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La posta di Natale

by Giada Lopresti

Questi sono giorni un po’ particolari. Giorni in cui pensi ai traguardi raggiunti e quanto basti poco per ritrovarti obbligata a dover fare di nuovo qualche passo indietro.
L’inserimento al nido è stato altalenante e anche abbastanza (forse troppo) lungo.

Tra pianti e sorrisi ci siamo organizzati nel voler tentare e, soprattutto, nel volerci riuscire. Ma, esattamente come agli inizi di questa avventura, anche quando tutto sembrava in qualche modo finalmente finito ecco che i malanni di stagione (o di contagio) vengono a fare capolinea per rovinare tutti i sacrifici fatti.

E tenere impegnato un bambino di due anni che ha voglia di cambiare di continuo passatempo, non è proprio una passeggiata. Anche se è abbattuto, anche se sembra li li per svenire dal sonno perché cotto da febbre alta o da un forte raffreddore.

Un’impresa epica  che ha esaurito tutte le alternative immaginabili e possibili oltre che a tutte le mie energie.
Le ha esaurite fino a che, aprendo un cassetto, non ho casualmente ritrovato un’idea (che oserei chiamare geniale nel mio specifico caso) che mi ha consentito di sopravvivere qualche ora facendo qualcosa di diverso insieme a mio figlio.
Un’idea che mi ha consentito di sopravvivere perché mi ha permesso di coinvolgerlo chiacchierando con lui (per quanto si possa chiacchierare con un bambino di soli due anni che pronuncia solo tre parole alternate da vocali senza senso), creando anche qualcosa insieme e organizzando una sorpresa per i fratelli maggiori.

Nel cassetto dei giochi abbiamo infatti riscoperto la nostra MyBobox.

Una scatolina che tempo fa arrivò proprio per lui ma che, per un motivo o per l’altro, abbiamo sempre rimandato nell’aprirla per scoprire cosa fosse custodito al suo interno.
E aprendola abbiamo scoperto prodotti di uso comune come penne, forbici, tappi di sughero, fogli da ritagliare. Ma per fare cosa? Per costruire cosa?

Per scoprirlo in realtà sarebbe solo bastato sfogliare il libricino allegato. Un libricino in cui, per filo e per segno, veniva spiegato cosa fare per dare vita al contenuto della scatola.
Una “costruzione” che sarebbe diventata una cassettina della posta una volta assemblata. Per la precisione una cassetta per la posta del cuore che, essendo rossa, noi avremmo trasformato nella cassetta della posta di Babbo Natale.

Si perché se MyBobox ci ha fornito un’ottima idea, nessuno ci avrebbe vietato di dare sfogo alla nostra fantasia creando qualcosa di diverso usufruendo dello scopo originario.

Il periodo poi è anche quello giusto.

È da fine novembre, ma anche da molto prima, che si inizia a parlare del Natale e di quello che si vorrebbe e si potrà trovare sotto l’albero. Un elemento fondamentale ancora assente in casa nostra ma che non ci impedisce comunque di poter sognare in grande. Forse troppo.

Ed è così che con pazienza abbiamo assemblato (più che altro io ovviamente) la nostra personalissima cassetta delle lettere.

È incredibile infatti come nonostante avere la posta a pochi centinaia di metri da casa ci impedisca di riuscire a raggiungere quella cassetta bordeaux che nelle prossime settimane ospiterà le lettere di tanti bambini sognatori.
Ma avendo già la letterina pronta per essere compilata, l’idea di creare anche un posto dove conservarla prima che mamma inizi a depennare i regali già comprati valutando le richieste rimanenti da acquistare non era affatto male.

Questo nonostante Enea abbia soli due anni e non abbia di certo la stessa manualità di un bimbo più grande.
Questo nonostante MyBobox sia stata una semplice sorpresa che ci ha regalato del tempo lontano da schermi luminosi, film, giochi elettronici e potendo così sfruttare il tempo insieme come del vero tempo di qualità.

E mentre io ritagliavo, lui mi aiutava a spalmare la colla sui bordi. Mentre io piegavo lui cercava di scrivere qualche – per lui – parola per far capire ai suoi fratelli che era riuscito a contribuire nella trasformazione di quei fogli di carta inizialmente senza senso.

E mi osservava attento, spesso senza muovere un muscolo. Affascinato dalle mie mani che si muovevano con precisione per cercare di far si che fosse tutto perfetto. Così da renderlo orgoglioso di come potesse essere stato importante il suo contributo silenzioso.

Abbiamo atteso il ritorno a casa dei suoi fratelli porgendo loro una letterina vuota.

Gli abbiamo chiesto di scrivere la loro lettera e di imbucarla in quella cassetta frutto del lavoro di entrambi. Ed è incredibile come io abbia avuto la forte sensazione che loro fossero estremamente orgogliosi del gesto che il fratellino aveva compiuto per loro.

Il tutto grazie a del tempo tempo trascorso insieme passandoci l’un l’altro pochi oggetti.
Grazie ad una semplice scatola che contiene lavoretti che stimolano proprio la manualità e la collaborazione tra figli e genitori grazie anche alla supervisione di una super tata come Francesca Valla.
Grazie a MyBoBox: una scatola coloratissima che ogni mese arriva direttamente a casa, o in ufficio, o presso qualunque altra destinazione scelta, con il nome del piccolo destinatario che la riceve e dove all’interno vengono proposti due lavoretti che i bambini dai 3 agli 8 anni possono creare da soli o con i loro compagni di giochi, assieme a genitori, zii, nonni o tate.

Ed è lo stesso nome che rende tutto più curioso nel dover scoprire cosa è possibile trovare al suo interno. Perché “boh” è proprio la parola che ogni bambino pronuncia successivamente ad una domanda della quale non conosce risposta.
Una scatola che garantisce un flusso costante di idee con cui grandi e piccoli non vedono l’ora di mettersi a creare, costruire e anche pasticciare. Riscoprendo il piacere di stare insieme in modo semplice, interessante e ogni volta imprevedibile.

E per noi è stato proprio così.

Io ho costruito, Enea ha pasticciato e i fratelli ne hanno usufruito. Per una collaborazione costante che vorrei possa esserci sempre per rendere migliore quel tempo che è spesso troppo poco da poter dedicare ai miei bambini.
Per poterli vivere di più ritornando anche a provare quei gesti che, quando ero io bambina, entusiasmavano davvero senza grandi pretese. Gesti che una volta venivano dati per scontati ma che oggi tanto ovvi non sono.

Siamo poi ritornati a vivere il nostro quotidiano tra un film e le coccole fatte sotto le coperte.
Ma lo sguardo di mio figlio nel poter scoprire ogni giorno cose nuove, le stesse cose che si materializzando in un modo mutando poi in tutt’altro, non avrà mai lo stesso prezzo di ciò che viviamo ogni istante.
E sarà per questo che, alcuni momenti, mi piace definirli speciali nonostante siano più semplici di altri.

<Post in collaborazione con MyBoBox>

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