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Ne seduto, ne sdraiato

by Giada Lopresti

Se avessi vissuto la mia prima esperienza di maternità con Enea invece che con Cesare, é molto probabile che almeno un paio di colpi al cuore non me li avrebbe affatto risparmiati.
Iniziando già da qualche minuto dopo la sua nascita quando venne usata quella parola – malformazione – che mi fece perdere un battito e gelò il sangue finendo ad oggi quando puntualmente, attende che mi giri un attimo per arrampicarsi come se fosse il miglior erede della stirpe di Tarzan, su un qualsiasi mobile avente almeno un ripiano orizzontale.

Lo osservo da sempre pensando che é davvero una fortuna che sia il fratello più piccolo di tre perché così, le due esperienze precedenti, mi hanno certamente addomesticato in modo tale da vivere tutto più serenamente.

Ricordo infatti tutte le paure avute con il primogenito: “perché non gattona? Perché non rotola? Perché non cammina? Perché tiene i piedi così?”
Un continuo dilemma ad ogni nuovo progresso e infinite domande e dubbi quando invece i progressi tardavano ad arrivare.

E con Cesare le domande furono davvero moltissime visto che sviluppò “in ritardo” moltissime funzioni motorie.

Passai praticamente tutto il suo primo anno di vita chiamando il pediatra e prendendo appuntamenti per far sì che lo potesse visitare, forte anche del fatto che il medico scelto aveva la grandissima capacità di riuscire ad infondermi sempre molta tranquillità.

I progressi tardivi del primo però, non furono susseguiti dal secondogenito.

Lui precocissimo in tutto tanto da far sì che sorgesse spontaneamente la domanda “é troppo curioso nel voler apprendere o semplicemente il fratello maggiore era troppo pigro nel voler tentare?
La mia conclusione fu semplicemente che ogni bambino ha i suoi tempi. Possono essere stimolati e invogliati fino alla nausea ma se non sono sicuri di ciò che stanno facendo, non tenteranno mai da soli.

E così, queste due prime esperienze così diverse ma allo stesso tempo illuminanti, mi hanno portato a vivere la mia terza vita di mamma in modo molto più easy attendendo paziente il momento giusto per ogni cosa. Il momento giusto che sarebbe stato deciso da mio figlio senza gareggiare contro nessuno.

Ecco perché quando ancora non si portava i piedini alla bocca non ne ho fatto una malattia.

Ecco perché quando ancora non era spuntato il suo primo dentino mi divertivo a guardare i suoi sorrisi gengivosi ed ecco perché quando ancora a sei mesi suonati non riusciva a stare seduto da solo, non trasformai questo “problema” in un caso di stato.

Certo, avremmo dovuto iniziare lo svezzamento che é sempre bene incominciare quando sono presenti alcuni fondamentali segnali da parte del bimbo ma non avemmo comunque difficoltà nel tentare e nel riuscire a godere delle prime pappe.
Il problema sorgeva sempre e solo nei momenti di gioco dove aveva voglia di interagire con il mondo senza essere in grado però di riuscire a farne davvero parte vista la sua ancora inesperienza nel poter stare seduto in autonomia. E ovviamente di metterlo in posizione supina da sveglio, non era lontanamente concepibile.

Dopo aver utilizzato per mesi una sdraietta dove principalmente dormiva e che gli permetteva di farci compagnia nei momenti comuni come il pranzo o la cena, ha iniziato ad essere anche più curioso nei confronti dei fratelli. Una curiosità che, per un motivo o per l’altro, li ha portati ad aver voglia di trascorrere del tempo in compagnia del può piccolo desideroso di iniziare ad esplorare e capire meglio quelli che, con il tempo, sarebbero diventati i suoi più adorati compagni di gioco.

E il miglior modo per farlo era sicuramente far sì che anche lui, nonostante non fosse in grado di stare seduto da solo, potesse essere ad altezza fratelli riuscendo a rimanere appoggiato sul pavimento in qualche modo e osservando i bimbi più grandi che gli ridevano e lo coinvolgevano nei loro giochi.

Uno strumento adatto anche per stare in solitaria, in quei momenti in cui i fratelli sarebbero stati impegnati in altro, potendo comunque giocare da solo senza annoiarsi.

Con la sdraietta Balance Soft Bliss di BabyBjorn abbiamo trovato un equa soluzione per queste fasi così emblematiche della sua crescita. Un sostegno semplice ma dal design sottile che, quando non veniva utilizzata, ci permetteva di poterla chiudere a libro riponendola praticamente ovunque. Persino negli angoli più piccoli di casa senza che fosse d’ingombro o d’intralcio.

Comoda perché i miei bimbi più grandi si divertivano a farla oscillare sia per giocare con il fratellino che per farlo addormentare, e ben studiata perché nonostante fosse una sdraietta da terra permetteva sempre di poter mantenere Enea nella giusta posizione sia per la sua schiena che per poter interagire con chi gli stava intorno.

E il suo arco giochi con sagome in legno è stato di certo il pezzo più amato.

Persino dopo che ha iniziato a gattonare e a stare seduto da solo, ogni tanto lo vedevo sfrecciare verso la sdraietta solo per poter fare rotolare all’infinito il fiorellino. Ridendo come un pazzo ogni volta che ci riusciva.

Tempo fa mi era stato chiesto come mi fossi trovata con questa sdraietta e adesso che a malincuore l’ho dovuta mettere via per lasciare  spazio a giochi e accessori più adatti alla sua età attuale, devo ammettere che è stata di grande aiuto sia per riuscire ad intrattenerlo nei momenti di noia e sia per attraversare al meglio questa fase delicata dove attendevamo con ansia che iniziasse ad essere più autonomo.

È stata una scoperta per me che le sdraiette da terra non le ho mai amate moltissimo (tranne qualche rara eccezione) e non vedo l’ora di poter fare il passaggio del testimone dandola al mio cuginetto per far sì che anche lui possa comunque condividere con piacere tutti questi momenti importanti alla scoperta del mondo.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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