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Questa nostra mezza stagione

by Giada Lopresti

Credo si possa dire che le mezze stagioni, ormai, non esistano praticamente più.

In periodi come questo si passa dalla manica corta al piumino con una velocità disarmante. Uno dei motivi principali per la quale naso colante e tosse sono quasi sempre presenti tra grandi e piccini.
Ci si copre e ci si scopre di continuo, dovendo quasi sempre organizzarsi con una borsa piena di abbigliamento extra per ogni evenienza.
E noi, il weekend appena trascorso, lo abbiamo vissuto così.

Allo stato attuale ci riteniamo fortunati: abbiamo un weekend intero da poter trascorrere tutti insieme. L’uno in compagnia degli altri quattro, cerchiamo di goderci questo tempo tra le decine di faccende da smaltire, i compiti da fare e l’inevitabile voglia di evadere dalle quattro mura di casa che ci ospitano sette giorni su sette e principalmente durante i cinque lunghissimi giorni feriali.
Giorni che sembrano delle volte non passare mai e che terminano ogni venerdì alle 16:30 quando l’ultimo figlio saluta i compagni della scuola materna promettendogli di vedersi il lunedì successivo.

Ci si organizza, ci si veste e si esce. Perché l’importante è solo stare insieme e fare qualcosa che non sia lo stare chiusi in casa.
Spesso non dovendo andare nemmeno troppo lontano, perché bastano poche centinaia di metri per poter scorrazzare felici all’interno del pacchetto dietro casa dando quattro calci ad un pallone o arrampicandosi tra le varie strutture dedicate ai più piccoli.

Arriva però il momento in cui hai voglia di fare qualcosa di diverso. Anche se questo significa fare una banale ma divertente passeggiata.

Era più di un anno che non andavamo a Venaria.
L’ultima volta fu quando ancora, per noi, Torino era una città da vivere come Turisti. E se dobbiamo dirla tutta, proprio da bravi turisti, di Venaria vedemmo solo la piazza centrale e la Reggia: un’immensa meraviglia storica nella quale lasciai occhi e cuore.
Uno i quei luoghi che stenti a dimenticare con facilità.

Ma anche il centro merita notevoli attenzioni.
Una zona pedonale bellissima e luminosa dove, in fondo, si può scorgere quello che è l’ingresso delle attrazioni più entusiasmanti della città. Ed è stato girando per il centro per la prima volta che mi sono accorta di quanto invece ci siano moltissime altre cose da cui rimanere affascinati.
Perché, come sempre, attraverso gli occhi di un bambino tutto è più bello.

Abbiamo trovato ponti su cui camminare osservando torrenti portare via l’acqua.

Zone di ombra alternate da un sole caldo e fortissimo e io che, correndo dietro a dei figli entusiasti, facevo si che potessero indossare i giubbini all’occasione, perché era incredibile lo sbalzo termico che si poteva trovare nello spazio di pochi centimetri.

Poco prima di uscire di casa infatti mi sono ricordata di non aver fatto ancora indossare loro, i capi Brums della nuova collezione AI 2018/2019.

Abbigliamento perfettamente in tinta con la stagione ma con quel pizzico di colore che anche nelle stagioni più fredde non deve mai mancare.

Ho adorato la polo a manica lunga di Vincy di un tessuto corposo ma morbido decorato con scritte bianche che danno quel tocco sportivo che amo tanto fargli indossare.
Mi sono innamorata della felpa di Enea. Un capo con cappuccio con la particolarità dell’occhiello nel giro polsino.
Un dettaglio che permette di coprire le mani senza il bisogno di rovinare le maniche stesse allungandole più del dovuto.
Mi sono fatta incantare dal maglioncino di Cesare morbido e di un grigio delicato, con quelle toppe di diverso colore applicate sui gomiti e che andavano a richiamare i colori indossati dai suoi fratelli.

Tutti e tre, seppur di colori diversi, vestiti con un comodo e pesante paio di jeans elasticizzato. Un tipo di tessuto riscoperto quest’anno nella collezione e che non ho nessuna intenzione di abbandonare data la praticità di indossamento autonomo da parte dei bambini.

Tutto questo unito a cappellini prettamente invernali e dei giubottini adatti sia a questi improvvisi sbalzi di temperatura che all’inverno rigido che ci attende.
E senza nulla togliere al fantastico abbinamento di Enea e Vincy per i quali è stato scelto lo stesso modello light, è inutile dire che il fatto che il giubbotto di Cesare sia double-face, probabilmente mi salverà da futuri acquisti della stagione.

Da un lato in stampa tramata con tinte dal grigio al blu e dall’altro in tinta unita, così da poterlo sfruttare anche per occasioni più particolari.

Ed indossati, questi capi, hanno reso molto più che visti appesi tra due mani.

È vero infatti che i bambini non si fanno fermare da nulla e nessuno e che si adattano perfettamente ad ogni capo di vestiario indossato. Ma sono anche convinta che poter scegliere il meglio possa portarli ad una libertà maggiore.
E durante il weekend ne ho davvero avuto la prova.

Li ho visti scorrazzare per il centro di Venaria come se indossassero maglietta e pantaloncini. Li ho visti sfoggiare giubbotti che si sono adattati perfettamente alla temperatura nonostante una volta al sole si dimenticassero quanto caldo facesse.
Ho visto Vincy innamorarsi di quei due occhi decorati sul cappellino con il pon-pon senza riuscire a convincerlo nel toglierselo nonostante il sole cocente.

È stato un momento solo nostro in cui ho continuato a capire e ad accorgermi di quanto sia importante riuscire a dedicare del tempo ai miei figli. Comprendendo anche quanto debba essere fondamentale vederli felici e comodi allo stesso tempo.

Ho sempre amato questo brand e ho fatto indossare i capi Brums ogni volta che ne ho avuto la possibilità attraverso acquisti personali o regali ricevuti. E mai ne sono rimasta delusa, compresa questa volta.

<Post in collaborazione con Brums>

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