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La mamma “casalinga”: il lavino salva schiena per il lavandino

by Giada Lopresti

Negli ultimi quattro anni sono diventata un accumulatrice seriale di ogni qual si voglia cosa che riguardi il tema bambini.
Ho tanti passeggini da poter portare a spasso un intera squadra di calcio se non fosse che le braccia a disposizione sono solo due.
Ho tanti vestiti da poter aprire un negozio dell’usato senza contare l’abbigliamento conservato ancora nuovo ed etichettato.
Ho tanti seggiolini auto da essere diventata una maniaca della sicurezza in auto e tanti seggioloni pappa da poter far pranzare in casa mia tutti i bimbi della classe di mio figlio.

Ho tante e spesso troppe cose in quantità così elevate che mi capita persino di dimenticarmi di aver riposto in qualche angolo di casa qualche accessorio che invece potrebbe essere non solo utile per i miei bimbi ma indispensabile anche per me e mio marito.

Soprattutto se questi oggetti sono piccoli e facilmente mimetizzabili in mezzo alla marmaglia di cose che giorno dopo giorno abbiamo ammassato all’interno degli armadi.

Proprio qualche giorno in fa infatti durante un copioso e impulsivo attacco di decluttering che mi ha visto svuotare gran parte della cameretta dai “vecchi” vestiti dei bambini, ho riscoperto un accessorio che non ricordavo più di avere.
Me lo regalarono un anno fa circa proprio per poterlo utilizzare con il piccolo che ancora ai tempi doveva nascere ma, con il passare del tempo, ho semplicemente dimenticato di averlo.

Un accessorio non solo decisamente economico ma anche utile soprattutto per chi come me sforna dei bambini di dimensioni relativamente normale che mutano in piccoli giganti in brevissimo tempo.

Un lavino che mi permette di trasformare il lavandino in un bidet.

E questo non perché il nostro bagno ne sia sprovvisto.

Come ogni bagno che si rispetti abbiamo un bellissimo e candido bidet che dal successivo arrivo dei bambini è diventato più  che altro un arredo multi uso: lavello per lavarsi mani e denti, bacinella dei panni sporchi, piscina privata per i supereroi e non per ultima la sua funzione nativa che è ovviamente quella di lavarsi semplicemente piedi e parti intime.

Ma se c’è una cosa al quale l’inventore del bidet (e nemmeno quello del lavandino) non ha mai pensato è focalizzarsi sulla schiena delle mamme.
È anche vero che la funzione di un lavandino è quella di aiutare nel lavaggio e nel risciacquo delle parti superiori del corpo, ma non per questo non deve essere sfruttato anche per altre funzioni che comprendono praticità e comodità.
Le mamme infatti si ritrovano tutto il giorno nel sollevare di continuo pesi di vario genere e ne esiste soprattutto uno che è costantemente presente all’interno delle ventiquattro ore da mamma: il figlio.

Non so infatti se è un problema comune ma sfido qualsiasi mamma a lavare il proprio bimbo nel lavandino dopo un cambio pannolino (semplicemente perché più alto) e a non lamentarsi della scomodità di peso, posizione e zampette che sgambettano di qua e di la rendendo ancora più impossibile tutto il procedimento.
Unito alla costante di ritrovare gli schizzi dell’acqua del rubinetto un pò ovunque.

Se parliamo di bambini appena nati è un operazione relativamente semplice a meno che il bimbo non sia nato di almeno già quattro chili. In quel caso sfido nel riuscire a tenerlo in equilibrio su un braccio per minuti che sembrano interminabili per dieci/quindici volte al giorno solo per poter lavare alla perfezione ogni piega tra cosce e parti intime proprio come se fosse uno sharpei.

Tra l’altro mi lamento io che sono mamma di maschietti.

Una fortuna immensa se si parla di igiene quotidiana. Con i pisellini basta togliere il pannolino, mettere le parti intime sotto l’acqua corrente e lavare. Niente di più rapido e indolore.
Le mamme di femminucce invece devono svolgere una specie di minuziosa e chirurgica operazione dettagliata per la pulizia intima: da davanti verso dietro e diverse pieghe nel quale controllare facendo sempre attenzione a far si di non sporcare nulla con le feci. Una rottura di balls mica da ridere.

Mi è capitato solo una volta di dover cambiare il pannolino ad una bambina. Trascorsi dieci minuti nel quale dovevo cercare di capire cosa e come fare ho semplicemente chiamato sua madre.

Nonostante la facilità del cambio pannolino per un maschietto quindi il problema peso rimane e anche se ho ancora trentadue anni e sono nel fior fiore della vita, se la mia schiena potesse parlare non direbbe lo stesso.

Non appena i miei figli superano i cinque chili di peso inizio ad immaginare a come sarà bello quando staranno seduti nel bidet per poterli lavare comodamente senza tenerli in braccio. Peccato che tra i due eventi generalmente trascorrano almeno un paio d’anni. Due anni di sollevamento peso estenuante, dove la frequenza del cambio pannolino sicuramente diminuisce ma non in proporzione al peso da sollevare.

Ritrovare il BabyCoccola nell’armadio dei bambini è stata una vera salvezza.

Dopo aver già superato la soglia dei nove chili e dei 73 cm di altezza (ha sei mesi ma ne dimostra tredici solo per le dimensioni) ieri ho riscoperto la bellezza di potermi godere il lavaggio di un culetto senza ritrovarmi a fine giornata con la schiena più rotta del solito.

BabyCoccola è un semplice adattatore munito di ventose compatibile con qualsiasi lavandino in commercio. Basta semplicemente appoggiarlo all’interno del lavandino stesso e fissarlo.
Grazie al peso del bambino rimane ulteriormente più stabile e si può lavare il piccolo in tutta comodità senza bagnarlo, sporcarlo di eventuali ricordini trasferiti dal pannolino e lavare tutto il bagno con schizzi vari e nell’igiene più assoluta.

È uno schienalino con un finale forato che permette di lavare alla perfezione le parti intime del bambino fin quasi a metà schiena. Il bambino rimane in una posizione comoda ma soprattutto una posizione comoda la riesce ad avere anche la mamma che invece di chinarsi trovando il giusto equilibrio in mille posizioni contorte deve semplicemente muovere la mano al di sotto e al di sopra del BabyCoccola per detergere il proprio bimbo.

Non serviva un estenuante tempo di utilizzo per parlarne.

Già dal primo utilizzo è innegabile la sua comodità e la sua praticità.
Dopo averlo utilizzato lo si può appendere ovunque per far ritornare il lavandino al suo utilizzo originale e riprendere al momento del bisogno che sia dopo dieci minuti (capita mai??) o dopo un giorno.

È indicato per bambini di età fino ai sei mesi ma personalmente lo sfrutterò fino a che mio figlio me ne darà la possibilità perché in tutta onestà il solo pensiero di dover riprendere a sollevarlo mi fa tornare il mal di schiena.

È un peccato non essersi ricordata prima di questa geniale invenzione ma visto che sono fermamente convinta che nella vita “è meglio tardi che mai” continuo a regalare qualche anno di vita in più alle mie vertebre che sono certa, prima o poi ringrazieranno.

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