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Cuore a cuore

by Giada Lopresti

Ho sempre amato uscire con i miei bimbi.
Soprattutto perché, vivendo in un piccolo paese dove l’utilizzo della macchina diventa un tabù nella ricerca di un parcheggio che difficilmente si riuscirà a trovare, ho imparato ad apprezzare prima e ad amare poi, le lunghe passeggiate a piedi in loro compagnia.

Prima in due, poi in tre, successivamente in quattro e, adesso in cinque. Anno dopo anno ho visto crescere la mia famiglia aumentata tra amore, gioia e sorrisi.

I primi passi, le prime scoperte. La prima corsa e le tante cadute con la conseguente voglia di rialzarsi.
Emozioni che ti regalano momenti unici anche se ripetuti giorno dopo giorno.

Negli anni ho seguito i miei bisogni cercando una simbiosi con i loro e, proprio perché in tutto questo tempo ho imparato ad apprezzare la bellezza della compagnia della mia famiglia unita al piacere di una scarpinata sul lungo mare o sul corso principale, ho iniziato anche ad appassionarmi a tutto quello che poteva essermi utile per agevolare questo nostro modo di stare insieme.

La mia passione più grande? I passeggini.

Dei tanti che abbiamo avuto ad oggi non saprei davvero se ne esiste uno migliore di un altro perché, per quanto a volte siano impressionatamene simili, sono tutti diversi tra loro.
Ogni modello rispecchia determinate esigenze che sposano momenti che li hanno resi uno ad uno insostituibili.

Ho iniziato con un trio passando poi ad un modello leggero. Sono ripartita da un duo per poi utilizzare un singolo con varie possibilità di combinazione. E così via per gli ultimi quattro lunghi anni.
Questo fino a che non è nato il più piccolo dei miei bimbi.

Con lui, nonostante l’arrivo del terzo figlio possa essere vissuta in modo diverso dalle esperienze precedenti, a distanza di tutti questi mesi posso dire che è stato come ridiventare mamma per la prima volta.
Attenzioni che pensavo di aver smarrito con il tempo, sono ritornate con prepotenza nei suoi confronti come se solo lui fosse il centro del mio mondo.

Dopo i primi periodi di adattamento in cui ho pensato di non potercela fare ho iniziato a ricordare che, esattamente come per le due volte recedenti, è tutta una questione di organizzazione e abitudini.
L’abitudine del bagnetto, la routine del pisolino, i vari passaggi che si susseguono giorno dopo giorno per riuscire a creare la tradizione della nanna serale.
Tutte situazioni che siamo riusciti ad incastrare unendo i vezzi che avevamo prima del suo arrivo a quelli che abbiamo iniziato a vivere dopo.
E, almeno ad oggi, sembra che il lavoro svolto non sia stato affatto male.

Tre figli, tre necessità diverse.

O almeno è quello che spesso sembra.

Nonostante siano così diversi tra loro e nonostante spesso si ritrovino a dover e voler vivere la stessa situazione in modo differente, sono l’uno lo specchio dell’altro esattamente come quando utilizzando il mouse del pc schiacciando il tasto destro, prima si clicca su copia e dopo su incolla.
I miei figli sono esattamente così.

Le loro età diverse, anche se molto ravvicinate tra loro, non li ferma nel voler cercare di imitare il più possibile l’altro e sarà per questo che da quando è arrivato il più piccolo, le passeggiate comode hanno iniziato ad essere le più gettonate.

Enea, sempre seduto e cullato nei suoi passeggini, si è visto protagonista di moltissime avventure invidiate dai fratelli maggiori che hanno iniziato a chiedere con più frequenza di poter uscire esattamente come lui.
Soprattutto il più grande che aveva iniziato ad abbandonare alcune comodità, ha ripreso ad essere improvvisamente stanco dopo pochi passi (una vera e propria coincidenza).
Le quattro braccia a disposizione (le mie e di mio marito) hanno iniziato ad essere quindi troppo poche per poter spingere tre bimbi su quattro ruote ed è così che ho riabbracciato la filosofia del marsupio.

Ne abbiamo provato e scoperto uno nuovo, ergonomico ed incredibilmente comodo: lo Yema di Cybex

Ho iniziato ad usarlo un paio di mesi fa subito dopo una brutta caduta che mi ha costretto all’utilizzo delle stampelle.
Senza un marsupio infatti sarebbe stato per me impossibile poter fare qualsiasi cosa insieme al mio bambino: impegnate le mani all’utilizzo delle stampelle non avrei saputo come spingere un passeggino o semplicemente tenere in braccio il mio bimbo anche solo per poterlo portare in bagno per un cambio pannolino.

È stato in quei giorni che mi sono innamorata dello Yema.

In breve tempo è diventato il miglior modo per far addormentare il mio bimbo permettendomi di avere comunque le mani libere per fare altro.
L’ho sfruttato per brevi e lunghe passeggiate quando invece di camminare per i tragitti più lunghi tra le vie del mio paese potevo decidere di usare le scorciatoie fatte di scale e vicoli stretti.
Persino durante la nostra vacanza a Torino è stato una salvezza tra musei e gite all’aria aperta dove eravamo costretti a cedere i quattro ruote ai fratelli maggiori per un pisolino turistico da un centro storico all’altro.

Da quando lo abbiamo scoperto persino il marito non ne può più fare a meno, trovando in questo accessorio un incredibile aiuto ad alto contatto che permette di vivere il proprio bimbo rimanendo costantemente cuore a cuore.
Dove l’uno batte al ritmo dell’altro potendo allo stesso tempo sentire il profumo della pelle l’uno dell’altro guardando il proprio bimbo che curioso osserva il mondo.

Un mondo che continueremo a scoprire insieme tra una passeggiata e l’altra attendendo i suoi primi emozionanti passi, che saranno sicuramente la scusa per far si di tenerlo ancora più vicino a noi.
Perché, quando arriveranno quegli attimi così attesi ma allo stesso tempo così”temuti” perché segneranno l’inevitabile crescita, sarà un pò come osservarlo allontanarsi da noi mentre cercheremo di tenerlo ancor più vicino al nostro cuore.
Momenti in cui, per sentirlo di nuovo vicino a me, lo addormenterò ancora tra le mie braccia e vicino al mio petto, perché per quanto crescerà e per quanto il tempo sarà tiranno con noi, lui rimarrà sempre il nostro piccolo di casa.

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