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Ciao ciao ciuccio

by Giada Lopresti

Che il ciuccio per me sia una salvezza è risaputo.
Come ho anche raccontato in passato trovo che sia uno strumento utile per la “sopravvivenza” sia della mamma che del bimbo per tutto un insieme di motivazioni che possono in qualche modo alleggerire la giornata di entrambi.

A casa nostra infatti, per tutti e tre i miei bambini, è stata ed è una coccola indispensabile per determinati momenti della giornata dove, più spesso di quel che si crede, nemmeno il seno è riuscito ad essere una consolazione. Ed è così che da assolutamente contro, sono diventata piano piano una mamma pro ciuccio.

Ho visto crescere i miei bambini utilizzandolo per ognuno in modo diverso e, sempre in modo soggettivo, abbandonarlo per i motivi più singolari.

Il più grande dei miei bimbi ad esempio si è lasciato incantare dalla storia del topolino.

Nonostante usasse il ciuccio solo per dormire, dopo la nascita del suo primo fratellino ebbe un attaccamento morboso tanto da usarlo costantemente durante la giornata. Era diventato impensabile persino provare a nasconderlo.
Lo avevamo anche iscritto al nido con l’arrivo dell’anno nuovo per iniziare a prendere confidenza con la struttura, le maestre e gli altri bimbi nella speranza che questa novità lo spronasse a desistere tanto quanto speravo che iniziasse ad abbandonare il pannolino. Ma fu una lotta ad armi impari.

Iniziata l’estate avevamo quindi due obiettivi da centrare nei soli due mesi che ci separavano dall’inizio primo anno di asilo: togliere il pannolino e togliere il ciuccio. Un impresa a dir poco impossibile.
Iniziando con il pannolino e, come per tutte le mamme in fase di spannolinamento, sfruttando il periodo caldo, nell’arco di qualche settimana iniziò ad avere la padronanza necessaria per poter tenere il panno solo durante la notte e il pisolino pomeridiano. Anche se, come probabilmente nella maggior parte dei casi, abbiamo ovviamente avuto qualche piccolo incidente di percorso nonostante sia stato più semplice di quanto in realtà immaginassi (soprattutto visti gli svariati fallimenti dei mesi precedenti).

Avviato il superamento dell’ostacolo pannolino però dovevamo ancora metterci all’opera per il ciuccio.

Non nego di aver rinviato più e più volte il momento per paura che la scena di pianti e isterismi finisse come un incontro di wrestling senza controfigure eppure, con mio grande stupore, nonostante i cambiamenti in quel particolare momento nella sua vita fossero così importanti e travolgenti, in soli due giorni siamo riusciti a togliere il ciuccio in modo definitivo senza scene apocalittiche e pianti da “aiuto-mi-stanno-ammazzando-chiamate-il-telefono-azzurro”.

Questo mi ha portato ad illudermi del fatto che togliere il ciuccio fosse davvero una passeggiata.

Il mio pensiero è durato circa un anno e qualche mese fin quando, alla soglia degli ormai due anni e mezzo suonati, il secondo dei miei figli di togliere il ciuccio non ne vuole davvero sapere.

Non so se avete presente quei bambini che sembrano un tutt’uno con il loro “pippo”.
Quei bambini che in qualsiasi orario, occasione o momento della loro vita, hanno così inculcata l’abitudine di utilizzare questo oggetto che quando se lo tolgono hanno persino le rughe di espressione intorno alle labbra come se avessero inghiottito dell’amido mischiato alla Vinavil.
Ecco… se li avete presenti, mio figlio fa parte della categoria appena delucidata.

Vincy, il mio secondogenito, vive con il ciuccio ventiquattrore-no-stop, sette giorni su sette, trecentosessantacinque giorni all’anno. Un vero e proprio ciucciodipendente.
Lo usa per dormire, lo usa per uscire, lo usa per guardare la tv, lo usa per giocare, lo usa per disegnare. Delle volte lo usa persino per farsi fare il bagnetto.
Una situazione ormai da tempo diventata ingestibile.

Gli unici momenti in cui il ciuccio tocca qualcosa che non sia la sua bocca sono quando sta mangiando qualcosa. Consapevole però di averne sempre uno o in mano o nei paraggi.
E all’alba dei quasi tre anni inizia davvero ad essere una vera e propria ossessione.

Sono da sempre una mamma che segue le esigenze dei propri bimbi.

Cerco di non forzarli nelle decisioni, attendo sempre il momento più opportuno per avviarli ad un cambiamento e seguo la loro crescita senza imporgli nulla, ma è innegabile che un bimbo di quasi tre anni che usi ancora il ciuccio con questa costanza, non è proprio un bel vedere. Soprattutto quando lo scambiano per il gemello del fratello maggiore che tra soli sei mesi spegnerà la sua quinta candelina.

Sia io che mio marito le abbiamo tentate tutte.
Abbiamo usato la storia del topolino che due anni fa funzionò con il primogenito.
Abbiamo provato a spiegargli che il cuccio si usa solo per dormire.
Abbiamo mostrato lui che i bimbi della sua età non lo usano spiegandogli anche che abbiamo il timore che all’asilo possano deriderlo.
Gli abbiamo persino detto che ormai “è grande” anche se non è una cosa che amo molto dire ai bambini soprattutto se devono ancora compiere tre anni.

Non ha funzionato nulla.

L’unico piccolo progresso fatto è durato a malapena una settimana dove, con enormi sforzo e collaborazione da parte di tutti, eravamo riusciti a farglielo usare solo per dormire. Una vittoria tramutata in sconfitta nell’arco di sette giorni.

Ho deciso quindi di provare ad affidarmi a dei libri illustrati che lo aiutassero in qualche modo ad abbandonare, anche piano piano, questo suo morboso vizio.

Spesso infatti nei libri per bambini ho ritrovato il giusto aiuto per me e un più stimolante sprono per loro nel cercare di “maturare” ottenendo più sicurezza in se stessi.
Leggere e rileggere gli stessi volumi ha permesso  loro di prendere confidenza con storie in cui, con il tempo, hanno imparato a riconoscersi fino a che non ho regalato ad entrambi i miei bambini dei libri totalmente personalizzati.

A Cesare, il mio primogenito, ho donato un piccolo volume che parla della paura del buio, una piccola fobia che ha già da un paio d’anni e che lentamente sta riuscendo ad affrontare e superare mentre, per il piccolo BigV, ho scelto qualcosa che lo aiutasse ad attraversare una fase di cambiamento importante della sua vita: togliere ciuccio e pannolino.

I libri sono ben fatti, di semplice lettura e disegnati in modo da attrarre la curiosità dei bimbi.

Li ho scelti personalizzando il protagonista in modo che somigliasse il più possibile ai miei figli, facendo stampare proprio all’inizio di ogni volume una dedica per loro da parte mia e inserendo come nome del personaggio principale il loro, così da diventare i veri eroi indiscussi della storia.

Questi tre piccoli volumi selezionati con cura dal sito di UrràEroi.it si sono rivelati perfetti per entrambi ma soprattutto per il piccolo ciuccione.
Proprio lui infatti, grazie a questi simpatici volumi e ai loro personaggi che incredibilmente gli somigliano tanto da vedere gli stessi sguardi e leggere le stesse risposte, nell’ultimo periodo sta iniziando a stare sempre più spesso senza ciuccio facendo persino, proprio qualche giorno fa, anche la sua prima pipì nel gabinetto.

Un momento da standing ovation di mezz’ora.

Ancora una volta dei libri si stanno rivelando utili nell’aiutarli a “diventare grandi”.

Ancora una volta ho trovato nella carta stampata il giusto aiuto che ci serviva per fare dei piccoli passi in avanti osservato la loro soddisfazione nell’essere, loro stessi, orgogliosi dei piccoli ma grandi progressi fatti.
Ancora una volta sono riuscita ad aiutare i miei bimbi senza forzarli o farli sentire inadeguati o non all’altezza della situazione.
Ancora una volta, loro, sono riusciti a stupirmi.

Ancora una volta siamo riusciti a farcela, insieme. Una cosa che per me è sempre molto importante.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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3 comments

Marta 17 Maggio 2017 - 21:40

Mi dai speranza…Giacomo ha 19 mesi ma é ciuccio dipendente come il tuo secondo e ora che arriverà il fratellino temo la situazione peggiori, speriamo non sia così e speriamo non sia troppo da penare quando sarà da togliere totalmente

Reply
Giada Lopresti 23 Maggio 2017 - 0:42

Io te lo auguro di cuore! Cesare ha avuto questa fase di attaccamento cronico dopo l’arrivo di Vincy ma esattamente un anno dopo siamo riusciti a toglierlo.
Purtroppo è sempre molto soggettivo ma per quello che ho imparato io con i miei figli, più cerco di insistere nel forzare più si impuntano nel non darla finta quindi io cerco solo di far si che il decorso duri il meno possibile. Spero di non dover passare alla storia dell’uomo nero XD

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Giada Lopresti 6 Giugno 2017 - 1:39

Ogni bambino è soggettivo. Motivo per cui non bisogna mai partire scoraggiati!
In bocca al lupo 😉

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