, anche la scuola obbliga a sforzare gli occhi dei più piccoli nel lavorare su brevi distanze perdendo così l’abitudine del cercare di mettere a fuoco gli oggetti più lontani.

Un miopismo crescente e che inevitabilmente coinvolgerà sempre di più le generazioni future.

Un disturbo, se tale si può chiamare, che è possibile migliorare grazie a lenti adeguate e, soprattutto per i bambini, anche ad adeguate montature.

Ho infatti atteso di potermi confrontare con un esperto prima di acquistare gli occhiali più idonei a mio figlio proprio perché inesperta in materia e perché non sempre il lato fashion un accessorio è anche il più adatto alle necessità e, in questo caso, alla struttura del viso di un bambino.

L’11 settembre sono stata invitata da GrandVision Italy a partecipare ad un workshop educational da loro organizzato, dove mi hanno dato l’opportunità di incontrare due esperti in oculistica infantile: il Prof Nucci (Direttore della Clinica Oculistica Universitaria dell’Ospedale San Giuseppe di Milano) e il dott. Gheller(Optometrista, psicologo, docente presso la scuola dell’Istituto “B. Zaccagnini”). Ho imparato che gli occhiali da bambino non devono essere solo belli ma adatti alla conformazione del piccolo che non ha del tutto sviluppato le proprie ossa del viso.

Il ponticello ad esempio, parte centrale che unisce i cerchi dentro le quali vengono racchiuse le lenti, non deve essere alto come in tutti o quasi gli occhiali da adulto. Questo perché i bambini non hanno un setto nasale abbastanza formato tanto da poter sostenere l’intera montatura.
Un ponticello alto fa si che gli occhiali vengano infatti sostenuti dagli zigomi, parte del viso più sporgente. Questi particolari importanti, se non considerati ,possono portare ad un utilizzo errato degli occhiali da vista (ma anche da sole se proprio dobbiamo dirla tutta) facendo si che la loro presenza venga resa quasi (se non del tutto) vana.

Capito questo particolare, che avrei inconsapevolmente sottovalutato, valutare una montatura idonea all’età è sicuramente fondamentale.

Esattamente come robusta deve essere la montatura, anche le lenti non devono mai essere di vetro ma, piuttosto, in policarbonato. Un materiale ben 500 volte più resistente rispetto allo stesso vetro e unito magari ad altre caratteristiche che possono agevolare la durata degli occhiali oltre che ai momenti di gioco dei bambini.

Antigraffio, antiriflesso, infrangibili, anti luce blu sono dettagli che vanno ad arricchire la comodità degli occhiali da vista dedicati ai bambini ma che vanno valutati di caso in caso in base alle singole necessità.

Ed è con il nostro, ma soprattutto mio, bagaglio di informazioni preziose che solo qualche giorno dopo aver assimilato il tutto ho portato Cesare a scegliere il suo nuovo paio di occhiali.

Indirizzato su un modello sicuramente più fashion e che piaceva di più al papà, ho spiegato lui che le caratteristiche che le sue scelte dovevano avere erano da valutare in modo diverso dovendo indossare gli occhiali principalmente durante l’orario scolastico.
L’ho messo davanti ad una soluzione facendo si che la comprendesse in autonomia e facendo si che, provando entrambi i modelli (quello che piaceva a lui e quello invece più adatto a lui), si accorgesse da solo della differenza tra gli stessi. Non ho dovuto fare grandi sforzi per far si che si convincesse: il modello più adatto a lui e che rispecchiava le caratteristiche consigliate dal Prof. Nucci erano indubbiamente più comodi.

E alla fine li ha scelti lui.

Li ha voluti con una montatura blu elettrica ma trasparente, ampi e leggermente squadrati.
Io invece mi sono solo dedicata alla scelta delle lenti soprattutto conoscendo le potenzialità distruttive dell’ometto di casa.

Ci vorranno otto giorni di attesa per poter poterli indossare definitivamente, ma l’entusiasmo del poter scegliere insieme qualcosa per lui lo ha fatto sentire grande, importante ma soprattutto indipendente.

So che sfoggerà i suoi nuovi occhiali con entusiasmo.
So che con orgoglio li mostrerà ai suoi compagni e probabilmente con qualcuno li confronterà solo per il gusto di farlo ma a me basta saperlo felice e in sintonia con questo accessorio che dovrà fare parte di lui.
E poi, con gli occhiali, Cesare è davvero bellissimo.

<Post in collaborazione con GrandVision>

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