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La tecnologia sotto forma di cartone

by Giada Lopresti

Sempre più spesso, in quest’ultimo periodo, mi sono stati chiesti pareri su quale gioco sarebbe stato meglio acquistare per riuscire a sorprendere un bambino per il periodo di Natale. E non nego che per alcune domande, soprattutto quelle rivolte alla scelta dedicata alle bambine (materia che da mamma di tre maschi ignoro fortemente), è stato davvero difficile riuscire a dare la risposta “giusta”.

Questo perché, soprattutto con i bambini, è difficile parlare di giusto e sbagliato.

È difficile perché i fattori da prendere in considerazione possono essere diversi e molteplici. L’età, gli interessi, le passioni, gli hobby e le precedenti esperienze con altri giochi devono poter essere il primo spunto per riuscire a trovare il regalo perfetto.
E il bello dei bambini, come per noi adulti del resto, è che sono tutti diversi.

Esistono infatti bambini come i miei, che seppur differenziandosi di circa due anni l’uno dall’altro, hanno gusti simili per certi versi e molto distanti tra loro per altri.
Bambini che amano emularsi e che amano un po’ meno condividere perché in competizione spesso sulle scelte.

Bambini che utilizzano gli stessi giochi nonostante non siano prettamente di loro gusto, ma che diventano improvvisamente affascinanti e stimolanti solo perché in mano ad un fratello.

E di esempi così, in casa nostra, ne potrei raccontare a vagonate.

È successo, con i giochi di pezza, è successo con i giochi elettronici, è successo con i giochi di società.
È successo persino con giocattoli che mai nella vita avrebbero considerato senza la presenza di un fratello che ha saputo stimolare la loro voglia di giocare solo utilizzando la sua presenza e un momentaneo interesse.

Ed ecco per me è stato difficile per me rispondere.
Ogni bambino ha il suo modo di approcciarsi al gioco e di trarne così conclusioni che possono essere singolari di volta in volta.
Sia che quel gioco lo debba condividere con qualcuno e sia che lo debba utilizzare in solitaria.

Nel tempo però ho anche capito che siamo noi genitori quelli che, nella maggiora parte delle volte, influenziamo i nostri figli.
Loro che vengono bombardati di pubblicità di ogni genere sono plasmati dalle nostre parole e dai nostri gesti tanto quanto possono esserlo dalla tv.
E io ho imparato a far si che proprio le mie parole possano essere per loro da ispirazione.

Ad ogni Natale infatti, è come se fossi io quella che scrive di proprio pugno le loro letterine.
So quello che a loro piace e so cosa posso o non posso acquistare, permettendomi di indirizzare le loro scelte su quello che può accontentarli senza far si che il portafogli rimanga vuoto e desolato.

Sono scelte dicono. E io sono d’accordo con questa affermazione.

Un anno fa ad esempio, in ricordo della mia infanzia e delle domeniche trascorse giocando in compagnia della mia mamma con i giochi da tavolo, mi fissai sul fatto che anche i miei bambini avrebbero dovuto iniziare ad appassionarsi a questo genere.
E forse fu la pazienza o la dedizione nell’impegnarmi verso la riuscita del mio fine, che li portò a far si che nel giro di poco anche loro amassero questo tipo di passatempi.

Persino da quando ci siamo trasferiti molte loro abitudini di gioco sono cambiate. E sono cambiate in base a quello che io e mio marito gli abbiamo permesso di sperimentare.

Dividono e condividono giochi per bambini di tutte e tre le fasce d’età e si divertono. Lo fanno insieme ma anche da soli.
E una delle più grandi scoperte per questo Natale è stata proprio la Fattoria parlante di Lisciani.

Niente a che vedere con quei giochi super rumorosi che ricordo nella mia infanzia, ma una bellissima miniatura (molto semplice) da costruire piena di personaggi e animali.
Una fattoria che non ti chiede solo di indovinare il verso di un animale ma che ti permette di interagire a trecentosessanta gradi con il gioco stesso, imparando molto di più sul mondo della fattoria.

Un gioco sicuramente diverso che sposa il vintage (parte in cartone) con l’era moderna (parte elettronica).

La fattoria parlante di Lisciani permette di raccontare delle storie imparando i gesti quotidiani, permette di associare un animale ad un determinato indovinello e ti permette di capire di chi si sta parlando selezionando il disegno corretto.
Il tutto utilizzando tutta l’intera costruzione e i suoi personaggi.

Divisa in diverse sezioni, dalla stalla alla camera da letto per i bimbi, consente persino ai più grandicelli di scoprire cose nuove fortificando le conoscenze già fatte proprie.
E questo lo so per certo dopo aver visto per intere ore i miei figli giocarci, dal più piccolo al più grande senza distinzioni.

Se quindi oggi mi dovessero chiedere cosa vorrei consigliare per Natale questo sarebbe di sicuro una delle spese più intelligenti da voler affrontare. Un gioco che nella sua semplicità permette di coinvolgere grandi e piccini di qualsiasi sesso e senza differenze.

Un’idea sicuramente geniale per me che fino a prova contraria, come già specificato sopra, quando si tratta di regalare qualcosa anche a delle bambine è come dover fare un salto nel buio.
un salto che, adesso, vedrebbe finalmente un po’ di luce.

<Post in collaborazione con Lisciani>

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