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Un letto a quattro piazze e mezzo – Chicco Next2Me

by Giada Lopresti

A casa nostra si fa e si è sempre fatto co-spleeping. Anche se forse sarebbe meglio dire quasi sempre.
Perché all’inizio di questa avventura le cose erano diverse. Molto.

Quando quattro anni fa, quando è iniziata la mia nuova vita non pensavo potesse essere così difficile ma allo stesso tempo appagante fare la mamma. Soprattutto non credevo di poter essere stata tanto fortunata nell’aver messo al mondo un bimbo così quasi perfetto.

Cesare appena nato non piangeva mai.

I giorni in ospedale se li passò dormendo anche undici ore di fila e si svegliava solo per mangiare. Una situazione tale da desiderarne altri mille così. Una pacchia.
Rientrati a casa si abituò fin da subito ai nostri ritmi tanto che, nonostante poppasse esclusivamente al seno, i suoi risvegli erano cronometrati al secondo persino la notte. Ogni tre ore il suo pannolino veniva cambiato prima della poppata dove si addormentava e si risvegliava solo dopo altrettante ore di sonno.
Un bambino dalla precisione invidiabile anche da un orologio svizzero.

Persino quando intorno al secondo mese di vita iniziarono le prime coliche non fu un gran disagio. Perché le sue, al contrario di quelle di molti atri bambini, erano diurne.
Nel momento in cui la maggior parte dei neonati nel mondo iniziavano ad accusare i primi disturbi nel tardo pomeriggio,  a lui passavano quelli sopportati nella giornata e non abbiamo mai, e sottolineo mai, fatto una notte in bianco.

Mangiava, si assopiva, dormiva nella sua carrozzina e ciao. Ci saremmo rivisti solo dopo qualche ora.

Le cose cambiarono una volta che, scoperto di aspettare il secondogenito, decisi di farlo dormire nella sua stanza.

Ricordo bene le nottate seduta in terra per tenergli la mano fino a notte fonda, esattamente come nella mia memoria sono molto vivide le decine di spole tra due stanze perché voleva la mamma. Io che a gravidanza avanzata non sopportavo i suoi sonni irrequieti nel quale mi riempiva di calci mentre dormiva e che mi costringevano quindi a passare le notti a vegliarlo nella culla in qualsiasi posizione riuscissi in qualche modo a stare un pò più comoda.

Cambiammo casa e dopo la nascita di Vincy le cose peggiorarono ulteriormente.

Il mio secondo bimbo mangiava tutta la notte. Tutta la notte.
Una mamma “normale” che allatta si sveglia al mattino con il seno gonfio di latte mentre io mi svegliavo con il seno completamente vuoto per aver nutrito tutta la notte mio figlio.
Ci addormentavamo in due nonostante le dieci regole per prevenire la SIDS sconsigliassero caldamente questa pratica per poi risvegliarci puntualmente in tre. La terza presenza era il figlio più grande.

Cesare infatti continuava a svegliarsi di notte per entrare di soppiatto nel mio letto. E nel frattempo Vincy cresceva facendo diminuire ulteriormente lo spazio vitale all’interno del lettone.

Le cose migliorarono solo dopo il passaggio di Vincy nella stanza del fratello. Lui dormiva tutta la notte nella sua culla mentre il fratello maggiore continuava nonostante tre anni suonati a fare avanti e indietro.

Speravo solo che le cose con il tempo sarebbero migliorate e per un breve periodo fu così.

Un breve brevissimo periodo.

Un periodo terminato con l’arrivo del piccolo di casa.

Nonostante infatti il piccolo Vincy non avesse ancora compiuto due anni, il suo sonno era diventato indipendente e maturo a tal punto da non avere più problemi con i suoi risvegli. E il mio pensiero è stato subito quello che finalmente (forse) sarei riuscita a godermi un pò di quel letto che da quando ci siamo trasferiti in questa casa non ho mai sentito mio perché sempre troppo affollato.
Ma allo stesso tempo ho deciso che mai avrei fatto con l’ultimo dei miei figli gli stessi errori che ho invece fatto con il secondo.
Il pensiero di ritrovarmi in cinque nel letto mi terrorizzava soprattutto perché il quinto sarebbe stato uno scricchiolino di circa 50 cm.

Lui avrebbe avuto la sua culla ma io non mi sarei mai e sottolineo mai alzata per fare un metro al di fuori del caldo delle coperte.

Con quasi quattro anni di risvegli continui sapevo già che non avrei avuto ne la forza ne la voglia di sopportare ancora il gelo della notte per prendere in braccio il mio bimbo, allattarlo, addormentarlo e uscire di nuovo dalle coperte per riporlo nel suo angolino protetto.

Non munirmi di side-bed (culla che si attacca al letto) era una errore che già avevo ampiamente collaudato con il fratellino maggiore due anni prima e non avevo nessuna voglia di ripeterlo. Non importava quanto sarebbe costata.
Avrebbe salvato le sue abitudini e il mio sonno. Soprattutto il mio sonno.

Abbiamo così provato la Next2Me di Chicco che è stata la nostra ma soprattutto la mia salvezza.

Dopo la nascita di Enea gli equilibri della famiglia si sono incrinati ancora una volta. L’arrivo del piccolo di casa mi ha mostrato ai miei figli come una mamma che può e deve amare infinitamente anche un altro bimbo.
E nonostante la gioia dei fratelli maggiori per questo nuovo arrivo, molte cose sono inevitabilmente cambiate.

Se prima quello che veniva nel lettone era solo il fratello più grande, con il passare dei giorni anche il secondo dei miei figli ha iniziato a risvegliarsi e a volere la mamma ad ogni ora.
È così che la notte abbiamo iniziato a moltiplicarci.

Io e mio marito andavamo a letto da soli con il nostro piccolo nella sua culla accanto a me addormentandoci in due e risvegliandoci in quattro più il piccolo.
La Next2Me è stata una vera salvezza.

Oltre a regalarmi qualche centimetro di spazio in più in cui dormire evitando quindi la presenza del piccolo ospite in mezzo a noi, mi ha sempre permesso di avere il mio bambino accanto, toccandolo e ascoltando il suo respiro sempre vicino al mio viso e ogni qual volta ne avessi voglia.

Quante volte sono sta nel buio della stanza fissando il respiro mentre con la sua piccola manina stringeva la mia.

Averlo al mio fianco mi permette di allattarlo anche quando il sonno è ancora in quella fase così acuta da non riuscire nemmeno ad aprire le palpebre. E anche se spesso mi addormento vivendo questo gesto pieno d’amore non appena mi rendo conto che il mio bimbo è ancora nel letto devo solo allungare le braccia per riporlo senza dover fare bruschi movimenti che potrebbero rischiare di svegliarlo o fargli perdere il sonno.
Cosa che onestamente mi capitava con i lettini lontani dal calore della mamma.

 

Per noi è stata la soluzione migliore.

Favorisce l’allattamento, il legame mamma figlio e permette di tenere il bambino al sicuro e al nostro fianco potendo essere sempre tempestive ad ogni necessità.

Una culla, la Next2Me, che è amica del sonno delle mamme e del piccolo ospite tanto quanto lo è di eventuali fratelli maggiori. Gli stessi che possono continuare ad infilarsi sotto le coperte di mamma e papà senza il rischio di far male al piccolino.
E anche se sarebbe meglio non lo facessero, sono fiduciosa del fatto che io e mio marito ci riapproprieremo del nostro letto. Prima o poi.

Vi consiglio anche di scoprire la nuova versione Next2Me Dream (2017) sul sito Chicco  dove la sponda lato letto è abbattibile (invece che con le zip) e “i piedi” forniscono la funzione dondolo. 

 

 

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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1 comment

Fiat 500L Wagon la sette posti compatta per famiglie numerose 14 Giugno 2017 - 20:52

[…] cameretta diventa uno spazio comune così come lo diventano i giochi. Il lettone di mamma e papà si trasforma in un luogo di incontro notturno dove inevitabilmente quella che viene sfrattata è sempre la mamma perché al di sopra un materasso […]

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