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La befana vien di notte

by Giada Lopresti

Ci sono storie che andrebbero raccontate dall’inizio, anche usando un po’ di fantasia.
Storie che possono far bene al cuore di chi le narra e soprattutto di chi le ascolta, in principale modo se sono storie che in qualche modo fanno sognare.

Storie come quelle che riguardano dei personaggi in qualche modo fantastici, di quelli che fanno pensare possa esistere un mondo magico ben oltre quello che conosciamo.
Storie come quelle che si vivono sotto le feste più straordinarie dell’anno. Quelle che riempiono le città di luci incantevoli e di mercatini stracolmi di dolci e regali.
Quelle che ti fanno credere, anche quando sei cresciuto, che qualcosa di speciale possa davvero accadere.

Ed è così che nascono gli elfi, le renne, il polo nord, la fabbrica dei giocattoli e babbo Natale. Fattori determinanti per non riuscire a perdere quello spirito fantastico che solo il Natale è in grado di regalare.
Una magia attesa per un intero anno e che riempie di entusiasmo tutti i bambini, dando ai genitori la possibilità di ottenere il coltello dalla parte del manico anche più del dovuto.
Perché quale genitore, almeno una volta, non utilizza una delle frasi chiave di questo periodo? Quale genitore, nel periodo che anticipa le festività, non ha mai pronunciato le parole “se non fai il bravo, lo dico a babbo Natale”.

Un modo come un altro per riuscire a sopravvivere, quasi diligentemente, durante l’attesa del 25 dicembre.

Una tattica che funziona sempre e sulla quale, ammettiamolo, i genitori fanno decisamente molta ma molta leva.

Però poi il Natale arriva, si scartano i regali, ci si gode il giorno tanto atteso e tutto sembra quasi svanire. Quasi.

I bambini infatti vivono nell’illusione che mamma e papà non abbiano più nessun asso nella manica per poterli in qualche modo “minacciare”. Proseguono le loro giornate nella convinzione che, arrivato babbo Natale, le loro giornate possano proseguire tranquille fino alla fine dell’anno successivo, sicuri che ormai il peggio sia passato.
Perché in molti ancora sottovalutano l’importanza della befana: una donna che ha una storia alle spalle importante tanto quella dell’uomo in rosso, se non addirittura ancora più particolare.

In molti non conoscono questa storia, e a dirla tutta non la conoscevo nel dettaglio nemmeno io.

Sarà perché, di generazione in generazione, i racconti vengono in qualche modo storpiati.
Sarà che, di persona in persona, alcuni particolari vengono cambiati, accentuati o modificati creando di volta in volta nove storie e nuove avventure. Seppur simili tra loro.
Sarà semplicemente che nessuno sa realmente come tutto questo sia davvero nato e la fantasia è stata e rimarrà sempre la principale fonte di ispirazione di questi personaggi fantastici che hanno fatto sognare e faranno sempre sognare tutti: i bambini di ieri, di oggi e di domani.

Ecco perché tutto è possibile ed ecco perché, se la storia della befana dovesse trasformarsi in un film, non potrebbe mai essere raccontata meglio di come è stato fatto nel film diretto da Michele Soavi e che vede come protagonista la meravigliosa Paola Cortellesi. Una Paola, sia nella vita che nel film, che impersona la vecchietta brutta e gobba più famosa tra i bambini.

La befana vien di notte è una storia moderna ma alternativa che sa creare interesse nel voler scoprire cosa succederà dopo.

Una storia nuova di come la befana sia nata davvero e di come sia sia mimetizzata ogni giorno tra noi comuni mortali negli ultimi cinquecento anni.

Scene immortalate con lo sfondo innevato dell’Alpe di Siusi, che raccontano la storia di Paola: una donna (e insegnante) all’apparenza normale che però, da mezzanotte alle otto del mattino di ogni giorno dell’anno, si trasforma nella conosciutissima befana.

Una befana che andrà incontro a diverse avventure causate tutte da quell’unico incidente causato diversi anni prima, il fattore scatenante intorno al quale gira tutta la trama del film.,

Scarpe rotte, una scopa volante, un lungo naso aquilino sovrastato da quel bozzo tipico che contraddistingue la befana.
Un cappello a punta un lungo vestito nero sgualcito dal tempo e i camini che fanno tanto pensare alle feste di Natale.
I giochi accumulati durante l’anno, i bambini che attendono di scoprir cosa spunterà fuori dalla calza e un gruppo di ragazzini che renderà quest’avventura qualcosa di davvero diverso. Ragazzini e che faranno anche capire che, probabilmente, non solo i più piccoli hanno il diritto di credere alle favole.
E che forse, quando lo vuole, tutto è davvero possibile.

Un film che si divora scena dopo scena e che ti lascia quel tocco di magia che, almeno a mio parere, oggi serve un po’ a tutti.
E lo dico da donna consapevole di essere il babbo Natale e la befana dei suoi figli ma che, in fondo, è convinta che questa magia da qualche nel mondo sia probabilmente vera.
Perché è bello credere in tutto questo e perché se fosse tutto vero, probabilmente non servirebbe più avere nessun coltello dalla parte del manico. Per nessuna occasione.

E basterebbe godersi di più quegli attimi che solo gli occhi dei bambini sanno cogliere e che, proprio grazie a loro, ci permettono di credere ancora un pò nella magia.
Ma forse, proprio grazie a questo film, c’è ancora un pò di speranza anche per noi adulti. Per ricordarci ogni giorno che anche noi siamo stati bambini e che infondo, per alcune cose, potremmo permetterci ancora di esserlo.


<In collaborazione con LuckyRed>

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